Barber shop

Una delle tante cose che cambia da seduti, è il modo di farsi la barba. Provateci! A mezzo metro dal lavandino, vi troverete inevitabilmente tutti i peli addosso.

Per cercare di risolvere il problema, anche se con scarsi risultati, utilizzavo un telo da parrucchiere. Essendo molto scivoloso e piccolo, spesso cadeva per terra insieme a tutta la barba tagliata.

Deciso a risolvere il problema, ho fatto ricerche più approfondite. Ricordavo di aver visto un telo lungo con le ventose da attaccare allo specchio ma, in questi casi, il problema è sempre “indovinare” il nome di ciò che si cerca.

Ed eccolo qui! Agganciato al bordo del lavandino anziché allo specchio, mi copre completamente. Il collaudo è stato un successo!

Ancora una volta, è bastato un po’ di ingegno per migliorare la vita. 😉

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Manicure

Viviamo in un mondo nel quale, giornalmente, vengono inventate migliaia di cose. La maggior parte delle volte, il commento è: “sì, geniale, ma serve davvero”?

Avendo necessità un po’ diverse dal normale, anche in questo caso, osservo e valuto ed ogni tanto trovo qualcosa di interessante.

Per esempio, per tagliarmi le unghie uso sempre le tronchesine, non le forbici. Ma se da una parte le trovo più comode, dall’altra mi costringono a contorcermi, magari quando ho poca forza.

Anni fa, in un negozio, le ho trovate con la lama girevole! Un’idea semplice ma geniale, che mi ha permesso di essere un po’ più indipendente.

Nonostante siano di plastica, ancora funzionano. Per sicurezza, però, ho fatto una ricerca su internet, non avendole mai più viste nei negozi. Le ho trovate di due misure, entrambe in metallo.

Certo, farsi fare la manicure dalla badante ogni tanto è piacevole, ma ultimamente le unghie mi crescono molto velocemente e devo “ritoccarle” spesso. Forse sto diventando un licantropo!

Condivido volentieri con voi quest’altra mia “scoperta”, sperando possa essere utile! 🙂

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Beviamoci su

Quando la mobilità è ridotta, entra in gioco l’organizzazione. Dato che fare avanti e indietro per un solo bicchier d’acqua è faticoso, cosa c’è di più semplice del tenere delle bottiglie a portata di mano?

La scelta però, nel mio caso, cade su quelle da mezzo litro, perché più leggere e maneggevoli. Il tappo, poi, deve essere di quelli alti, “vecchio modello”, se no non riesco a svitarlo.

Già che ci siamo, vogliamo considerare anche l’impatto ambientale delle bottiglie usa e getta? Per non parlare del cattivo odore, già dal secondo utilizzo.

Ho fatto qualche prova e ricerca. Cannuccia? Plastica? Chiusura ermetica? Tappo a vite? Tra centinaia di possibilità, che vanno bene per altrettante necessità, ho scelto una borraccia “sportiva”!

Certo, per sostituire tutte le bottiglie mi ci vorrà un mutuo, ma almeno evito di fare il gioco delle tre carte travasando, aprendo e chiudendo, senza dover chiedere aiuto ad altri per farlo. In questo modo, posso gestire tutto in ogni situazione e, se serve, con una mano sola.

Per finire, non è meglio un ripiano pieno di borracce colorate, invece di un mucchio di bottiglie trasparenti ed un po’ ammaccate?!? 😉

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(In)dipendenza

Ho fatto scadere la patente. Rinnovarla ogni anno, o addirittura sei mesi, è un supplizio. Ogni volta una spesa ed una fatica esagerate.

Tra visite mediche, bollettini postali, documenti da preparare, l’ansia la fa da padrone. A questo si aggiunge un costo decuplicato per noi disabili, oltre alle normali spese di gestione della macchina, anch’esse maggiorate, considerando ruote invernali e manutenzione degli adattamenti.

Quest’anno, a causa di un, sembra, interminabile susseguirsi di febbre ed acciacchi vari, sono uscito tre volte. In pratica, suddividendo i costi di gestione, una pizza con gli amici mi è costata 300 euro, solo per poterci andare da solo.

Ma il problema vero, è la fatica che faccio per essere “indipendente”. Ma indipendente da cosa? Alla fine dei giochi, mi sento solo schiavo delle scadenze e dell’auto stessa, nonostante tutto quello che rappresenta.

Ma, guardandola da un altro punto di vista, l’indipendenza non è forse la possibilità di fare le cose, senza essere “legati”? Ed allora, perché devo essere legato all’auto, per essere slegato da altre cose? Vista in modo semplicistico, è una contraddizione!

