Lo schiaccianoci

Ci prepariamo per un’altra partenza! In un periodo pieno di impegni, ovviamente non siamo riusciti a preparare tutto. Le gomme della carrozzina sono un po’ sgonfie, non c’è stato tempo per montare il poggiatesta nuovo, le ruote anteriori sono ormai vecchie e non girano bene, ecc.

Memore di come io sia stato lanciato tra i sedili dell’aereo le volte precedenti, la mia compagna mi ha comprato un body con gli automatici sotto, per evitare di essere nuovamente quasi denudato! Indossati body e pantaloni, a metà tra un ballerino ed un ginnasta (scherzo, sembra una normalissima maglietta), arriva il problema scarpe. I piedi sono talmente gonfi (non capitava da tempo) che le scarpe nuove, sempre individuate dalla mia compagna appositamente per le mie necessità, risultano strette nonostante siano della misura giusta. Un taglio ai lacci, una riannodata di fortuna e si parte.

La macchina, che quattro giorni prima funzionava perfettamente, l’abbiamo trovata con la batteria scarica ed il portellone posteriore, da dove entro io, che non si apre nuovamente. La macchina è ripartita usando i cavi per la batteria ed abbiamo fatto il viaggio lentamente, col portellone socchiuso. Ovviamente vomito a pochi metri dal parcheggio (nelle apposite bustine lasciate in macchina preventivamente).

Arrivati all’aeroporto ovviamente in ritardo, aspettiamo l’addetto all’assistenza che si presenta con tutta calma. Lasciata l’auto aperta per via del portellone, corriamo verso il gate fermandoci ogni 10 metri perché gli spasmi mi fanno scivolare i piedi per terra. Vista la fretta, ci hanno anche fatto passare avanti in tutte le file. E’ un mio diritto, ma mi è dispiaciuto dover passare avanti anche ad un paio di persone in carrozzina come me. Da notare che l’unica volta che il volo non porta ritardo, lo siamo noi! Arrivati col furgone elevatore davanti al portellone dell’aereo, nessuno ci apre. Dopo interminabili attimi di panico, anche del nostro gentilissimo aiutante, ci fanno finalmente entrare.

Arrivare al posto in aereo, stavolta, è stato abbastanza facile. Nonostante il seggiolino per il trasporto sempre più piccolo e la totale mancanza di cinture di sicurezza (standard italiano, sembrerebbe), gli addetti ci sono sembrati più competenti del solito ed il body nuovo ha superato il test. Peccato che se tirando la maglietta questa si sfila, se si tira il body… Da qui il titolo di questo post! Per la stanchezza accumulata, siamo crollati ed il volo è durato pochissimo.

Arrivati a destinazione, è ora di risedermi sulla mia carrozzina, peccato che il poggiapiedi si sia staccato durante il volo. Un addetto è dovuto ritornare nella stiva per recuperarlo. Rimontato alla meno peggio, andiamo verso il ritiro bagagli, dopo la solita attesa al controllo passaporti. Ma che problema c’è, tanto armai siamo arrivati…

E invece no! Arrivati al desk per il taxi, prenotato il giorno prima, scopriamo che se ne era appena andato causa l’attesa. Individuato un altro taxi, finalmente ci sistemiamo. Ovviamente solo dopo aver spiegato al tassista come funzionano verricello e cinture di sicurezza della sua macchina, per potermi far fare il tragitto in sicurezza! Anche qui, un inaspettato pisolino ci ha accorciato di molto il viaggio. Raggiunto l’appartamento, una spesa a domicilio ci concede una cena anticipata ed il meritato relax.

Devastati e stanchissimi, io anche con la fronte leggermente calda, decidiamo di andare a letto. E’ la seconda volta che prendiamo questo appartamento e la prima era andato tutto bene. La prima! Stavolta devono aver spostato un po’ il letto e non sono riuscito a salirci né da un lato né dall’altro non potendomi infilare con la carrozzina. Il letto matrimoniale, a cassettone monoblocco col materasso alto e pesante il doppio, con la moquette sul pavimento è inamovibile.

