Lo schiaccianoci

Ci prepariamo per un’altra partenza! In un periodo pieno di impegni, ovviamente non siamo riusciti a preparare tutto. Le gomme della carrozzina sono un po’ sgonfie, non c’è stato tempo per montare il poggiatesta nuovo, le ruote anteriori sono ormai vecchie e non girano bene, ecc.

Memore di come io sia stato lanciato tra i sedili dell’aereo le volte precedenti, la mia compagna mi ha comprato un body con gli automatici sotto, per evitare di essere nuovamente quasi denudato! Indossati body e pantaloni, a metà tra un ballerino ed un ginnasta (scherzo, sembra una normalissima maglietta), arriva il problema scarpe. I piedi sono talmente gonfi (non capitava da tempo) che le scarpe nuove, sempre individuate dalla mia compagna appositamente per le mie necessità, risultano strette nonostante siano della misura giusta. Un taglio ai lacci, una riannodata di fortuna e si parte.

La macchina, che quattro giorni prima funzionava perfettamente, l’abbiamo trovata con la batteria scarica ed il portellone posteriore, da dove entro io, che non si apre nuovamente. La macchina è ripartita usando i cavi per la batteria ed abbiamo fatto il viaggio lentamente, col portellone socchiuso. Ovviamente vomito a pochi metri dal parcheggio (nelle apposite bustine lasciate in macchina preventivamente).

Arrivati all’aeroporto ovviamente in ritardo, aspettiamo l’addetto all’assistenza che si presenta con tutta calma. Lasciata l’auto aperta per via del portellone, corriamo verso il gate fermandoci ogni 10 metri perché gli spasmi mi fanno scivolare i piedi per terra. Vista la fretta, ci hanno anche fatto passare avanti in tutte le file. E’ un mio diritto, ma mi è dispiaciuto dover passare avanti anche ad un paio di persone in carrozzina come me. Da notare che l’unica volta che il volo non porta ritardo, lo siamo noi! Arrivati col furgone elevatore davanti al portellone dell’aereo, nessuno ci apre. Dopo interminabili attimi di panico, anche del nostro gentilissimo aiutante, ci fanno finalmente entrare.

Arrivare al posto in aereo, stavolta, è stato abbastanza facile. Nonostante il seggiolino per il trasporto sempre più piccolo e la totale mancanza di cinture di sicurezza (standard italiano, sembrerebbe), gli addetti ci sono sembrati più competenti del solito ed il body nuovo ha superato il test. Peccato che se tirando la maglietta questa si sfila, se si tira il body… Da qui il titolo di questo post! Per la stanchezza accumulata, siamo crollati ed il volo è durato pochissimo.

Arrivati a destinazione, è ora di risedermi sulla mia carrozzina, peccato che il poggiapiedi si sia staccato durante il volo. Un addetto è dovuto ritornare nella stiva per recuperarlo. Rimontato alla meno peggio, andiamo verso il ritiro bagagli, dopo la solita attesa al controllo passaporti. Ma che problema c’è, tanto armai siamo arrivati…

E invece no! Arrivati al desk per il taxi, prenotato il giorno prima, scopriamo che se ne era appena andato causa l’attesa. Individuato un altro taxi, finalmente ci sistemiamo. Ovviamente solo dopo aver spiegato al tassista come funzionano verricello e cinture di sicurezza della sua macchina, per potermi far fare il tragitto in sicurezza! Anche qui, un inaspettato pisolino ci ha accorciato di molto il viaggio. Raggiunto l’appartamento, una spesa a domicilio ci concede una cena anticipata ed il meritato relax.

Devastati e stanchissimi, io anche con la fronte leggermente calda, decidiamo di andare a letto. E’ la seconda volta che prendiamo questo appartamento e la prima era andato tutto bene. La prima! Stavolta devono aver spostato un po’ il letto e non sono riuscito a salirci né da un lato né dall’altro non potendomi infilare con la carrozzina. Il letto matrimoniale, a cassettone monoblocco col materasso alto e pesante il doppio, con la moquette sul pavimento è inamovibile.

Rimane il divano come unica alternativa, peccato sia troppo basso. Riuscirei a sdraiarmici (comunque faticando), ma non a tornare sulla carrozzina. Optiamo per una situazione ibrida: rimanere sulla carrozzina ma con i piedi sul divano, attorniato dai cuscini per sicurezza. Complice un sonno atroce, la nottata passa abbastanza bene, nonostante tutto. Verso le 6:30 però, una notifica di allarme proveniente dal telefono mi sveglia: il GPS dell’auto ha rilevato un movimento. Controllando l’app, vedo che la macchina non si è mossa. Cosa sarà successo?

