Avevo pubblicato questo post anche se non ne ero convinto. L’ho cancellato e riscritto.
Come già accennato, in un modo del tutto casuale, ho conosciuto una ragazza. Prima con messaggi e poi con videochiamate, la reciproca curiosità è diventata interesse, poi amicizia, poi… A metà dicembre io e lei abbiamo deciso di incontrarci, ma non abitando nella stessa città, per motivi logistici ed organizzativi, sono partito io per andarla a trovare. Capirete che dopo più di sei anni di clausura, dal lockdown in poi, non è stato facile ed a questo si è aggiunto un certo ostruzionismo familiare.
Presi i biglietti per il volo e richiesta l’assistenza disabili, ho riempito alla rinfusa uno zaino comprato per l’occasione ed una piccola valigia. L’aiuto di un amico è stato determinante.
Le interferenze negative tipo: paure, apprensione, incredulità ecc di chi mi stava intorno, mi hanno fatto passare una settimana di nottate insonni a tremare dalla paura. La mia determinazione, comunque, mi ha fatto arrivare al giorno della partenza. Preparato ad ogni evenienza, non avrei mai saltato questo appuntamento, un viaggio che non è una fuga, ma un viaggio verso il futuro. Il mio futuro. Il nostro futuro.
In aeroporto, al check-in mi hanno cambiato il posto che avevo scelto pagando un sovrapprezzo. Nella mia ignoranza, pensavo che il primo sedile lato corridoio, con più spazio per le gambe e per far passare gli altri passeggeri, mi avrebbe consentito di prendere posto più agevolmente. I due assistenti, invece, mi hanno dovuto lanciare fino al finestrino, in quarta fila. Risultato? Sorvolando il primo bracciolo che non si alzava perché rotto, mi sono scesi i pantaloni!
Giustamente, sono salito per primo davanti e sceso per ultimo, da dietro. Il volo di un’ora ha accumulato due ore di ritardo. Come se fossi stato digerito dell’aereo, arrivo finalmente a destinazione. In un aeroporto ormai deserto, la vedo attraverso l’ultima vetrata e la riconosco subito!
Lei, bellissima, mi sorride mentre ci avviciniamo l’un l’altra. Gli sguardi degli ultimi metri e quel primo abbraccio, quel primo bacio, ci hanno confermato tutto quello che, fino a quel momento, erano state solo sensazioni ed aspettative. Mi ero già innamorato di lei e, a quel punto, ne ho avuto la certezza!
Salire in macchina non è stato facile, complice anche la mancanza di un amico che, evidentemente solo a parole, aveva dato la sua disponibilità per accompagnarci. Ci siamo comunque riusciti e, stravolti, siamo arrivati a casa dopo aver sbagliato strada ed allungato il nostro viaggio di un’ altra ora. Forse stavamo entrambi pensando ad altro! Che dite!?!
Arrivati finalmente a casa, la presenza di una rampa mobile, comprata per l’occasione, mi ha permesso di varcarne la soglia. Un rialzo per il gabinetto ed altri accessori presi preventivamente, hanno reso facile la permanenza in quella che è diventata casa nostra.
In queste due settimane, la mia fidanzata mi ha viziato (e continua a farlo) con piatti tipici, fatti con ingredienti genuini, primo tra tutti l’Amore.
Le interferenze familiari non sono mancate. La videochiamata per gli auguri di Natale è stata boicottata con girate di spalle, smorfie e cadute di linea. Essendo ormai una coppia, volevamo presentarci come tale ma, di fatto, ci è stato indirettamente negato.
Se è vero che il disabile rischia di focalizzarsi sulle proprie necessità, è anche vero che i familiari possono volerlo in una “gabbia dorata” per controllarlo e contestualmente lavarsi la coscienza.
I primi di gennaio, si interrompe temporaneamente la nostra vita insieme. A causa di impegni presi in precedenza, sono dovuto tornare “nella mia stanza”. Il viaggio di ritorno è stato la falsa riga dell’andata. Anche in questo caso, non ho potuto comprare dei Lego al duty free in aeroporto! Quello che è stato definito una “parentesi” ed invece è stato l’inizio del nostro futuro insieme, mi ha fatto capire tanti aspetti di mestesso e soprattutto degli altri.
Il ritorno in quella che non ho mai potuto sentire “casa”, è stato traumatico. Lei ed io ci siamo trovati dopo mezzo secolo di ricerca e non è stato facile separarci, anche se solo per una settimana (il tempo del nostro distacco). Quando capisci di aver trovato la persona giusta, vuoi passare il resto della tua vita con lei e vuoi che quel “resto”, inizi subito.
Sono riuscito a fare la valigia, stavolta quella grande; l’ostruzionismo in casa è continuato tramite l’assenza ma, nonostante tutto, ancora una volta la mia volontà mi ha permesso di ripartire. Se da bambino mi sentivo dire: “làvate, fosse che vie’ quarcuno”, stavolta non è stato reputato necessario aiutarmi in tal senso.
Con progetti, consapevolezza e tanta voglia di riabbracciare la mia fidanzata, ho passato i giorni lanciando in valigia le cose fondamentali che possono servirmi. L’ho riempita seguendo il detto orientale secondo il quale, le cose importanti devono riempirne una sola.
La storia non finisce qui, anzi è appena cominciata, ma continuo nel prossimo post! 😉
P.s.: Ah! Mi ha tagliato i capelli per la prima volta (breve salto nel presente)!
Un mondo di bene, fortuna e salute ( compatibilmente con la nostra patologia, naturalmente) è ciò che ti (anzi vi) auguro.
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Grazie! Ricambiamo! 🤗😘
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