Rimane il divano come unica alternativa, peccato sia troppo basso. Riuscirei a sdraiarmici (comunque faticando), ma non a tornare sulla carrozzina. Optiamo per una situazione ibrida: rimanere sulla carrozzina ma con i piedi sul divano, attorniato dai cuscini per sicurezza. Complice un sonno atroce, la nottata passa abbastanza bene, nonostante tutto. Verso le 6:30 però, una notifica di allarme proveniente dal telefono mi sveglia: il GPS dell’auto ha rilevato un movimento. Controllando l’app, vedo che la macchina non si è mossa. Cosa sarà successo?

Dopo tre notti dormite sulla carrozzina ed il letto finalmente spostato, ho potuto dormire normalmente. Sono crollato, nonostante il letto abbia lo strato (topper) in memory foam, che odio profondamente. Sdraiato di fianco, sprofondato per metà del corpo (con una chiappa fagocitata dal materasso, per intenderci) ed impossibilitato a muovermi, la mattina dopo, colpo della strega! Per fortuna, in serata, il dolore è quasi sparito.

Il giorno della partenza per il ritorno è arrivato. Chiuse in fretta e furia le valigie, usciamo dall’appartamento dove fuori ci aspetta già il taxi. L’autista, particolarmente scortese, parla in modo incomprensibile. Nonostante le divergenze linguistiche, riusciamo comunque ad arrivare in aeroporto. Chiamata l’assistenza per i disabili arriva l’addetto, gentilissimo ma più incomprensibile del tassista! Al desk dell’assistenza, ci rendiamo conto che, stavolta, gli aiutanti sembrano più disabili dei disabili che richiedono aiuto! Scherzi a parte, è bello vedere un così alto grado di integrazione.

Essendo arrivati con largo anticipo, abbiamo dovuto aspettare quasi tre ore per fare il check in. L’anticipo è diventato ritardo quando ci siamo accorti che due valigie da 20 chili, perfettamente registrate sui biglietti, venivano viste dal sistema come una sola, da 40 chili. Risolto il problema ma ormai stretti con i tempi, non ho potuto comprare la consueta scatola di Lego al duty free. Sarà per la prossima volta.

Guadagnare il posto in aereo, stavolta è stato più complicato. I due assistenti erano insofferenti e poco inclini alla comprensione. Anche per spostarmi dal carrellino al sedile (non più di cinque centimetri di distanza) hanno avuto molte incertezze. Dopo aver lanciato me, il più “simpaticone” dei due assistenti ha pensato bene di lanciare il mio zaino nella cappelliera. Ho dovuto chiamare lo Stuart per farmelo prendere per controllare telefono, conputer e tablet. Arrivati a destinazione l’assistenza è stata buona, nonostante uno dei due addetti non abbia voluto aiutarci fino all’auto, andandosene anticipatamente. La carrozzina invece è arrivata praticamente a rate, col poggiapiedi staccato e lo schienale mezzo smontato.

La macchina, che era stata parcheggiata bene entro le strisce del parcheggio, la troviamo in diagonale, chiusa (l’avevamo lasciata aperta) e con la batteria scarica. Per fortuna non hanno rubato nulla. Chiamato il servizio assistenza veicoli, riusciamo ad aprire il portellone ed avviare il motore. E’ stata una bella sorpresa non pagare il parcheggio perché gratuito per i disabili. Deve essere una novità, perché la volta precedente abbiamo pagato.

Guadagnata la via di casa, il viaggio finisce rientrando stravolti in casa. Via a dormire finalmente, ma solo dopo essere rimasto letteralmente appeso al verticalizzatore perché uno spasmo mi ha fatto scivolare in dietro i piedi, complici i calzini senza gommini antiscivolo che uso quando metto le scarpe. L’indomani, mi sono accorto che mi hanno bloccato il bancomat e dovrò chiedere spiegazioni chiamando il numero verde, giusto per non farmi mancare nulla.

La macchina l’abbiamo dovuta lasciare di nuoto aperta e mi sono accorto che una lucetta rimane accesa, probabilmente è quella che ha fatto scaricare la batteria, stavolta. Farò mettere un interruttore dal meccanico, quando controllerà il portellone. Di nuovo.