Dopo tre notti dormite sulla carrozzina ed il letto finalmente spostato, ho potuto dormire normalmente. Sono crollato, nonostante il letto abbia lo strato (topper) in memory foam, che odio profondamente. Sdraiato di fianco, sprofondato per metà del corpo (con una chiappa fagocitata dal materasso, per intenderci) ed impossibilitato a muovermi, la mattina dopo, colpo della strega! Per fortuna, in serata, il dolore è quasi sparito.

Il giorno della partenza per il ritorno è arrivato. Chiuse in fretta e furia le valigie, usciamo dall’appartamento dove fuori ci aspetta già il taxi. L’autista, particolarmente scortese, parla in modo incomprensibile. Nonostante le divergenze linguistiche, riusciamo comunque ad arrivare in aeroporto. Chiamata l’assistenza per i disabili arriva l’addetto, gentilissimo ma più incomprensibile del tassista! Al desk dell’assistenza, ci rendiamo conto che, stavolta, gli aiutanti sembrano più disabili dei disabili che richiedono aiuto! Scherzi a parte, è bello vedere un così alto grado di integrazione.

Essendo arrivati con largo anticipo, abbiamo dovuto aspettare quasi tre ore per fare il check in. L’anticipo è diventato ritardo quando ci siamo accorti che due valigie da 20 chili, perfettamente registrate sui biglietti, venivano viste dal sistema come una sola, da 40 chili. Risolto il problema ma ormai stretti con i tempi, non ho potuto comprare la consueta scatola di Lego al duty free. Sarà per la prossima volta.

Guadagnare il posto in aereo, stavolta è stato più complicato. I due assistenti erano insofferenti e poco inclini alla comprensione. Anche per spostarmi dal carrellino al sedile (non più di cinque centimetri di distanza) hanno avuto molte incertezze. Dopo aver lanciato me, il più “simpaticone” dei due assistenti ha pensato bene di lanciare il mio zaino nella cappelliera. Ho dovuto chiamare lo Stuart per farmelo prendere per controllare telefono, conputer e tablet. Arrivati a destinazione l’assistenza è stata buona, nonostante uno dei due addetti non abbia voluto aiutarci fino all’auto, andandosene anticipatamente. La carrozzina invece è arrivata praticamente a rate, col poggiapiedi staccato e lo schienale mezzo smontato.

La macchina, che era stata parcheggiata bene entro le strisce del parcheggio, la troviamo in diagonale, chiusa (l’avevamo lasciata aperta) e con la batteria scarica. Per fortuna non hanno rubato nulla. Chiamato il servizio assistenza veicoli, riusciamo ad aprire il portellone ed avviare il motore. E’ stata una bella sorpresa non pagare il parcheggio perché gratuito per i disabili. Deve essere una novità, perché la volta precedente abbiamo pagato.

Guadagnata la via di casa, il viaggio finisce rientrando stravolti in casa. Via a dormire finalmente, ma solo dopo essere rimasto letteralmente appeso al verticalizzatore perché uno spasmo mi ha fatto scivolare in dietro i piedi, complici i calzini senza gommini antiscivolo che uso quando metto le scarpe. L’indomani, mi sono accorto che mi hanno bloccato il bancomat e dovrò chiedere spiegazioni chiamando il numero verde, giusto per non farmi mancare nulla.

La macchina l’abbiamo dovuta lasciare di nuoto aperta e mi sono accorto che una lucetta rimane accesa, probabilmente è quella che ha fatto scaricare la batteria, stavolta. Farò mettere un interruttore dal meccanico, quando controllerà il portellone. Di nuovo.

Nonostante tutto siamo vivi, stiamo bene (alla faccia di chi ci vuole male) e ridiamo di tutto l’accaduto! Abbiamo anche pensato ad un paio di soluzioni per risolvere altrettante criticità. E voi che viaggio avete fatto?!?

Il diavolo ne sa una in meno

In questo periodo stiamo spostando, sistemando, riorganizzando e buttando tante cose. E’ un momento di grande trasformazione e di rinascita, che materialmente si traduce in una specie di trasloco in casa. Tante cose inscatolate, spostate e poi risistemate magari in mobiletti comprati ad hoc, ci stanno occupando anima e corpo. Il cestino della spazzatura rimane comunque la destnazione più scelta!

E’ inutile dire che qualcosa è rimasta chiusa chi sa dove ed ancora dobbiamo ritrovarla. Ne è un esempio il mio rasoio, infatti a breve andrò al provino per interpretare Babbo Natale nel prossimo film della Disney!