È giunta l’ora di un altro cambiamento radicale nella mia vita. Dopo aver rinunciato alla moto, all’uso delle gambe ecc, rinuncerò anche all’auto. Mi fa arrabbiare, però, sapere che, stavolta, il motivo è solo in parte la mia patologia.

Certo, mi mancherà la possibilità di dire “ti passo a prendere”, ma l’ho fatto per anni, credo sia arrivato il mio turno per essere “scarrozzato”. Pensandoci bene, solo la mia ex moglie aveva la macchina. Tutte le altre “storie”, mi hanno sempre visto nella parte del guidatore. Ora basta!

Ci scherzo su, come al solito. So che è un dato di fatto e so l’importanza della scelta che ho fatto. Ma la vita non si ferma e non sarò di certo io a tentare di “fermare” la mia, cercando di tenere insieme qualcosa di irrimediabilmente rotto. Anche se sembra un controsenso.

Mi libererò di un peso e potrò concentrarmi sulla nuova carrozzina, sia mentalmente che economicamente. Nessuno mi vieta, un domani, di riprendere patente ed automobile.

Non molto tempo fa, per provare una App di fotoritocco, ho anticato una mia foto di fine 2006. Ancora stavo in piedi, con la stampella, accanto alla macchina appena comprata. Sarà stato un segno del destino… 🙂

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Luce riflessa

La sedia a rotelle è indubbiamente ingombrante e ben visibile, ma spesso risulta, al contrario, “invisibile”.

Se poi ci si ritrova una sera al buio, sotto la pioggia, in mezzo alla strada perché non ci sono i marciapiedi, di spalle e vestito di nero su una carrozzina nera, si scompare proprio!

Idee? Certo! Eliminando l’ipotesi di usare le lucine per l’albero di natale, basta andare in un negozio di articoli per ciclisti, per trovare idee interessanti.

Ho comprato uno scotch e delle bacchette catarifrangenti, da mettere sulle ruote. Per avere maggiore visibilità, si possono mettere anche le luci a batteria, utili per farsi vedere, ma anche per illuminare la strada, davanti a noi. Più che la strada le buche, in effetti…

Già che ci siete, consiglio di prendere anche un porta bottiglie, sempre da bici. Per esperienza, però, suggerirei di cercarlo in un un negozio di articoli per neonati. In fin dei conti, non so voi ma io sono un bambino (un po’ troppo cresciuto, forse) sul passeggino! 😉

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Falso d’autore

E’ vero, noi disabili abbiamo lo sconto per i concerti. Ma dopo essere diventati matti per capire chi, dove e come comprare i biglietti, quando finalmente riusciamo ad accaparrarcene uno, ci ritroviamo con un anonimo cartoncino arancione.

Ed i biglietti tutti colorati da collezionare di una volta, che fine hanno fatto? Perché noi, già sfigati di nostro, non possiamo averli?!? Di fatto, gli unici biglietti colorati disponibili sono i FanTicket di TicketOne e, per la maggior parte degli eventi, si riescono a scaricare i fac-simile dal sito.

Quindi Photoshop, carta fotografica semilucida, taglierina semiprofessionale ed il gioco è fatto! Così con il biglietto vero si vede il concerto, mentre il “taroccato” si aggiunge al quaderno dei ricordi.

Forse questo discorso non c’entra molto con la disabilità, ma anche questo è un modo per trovare soluzioni e tenere la mente attiva.

Nonostante possa sembrare una sciocchezza, poi, non vedo per quale motivo dobbiamo privarci di un piacere, per quanto ludico o poco importante possa sembrare. L’amor proprio, l’orgoglio, la dignità, non devono essere “cancellati” da una disabilità, leggera o pesante che sia. 🙂

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La sedia elettrica

Concerto finito. Sto aspettando che la mia compagna esca dal bagno. Una bambina, tenuta per mano dal papà, mi saluta sorridendo da lontano. Ricambio entrambi mentre iniziano ad avvicinarsi all’uscita venendo verso di me. Quando mi sono ormai vicini, li raggiunge anche la madre seduta su una carrozzina a motore. La bambina mi punta di nuovo ed indicandola, con  sguardo orgoglioso mi dice: “Mamma ha la sedia elettrica”! Ci siamo guardati tutti ed abbiamo iniziato a ridere, anche se la madre non sembrava essere poi così contenta! In effetti il ragionamento della bimba era impeccabile e logico: se la se la mia sedia era ad autospinta, la madre evidentemente più tecnologica, ne aveva una elettrica! Beati i bambini che non conoscono le assurdità e le atrocità degli adulti. Noi dovremmo recuperare quella semplicità ed impedire loro di perderla. 🙂

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