Nonostante tutto siamo vivi, stiamo bene (alla faccia di chi ci vuole male) e ridiamo di tutto l’accaduto! Abbiamo anche pensato ad un paio di soluzioni per risolvere altrettante criticità. E voi che viaggio avete fatto?!?

Il diavolo ne sa una in meno

In questo periodo stiamo spostando, sistemando, riorganizzando e buttando tante cose. E’ un momento di grande trasformazione e di rinascita, che materialmente si traduce in una specie di trasloco in casa. Tante cose inscatolate, spostate e poi risistemate magari in mobiletti comprati ad hoc, ci stanno occupando anima e corpo. Il cestino della spazzatura rimane comunque la destnazione più scelta!

E’ inutile dire che qualcosa è rimasta chiusa chi sa dove ed ancora dobbiamo ritrovarla. Ne è un esempio il mio rasoio, infatti a breve andrò al provino per interpretare Babbo Natale nel prossimo film della Disney!

Nonostante la mia poca forza e coordinazione, sono comunque riuscito ad essere utile, anche se con i miei tempi. Montare una scatoletta di cartone per i CD non è stato facile, ma dopo quindici minuti di tentativi, gli automatici si sono finalmente incastrati. Per montare i nuovi mobiletti, ho trovato un contenitore magnetico da officina che mi ha permesso di non rovesciare per terra tutte le viti mentre una pinza telescopica mi aiuta a prendere cose distanti, messe troppo in alto o troppo in basso, ecc.

Per gli spostamenti degli scatoloni mi sono spesso “proposto” come carrellino multipiano. Tra cosce, braccia e testa, ho trasferito di tutto spinto dalla mia compagna. La testa piena di foulard, sciarpe e cappelli poi, mi ha dato un inedito tocco alla Lawrence d’Arabia!

Si dice “ne sai una più del diavolo”, ma forse è il diavolo che ne sa una meno di me?!? Sono punti di vista, resta il fatto che necessità più cocciutaggine mi consentono di fare qualcosa in autonomia. Molto poco rispetto a quello che vorrei ma per ora mi accontento anche se con un po’ di frustrazione, a volte. La costante ricerca di strumenti che possono aiutarmi, è molto importante per non perdersi d’animo. Stiamo costruendo i nostri spazi, dove condivisione e rispetto dell’individualità la fanno da padrone.

E voi, quante ne sapete?!?

P.S. La foto è stata modificata dall’inteligenza artificiale, che evidentemente mi ha immaginato come Babbo Natale talebano!

Lei non sa chi sono io

Io sono Andrea, quello che:

da adolescente, è entrato di notte con gli amici al Colosseo, scavalcando la cancellata. Arrivato in cima non ha salito gli ultimi metri perché ripidi e scivolosi ed avendo scarpe con la suola liscia, non ha voluto rischiare inutilmente;

camminava sugli scogli in equilibrio e si fermava al semaforo con lo scooter senza mettere i piedi per terra;

faceva modellismo, non era bravissimo ma lo stava diventando, aveva inventiva e tanta manualità per maneggiare pezzi piccolissimi e pennelli sottili;

all’esame di quinta elementare spiegò l’apparato muscolo-scheletrico, rispondendo meglio di un medico;

ha sempre seguito i suoi valori, non ha tradito nessuno, tantomeno se stesso;

ricevette una telefonata da un’amica che voleva tirarlo su perché aveva una infiammazione in corso (causa sclerosi multipla). La telefonata finì con lei in lacrime e lui che la tirava su;

alle elementari era bravissimo in arte, tanto che hanno rubato solo a lui un lavoretto dall’armadio della classe (la maschera di Tutankhamon, bassorilievo su foglio di rame);

aveva il suo stile nel vestire, tra ricercato, casual, classico e tribale, tutto insieme;

quando ha guidato per la prima volta la macchina con i comandi al volante, non ha messo i piedi sui pedali “per abitudine”;

alle superiori, avendo il libro di matematica sbagliato, ha fatto un esercizio diverso come compito a casa ed il giorno dopo ha spiegato, alla lavagna, a compagni e professoressa (che non conosceva l’argomento) la parabola a due vertici (non presente nel programma di ragioneria);