Nonostante la mia poca forza e coordinazione, sono comunque riuscito ad essere utile, anche se con i miei tempi. Montare una scatoletta di cartone per i CD non è stato facile, ma dopo quindici minuti di tentativi, gli automatici si sono finalmente incastrati. Per montare i nuovi mobiletti, ho trovato un contenitore magnetico da officina che mi ha permesso di non rovesciare per terra tutte le viti mentre una pinza telescopica mi aiuta a prendere cose distanti, messe troppo in alto o troppo in basso, ecc.

Per gli spostamenti degli scatoloni mi sono spesso “proposto” come carrellino multipiano. Tra cosce, braccia e testa, ho trasferito di tutto spinto dalla mia compagna. La testa piena di foulard, sciarpe e cappelli poi, mi ha dato un inedito tocco alla Lawrence d’Arabia!

Si dice “ne sai una più del diavolo”, ma forse è il diavolo che ne sa una meno di me?!? Sono punti di vista, resta il fatto che necessità più cocciutaggine mi consentono di fare qualcosa in autonomia. Molto poco rispetto a quello che vorrei ma per ora mi accontento anche se con un po’ di frustrazione, a volte. La costante ricerca di strumenti che possono aiutarmi, è molto importante per non perdersi d’animo. Stiamo costruendo i nostri spazi, dove condivisione e rispetto dell’individualità la fanno da padrone.

E voi, quante ne sapete?!?

P.S. La foto è stata modificata dall’inteligenza artificiale, che evidentemente mi ha immaginato come Babbo Natale talebano!

Azione a reazione

Nella mia ingenuità, ancora non capisco come le persone più vicine a noi, siano quello che ci fanno più male. Si inizia col trasferire sugli altri frustrazioni e colpe, fino ad accanirsi solo perché non si ha il coraggio di fare una bella introspezione.

La mia odissea è iniziata prima ancora di nascere quando, come da sua ammissione, mia madre “bussava” sul pancione dicendo “non ti voglio, non ti voglio, non ti voglio”. Quella stessa persona (che di fatto mi ha maledetto), invece di essere contenta perché il figlio disabile ha finalmente trovato l’Amore, il suo angolo di paradiso ed una vita normale, lo rivorrebbe chiuso in casa, ma col portafogli aperto e disponibile; dovrebbe solo fare a botte con gli altri contendenti!

Non è l’unica che negli anni ha travisato le mie parole, dimenticandosi di chiedere chi io sia o per meglio dire, chi sono stato costretto a diventare (facendo un enorme errore di valutazione al ribasso). Molti dei nostri comportamenti non sono causati da episodi della vita ma da come noi li affrontiamo. La classica frase “ormai sono fatto così”, per esempio, per me vuol dire “sono stronzo, lo so e non mi interessa nulla di cambiare”. Purtroppo, sono abituato ad osservare ed ascoltare e questo mi fa fare inevitabilmente un’analisi di coscienza costante.

Questo mio comportamento, l’ho “ereditato”? E’ una “colpa” gentilmente donata dagli avi attraverso i secoli, di generazione in generazione? Non è colpa mia, ma lo diventa se non ho il coraggio di estirparla dalla mia vita. A tal proposito, ho notato che molte persone non ci riescono e finiscono per lamentarsi per un altrui comportamento, agendo di fatto nella medesima maniera!

Non riuscendo a guardarsi dentro per affrontare i loro problemi, la domanda sorge spontanea: perché non rivolgersi ad un cartomante (cartomante per autodefinizione)? Magari uno di quelli che legge le carte ordinandole in modo da infinocchiare la consultante di turno (l’ho visto fare più volte in passato). Il passo successivo è andare dal “mago” da strapazzo di turno, per commissionare inutili “macumbe” (povere galline e chi capisce, capisce).

Spesso, le cose succederanno seguendo il proprio corso naturale (ho visto anche questo), è inutile buttare soldi. Un’introspezione sarebbe più economica e produttiva. Se, infine, il destinatario di queste “attenzioni” ne ha passate tante ed ha ormai un carapace degno di una tartaruga centenaria, l’allontanamento selettivo diventa d’obbligo, guidato da buon senso, amor proprio e protezione per terzi.

Sarà il segno zodiacale, sarà l’ascendente, ma sono allergico a questi comportamenti e la malattia, poi, ha ridotto tutto all’essenziale. Questo si è trasformato in una spietatezza che, tra le altre cose, mi fa allontanare sempre più da chi cerca di avvicinarsi (o trattenermi) con secondi fini o chi non vuole progredire nella propria vita. Come una rosa, ho imparato, quasi inconsapevolmente, a proteggermi con le spine. Chi agisce incautamente, può farsi molto male.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questa semplice legge della fisica, va benissimo anche per la crescita personale. E’ una semplice relazione tra causa ed effetto sempre attiva. Ad ogni scelta corrisponde un risultato ma attenzione, il non scegliere è di per sé una scelta con le sue conseguenze. Ho notato infine, che le persone furbe (o che si reputano tali), non sono lungimiranti.