una mattina si è alzato, ha lavato un paio di magliette e mutande, ha preso la tenda ed è salito sul treno, senza cellulare (all’epoca erano appena stati inventati), per andare a trovare un amico al mare, in un’altra regione ed in un posto dove non era mai stato;

ha insegnato informatica a persone di tutte le età ed ha sempre ricevuto tanti complimenti;

nel tempo, ha fatto varie esperienze riguardo vite passate, astrologia, angeli custodi ecc. Non per ultimo, si è fatto fare un ritratto dell’anima gemella. Dopo aver conosciuto la compagna, ha sovrapposto il disegno di cui sopra alla foto di lei e coincidono perfettamente;

ecc…

Ero questo e tanti altri errori ma oggi, dopo anni a subire subdole campagne di annullamento della mia persona, me ne sono accorto e mi sto ricostruendo. La mia vita, i miei ricordi, sono stati cancellati ma sono una fenice ed ancora una volta sto risorgendo dalle mie ceneri.

L’Amore della mia compagna mi sta spronando e risvegliando il ricordo di chi ero. La rinascita stavolta non è per niente facile, ma il recupero c’è. Per quanto gradualmente ed a volte impercettibilmente sto recuperando me stesso. Fare luce su vari passaggi della mia vita è stato a volte doloroso ma illuminante.

Ho ancora una volta constatato come le persone “insospettabili” possano essere le più tossiche e nel mio caso, ho capito troppo tardi che questa tossicità aveva impregnato e cancellato la mia vita, ma non la mia anima. Anche questa volta, userò la mia rabbia (e ne ho proprio tanta) come carburante per risorgere. I transiti planetari di questo periodo, stanno supportando e potenziando questa rinascita.

Tante persone vedo che non sono interessate a chi sono ma, evidentemente, a cosa rappresento cioè la forza di essere sempre stato fedele a me stesso, fuori da schemi e stereotipi, leale, coerente, resiliente, ecc, cioè tutto quello che loro non riescono ad essere e quindi cercano di distruggere in me. Questo mi butta addosso troppa invidia (che psicologicamente uccide l’amore) ed ora sarò costretto a far parlare i miei difetti.

Dal basso della mia carrozzina e dall’alto della mia consapevolezza, ancora una volta (non è la prima), ai miei detrattori posso solo dire “tu non hai ancora capito chi sono”. Ora entrerà in gioco la mia spietatezza, gli astri faranno il resto. E tu lo sai chi sei?

Aznalubma 🚨

Con labbra e lingua grigio-blu, dopo due giorni senza andare in bagno e con forti dolori al ventre, abbiamo chiamato il 112.

Arrivata l’ambulanza, gli addetti mi hanno caricato sulla barella e siamo partiti per il pronto soccorso. Lì, pochi minuti per l’accettazione e siamo stati parcheggiati in corsia, in attesa della visita.

Dopo un controllo veloce, il responso è stato rapido: ho avuto un “blocco totale”. La vescica era piena fino all’orlo, l’intestino era più libero ma comunque bloccato ed i reni, di conseguenza, erano sofferenti. Mi hanno messo il catetere vescicale e subito ho cominciato a svuotarmi.

Abbiamo passato i vari momenti di attesa tra un controllo e l’altro in una camera con altre persone. Un anziano, non volendo stare sdraiato col catetere, se lo è sfilato più volte cercando di urinare contro il muro, alzando curiosamente la gamba come un cane. Ovviamente la moglie (la brutta copia di Shirley Temple con gli occhi di Bette Davis e la voce di Shrek, in quanto fumatrice) cercava di calmarlo mentre un’infermiera, entrando di corsa, gli urlava di fermarsi. Questa scenetta si è ripetuta più volte. I due coniugi, molto ruspanti di aspetto, modi e parlantina, ci facevano ridere così tanto che la mia compagna (lei che poteva) è dovuta uscire dalla stanza più volte in preda alle risate! Di lì a poco, è stato portato in corsia dai carabinieri un ragazzo di colore che, con accento calabrese, ha urlato “aiuto!” per ore.

Dopo tanta attesa, mi hanno portato a fare la TAC. Per fortuna, l’intestino è risultato pieno ma non in modo preoccupante. Sono comunque andato in bagno due giorni dopo. La situazione, nel frattempo, è andata migliorando ed è arrivato il momento di una visita urologica. Il dottore, un giovane particolarmente viscido e dal fare saccente, dopo una semplice ecografia ha ripetuto più volte che sono “da studiare”, ma senza fare diagnosi o ipotesi. La “visita” si è conclusa col suggerimento di un farmaco che avrebbe potuto migliorare una situazione che non avevo, o addirittura peggiorarla! Mi è anche stato dato un appuntamento per una visita di lì ad un mese, tempo durante il quale avrei dovuto tenere il catetere. Ovviamente non ci sono andato!

Finalmente, ci hanno detto che a breve saremmo potuti andare via. Tornati nella stanza con i due anziani, è entrata la nipote dei due: una ragazza alta, imponente ed altrettanto ruspante. Il trittico era da quadretto!

A questo punto, come tornare a casa? I portantini, ci hanno fatto capire che non possono uscire dall’ospedale, anche solo per pochi metri, per mettermi in macchina. Dopo varie telefonate, abbiamo trovato un’ambulanza privata.

Dopo l’ennesima attesa, sono arrivati i due addetti per caricarmi sulla barella e mettermi nell’ambulanza. Un ragazzo magrissimo ed una ragazza, entrambi giovani, gentilissimi ma apparentemente fuori contesto, dopo vari tentativi sono riusciti nell’intento nonostante le ruote della barella che non volevano chiudersi. Arrivati finalmente a casa, rimettermi sulla carrozzina è stato altrettanto complicato.

Tutta la negatività che, in un modo o nell’altro, mi hanno buttato addosso mi ha fatto rischiare la vita. Un altro giorno di attesa ed un infarto sarebbe stato il rischio minore. Nonostante tutto, la nostra vita è tornata alla normalità.

Dopo una decina di giorni, ho deciso di togliere il catetere. Tira tu che tiro anch’io, non si sfilava. Ma come ha fatto quel vecchietto a toglierlo più volte? Forse saggezza popolare?!? Abbiamo fatto una ricerca su internet e scoperto l’arcano. La mia vescica ci ha messo una mesata per tornare alla normalità.

Questo è successo a metà gennaio. Tutto è bene ciò che finisce bene. Cosà succederà la prossima volta?!?

Introduzione al futuro

Il 2024 è stato un anno da dimenticare. La problematica più grande è stata il susseguirsi di badanti inaffidabili e/o incapaci. Non potendo “creare” delle novità, non avevo nulla da scrivere e da raccontare sul blog. Quando le speranze erano ormai ridotte al lumicino, è arrivata la novità che cambia la vita!

Complici errori e casi fortuiti, ho cominciato a scrivermi con una ragazza! Siamo subito entrati in sintonia, un po’ su tutto. Esperienze di vita a volte simili ed a volte diametralmente opposte, ci hanno fatto giungere alle stesse conclusioni.

Decidiamo di vederci, ma abitiamo in due città diverse. Per motivi organizzativi, decido di andare io da lei. E qui iniziano i problemi.

Dal di fuori mi rendevo conto che, essendo disabile, dire “parto per incontrare una sconosciuta”, possa essere stato difficile da comprendere dagli altri ma io so chi sono, so cosa voglio e non mi fermo. Conscio delle difficoltà oggettive e di dover uscire da una quasi decennale comfort zone sempre più stretta, la difficoltà maggiore è stata contrastare le paure di chi avrebbe preferito continuare a vedermi in una “prigione dorata”, di fatto ostacolarmi per potermi “controllare” per il mio bene e, a mio avviso, per la propria “lavata di coscienza”.

Il viaggio è stato allucinante: posto in aereo cambiato, volo in ritardo, lanciato tra i sedili stretti sono solo alcune delle cose che mi sono successe. In ritardo e stremato, ma sono sopravvissuto. Quell’abbraccio tra lei e me al mio arrivo, ci ha ripagati di tutte le attese e le paure.

Ad oggi, continuiamo a confermarci i nostri sentimenti quotidianamente ed a progettare il nostro futuro insieme. Non mancano le difficoltà logistiche ovviamente, ma affrontiamo tutto con una risata che esorcizza sfortuna ed eventuali male lingue.