Sono sempre stato presente a me stesso, nel bene e nel male e cosciente delle mie scelte (e loro conseguenze). Purtroppo, in molti non fanno lo stesso. Ultimamente ho sentito troppe volte risposte come “non so” oppure “non ricordo”, ho notato che questo è uno stile di vita per alcuni. Non ci sto! In fine, questo allontanamento mi ha permesso di uscire dal torpore nel quale mi avevano “ibernato”. Ho le mie colpe e ci sto lavorando, ma gli altri? Azione e reazione. A questo punto vi chiedo: qual è la vostra “reazione”?

Basterebbero due patatine

Ieri, tornata dal supermercato, la mia compagna mi ha raccontato a cosa ha assistito mentre era in fila, davanti al bancone della gastronomia.

Un papà, anch’egli in fila, teneva in braccio il figlio piccolo. Il bambino, stufo per l’attesa, stava piangendo copiosamente, dando non poco fastidio alle altre persone in fila, già stanche per l’attesa.

Ad un tratto, una cuoca è uscita dalla cucina con in mano un piccolo cartoccio con delle patatine fritte, è andata velocemente dal bambino zigzagando tra le persone in fila e glielo ha offerto. Il bambino ha smesso di piangere, ha fatto un bel sorriso ed ha cominciato a mangiarle.

In un periodo storico come questo (l’ennesimo) gesti semplici, autentici ed amorevoli come questi sono rari. Basterebbero un paio di patatine in più, per rendere il mondo un posto migliore…

Sfumature

La musica è il perno della nostra vita. Ci confrontiamo costantemente suggerendoci gruppi musicali o chiedendoci: “come si chiamava quella che faceva nananà”?!? La raccolta musicale continua a crescere ed a me va il compito di fare da deejay (non potendola aiutare materialmente). Mentre la mia compagna cucina, io sto al PC creando playlists e mettendo canzoni in linea con il “mood” del momento.

Passando da successi anni ’70 a post-punk e brit-pop, ho fatto notare alla mia compagna che molti artisti con cognomi “colorati”, non solo in campo musicale, sono del colore opposto.
Jack Black è bianco,
Franco Nero è bianco,
Barry White è nero,
Jackson Browne è bianco,
ecc.
L’unico a non seguire quella che sembra essere una regola, è James Brown, forse perché lui “waaah, I feel good”! Questa cosa dà da riflettere! Avete altri nomi da suggerirci?!? Nel frattempo, buon ascolto!

P.S. In foto, margherite viola del nostro giardino!

Il nostro Amore è differente

Sottotitolo: Parodia di un Amore.

C’è chi comincia con un appuntamento romantico o un’inaspettata notte di passione e c’è chi comincia con emissioni gassose fuori programma e perette per convogliare il “magma”! Ma il massimo della carrellata di fuori programma è stato quando, al momento del primo brindisi di Natale, mi è quasi scappata la pipì… La nostra casa ora è come una voliera piena di pappagalli e ce n’è sempre uno a portata di mano e di sfondo a qualche foto (la mia compagna legge e ride)!

Come ho scritto in precedenza, basta organizzarsi! Prima di partire la prima volta a dicembre abbiamo fatto una serie di ordini online di oggetti per rendere facile la mia permanenza, ad oggi la casa, che è ormai la nostra casa, è disseminata di pappagalli, tavole per il trasferimento, cannucce per bere, borracce, rialzi per wc, ecc!

Ovviamente esagero, ma neanche tanto! In ogni caso, grazie all’Amore innanzi tutto ed a questi ausili, sto tornando, se pur a volte faticosamente, alla vita.

Giorni fa, nonostante un po’ di paura siamo usciti, destinazione: pizzeria! Non ricordo quanti anni fa è stata l’ultima volta che ci sono andato, per non parlare da quanto tempo non sentivo il profumo del forno a legna! È stato, di fatto, il nostro “primo appuntamento”!Siamo stati benissimo e la pizza, che buona!

Presa la “doggy bag”, siamo risaliti in macchina e seguito il lungomare fino a Trapani. Le note di “Life on Mars?” di David Bowie con stereo “a palla” e finestrino aperto, hanno accompagnato la riscoperta di un mondo ormai alieno. Per ora queste uscite sono veloci, prima pochi chilometri senza scendere dall’auto, poi un giretto stando attento agli spasmi, poi una pizza, poi si vedrà! Ora incomincio a ricordare cosa vuol dire “vivere”.

Escludendo (per ora) il bungee jumping, vediamo cosa potremo fare in futuro! 😉