In questi pochi mesi sono successe tante cose che racconterò prossimamente, questo post è un’introduzione. Il punto cardine è la volontà, che è il primo atto magico. Dovrò imparare nuovamente a vivere e sarà dura, ma la vita mi ha costretto a rendere incrollabile la mia volontà.

Qualcosa bolle in pentola

Alla fine di un anno difficile, quando quasi non ci credevamo più, ci siamo incontrati! Le nostre vite sono cambiate, diventando la nostra vita insieme. Stay tuned! 😉

Genio o follia?

Quando metto un CD nella custodia, lo metto sempre dritto. Al di là del discorso che “tutto ha un senso”, lo faccio si per pignoleria, ma anche per praticità.

Quando lavoravo, avevo a che fare con i raccoglitori. Almeno due dischi per pagina che, se storti, mi costringevano a girare tutto per leggere, su ogni disco, il relativo contenuto. Peccato che, evidentemente, i miei colleghi non erano dello stesso avviso!

Ormai i CD sono quasi inutili, è vero. Tra servizi in streaming ed mp3, sembrano superflui. Aggiungiamoci anche il fatto che le mie mani, ormai, mi impediscono di sfogliarne il libricino. E allora, perché “accanirsi”?

Tra raccolte, singoli, cofanetti, usato e quant’altro, evitando le rimasterizzazioni fatte da incompetenti e le versioni Deluxe fatte “raschiando il barile”, si trovano cose molto interessanti, che i suddetti servizi non hanno.

La pulizia del disco, il cambio della custodia rotta (con una identica), diventa un rito. La conversione in MP3 e la relativa ricerca di informazioni da includere, diventa un’introspezione ed uno studio. Il rito si conclude con il rimettere il CD al suo posto. Dritto!

Per chi dovesse avere ancora dei dubbi, quando sfogliate un libro, la pagina successiva non è mica scritta sottosopra (e qui, i contestatori, muti)! Genio, o follia? 😉

PS. La foto è un test, un fotogramma di in filmato fatto con poca luce, dopo aver lavato i capelli, spettinato e con le unghie da sistemare. Mi è costata tanta fatica, non è bella nonché fuori contesto, ma è comunque un momento di vita, per chi sa osservare.

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Puro spirito

È arrivato il caldo e vengono a mancare le poche forze rimaste. Il condizionatore aiuta, ma basta una finestra aperta in un’altra stanza, per farmi crollare.

I muscoli del collo si affaticano, facendo cedere man mano tutta la colonna. Le mani si chiudono ed il cervello è l’unica cosa che funziona.

Penso, soprattutto di notte perché non dormo, a tutto quello che potrei fare. CD da sentire, videogiochi da finire, puzzle da fare, mercatini da vedere, ecc.

Non compro più vestiario, uscendo un paio di volte l’anno le magliette e le ascarpe, tutte particolari e scelte con cura a suo tempo, le inserirò nel testamento perché sono ancora nuove! Quindi, non lamentarti se devi fare il cambio di stagione, puoi scegliere cosa indossare ed uscire.

Avevo tanti attrezzi per il mio lavoro, ma sto eliminando gli ultimi. Non avendo le forze per farlo, sono costretto a chiedere aiuto, magari a chi non capisce una parola di italiano e/o lo fa controvoglia. Butto tutto! E no! Mi serve una mano anche per questo! Non lamentarti se hai tante cose, perché hai la forza di usarle, fare una cernita ed averne cura. Soprattutto, quando torni in camera (dopo essere stato in bagno per due ore) non hai nessuno che, in tua assenza, ha spostato tutto impedendoti di raggiungere gli oggetti di uso quotidiano.

Mi mancano i colori e gli odori di un mercatino, ma mi serve qualcuno che mi ci accompagni, dopo avermi vestito. Non lamentarti del mal di schiena. Magari, basta una fascia elastica per alzarsi dal letto o dalla sedia, per fare quello che vuoi.

Allora scrivo. Ma come? Le unghie sono lunghe ma non riesco a tagliarle. Chiedo al badante. Ma chi, quello che la prima (nonché ultima) volta, me le ha letteralmente “amputate”? Chiedo “l’aiuto del pubblico” e coinvolgo santa sorella. Ma nonostante questo, le dita non si aprono. Mi rimane il pennino, impugnato come un pugnale. Forse è meglio provare il dettato, ma chi mi tiene il telefono vicino alla bocca? Per non parlare delle successive, innumerevoli correzioni. Mi limiterò a scrivere poco, tanto ho tutta la notte per riorganizzare le idee e continuare il giorno dopo. Tu che puoi, non lamentarti se non hai molte esperienze da “lasciare ai posteri”, perché puoi sempre farne delle nuove.

Va beh, gioco un po’, livello di difficoltà “poppante” e l’aiuto di accessori inventati da me, collegati ad un controller per disabili. Primo quadro, ho vinto! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro. Secondo quadro… Non lamentarti.

Scrivendo queste cose mi libero, in qualche modo. Mi metto a nudo. Ah, no, lo sono già! Addosso ho solo una canottiera ed un grembiule, per conservare un po’ di decenza e dignità. E poi, vuoi mettere la praticità di alzarlo, per svuotare la vescica in un urinale, che poi deve essere svuotato da qualcun altro? Non lamentarti se hai tante cose da fare, perché tu le puoi fare.

Quando ero un ragazzo, non mi sono mai preoccupato dell’eventualità di innamorarmi di una ragazza disabile. Ho sempre pensato che, con l’Amore, avremmo potuto fare tutto. Insieme, nonostante le difficoltà. Poi, sono stato io a diventarlo. Non lamentarti se ti pesa la vita “in famiglia”, lava i piatti col sorriso, come se fosse un gioco. Pensa con chi li userai la prossima volta. Sii grato.

Feci la barba sulla guancia sinistra, poi la destra. Mi guardai allo specchio e mi piacque il pizzetto. Questo, trent’anni fa e dall’epoca non l’ho mai più tagliato. Ormai devo farmi fare la barba dal badante di turno, che magari oggi ha il “rasoio creativo”. Non lo taglierò mai, fa parte di me. Stesso vale per i capelli, nonostante mi sia sentito dire che ad una certa età vanno tagliati, perché più pratici. A tal proposito, mi sono stampato la foto del bassista degli Alice In Chaims, che scrisse sul basso (traduco il senso) che “gli amici non lasciano che gli amici si taglino i capelli” (riferendosi ai Metallica, che erano da poco stati dal parrucchiere). Non lamentarti se ti manca qualcosa che puoi comunque ottenere con le tue forze, perché l’importante è che non manchi mai l’amor proprio e la consapevolezza di sé.

Sono sempre stanco ma non mi serve sentirmi consigliare un pisolino. Ci vuole almeno una persona che mi aiuti a mettermi a letto. L’attenzione che mi serve, di fatto, mi fa svegliare. La fatica che faccio, è maggiore di ciò che posso recuperare. Uun consiglio, spesso serve di più a chi lo dà, che a chi lo riceve. Abbi fiducia nelle persone che stimi, anche se a fin di bene, tutto può diventare un insulto.

Il detto dice che per conoscere qualcuno, devi camminare con le sue scarpe. Le mie sono nuove, cosa pensi di capire? In ogni caso, te le darei rattoppate. Non ho bisogno di essere compatito e non mi piace riversare il mio dolore sugli altri. Se mi senti lamentare, vuol dire che “il vaso è traboccato” da tempo. Non lamentarti con un disabile, a meno che non sia lui a dartene il permesso. Non lamentarti, non dire “ti capisco”, tantomeno “non puoi capire”. Proprio perché ho la “fortuna” di avere gli strumenti per capire, so che non potrei mai capirti appieno. Non sono te e porto il 44, probabilmente le tue scarpe non mi entrano! Non lamentarti, fai prima!

Sempre a causa del caldo, “l’ascella pezzata” è dietro l’angolo. Bastano cinque minuti per una doccia. Peccato che io sia costretto a farmi lavorare a rate, un pezzo al giorno. Tu che puoi lavati, potrebbe piacerti.

Quante cose fanno per me. Sembrerebbe quasi che io voglia essere “servito e riverito”. Il concetto inizia a fare acqua quando, dicendo “prendi la scatola in alto a sinistra”, mi sento chiedere “quale, questa?” indicando quella in basso a destra. È veramente estenuante. In pratica mi stanco lo stesso, ma per interposta persona.

A questo punto, ci vorrebbe un bel piatto di spaghetti alla carbonara! Ma di nascosto, perché sono costretto a mangiarli spezzati e col cucchiaio! Ma non dirlo a nessuno o rischio il linciaggio!

Tutto questo mi fa incazzare (il termine è appropriato), ma cerco di trasformare la rabbia in carburante per andare avanti, consapevole del fatto che c’è chi sta peggio, suo malgrado.

L’anima ha bisogno di un corpo per interagire col mondo e con gli altri, per fare esperienze. Quando i cinque sensi iniziano a cedere, diventa difficile. Certo, posso quasi dire di essere tornato puro spirito! Scherzi a parte, spesso gli eventi traumatici spianano la strada della crescita personale, se la vuoi intraprendere. Altrimenti, non lamentarti.

Avrei tanti altri esempi da scrivere, ma so che c’è chi sta peggio di me, quindi mi fermo e ringrazio. Adesso, invece di pensare “mi dispiace”, fai un sorriso! 🙂

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Doveva andare così

Un’amica aveva fatto un mercatino ed aveva dell’invenduto. Le erano rimaste delle “idee regalo” che ho prontamente visionato, avvicinandosi il natale.

Mi manda le foto di un gattino con le corna da ariete, ottimo per la nipotina piccola, due scatole uguali con un gufetto stile Harry Potter, ottimo per la grande ed un gatto col cappello da strega, ottimo per me!

Di gufetto me ne serve uno solo, ma “la vocina” mi dice di prenderli entrambi. Ma perché? In effetti mi dispiace separarli, ma poi dovrei trovare qualcuno al quale regalare quello in più, dice la logica.

Faccio l’ordine, mi arriva il pacchetto ed apro tutto! Ma la scatola sigillata del gufetto, contiene altro! È una statuina di uno strano mostriciattolo.

Dopo il primo attimo di sconforto, pure stavolta “e che sfiga”, avverto la mia amica. Aveva evidentemente aperto una scatola per farmi vedere il contenuto, per poi spedire quella chiusa.

Prima di decidere cosa fare, faccio una ricerca. Ne viene fuori che la statuina rappresenta un dio sumero che simboleggia, in sintesi, l’equilibrio degli opposti. Mezzo uomo e mezzo animale, maschio e femmina, cielo e terra, ecc.

Considerando il costo e l’eventuale spesa per la sostituzione, ma soprattutto per il “casuale” simbolismo perfettamente adatto al momento, decido di tenerlo e farmi spedire l’altro gufetto!

Tanti recenti miei ragionamenti, in effetti, ruotano attorno al concetto di equilibrio e “poli opposti” da livellare, ce ne sono tanti! La “vocina” aveva ragione anche stavolta, ma non saprò mai perché! Ad ogni modo, i regalini sono piaciuti! 😉

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La dea degli orchi

È un bel po’ che non scrivo… Un lungo periodo pieno di contrattempi, mi ha dato tante idee ma non la tranquillità di elaborarle. Nella mia testa, si sta delineando un ragionamento a puntate, vediamo se riesco a concretizzarlo. Intanto, ecco un post scritto tempo fa…

Mi è sempre piaciuto smontare e rimontare le cose per capire come funzionano. Da bambino, raramente mi avanzavano delle viti! Da grande, questa passione si è evoluta smontando le parole, per esempio.

Così facendo, nascono delle freddure che sembrano fini a se stesse, ma che in realtà fanno ragionare, fanno nascere domande, ecc. Lo faccio spesso con le nipotine, proprio per stimolarle.

Ho fatto aprire alla nipotina grande, l’ultima (per ora) scatola di Lego, contenente “la dea degli orchi”! Questo ha causato un ragionamento, per capire che si tratta di un vaso di orchidee!

Ora anche la grande, ogni tanto, fa qualche battuta “alla zio”! Questo mi fa piacere perché vuol dire che guarda le cose da più punti di vista, che cerca alternative, che osserva, ecc. 🙂