Lo schiaccianoci

Ci prepariamo per un’altra partenza! In un periodo pieno di impegni, ovviamente non siamo riusciti a preparare tutto. Le gomme della carrozzina sono un po’ sgonfie, non c’è stato tempo per montare il poggiatesta nuovo, le ruote anteriori sono ormai vecchie e non girano bene, ecc.

Memore di come io sia stato lanciato tra i sedili dell’aereo le volte precedenti, la mia compagna mi ha comprato un body con gli automatici sotto, per evitare di essere nuovamente quasi denudato! Indossati body e pantaloni, a metà tra un ballerino ed un ginnasta (scherzo, sembra una normalissima maglietta), arriva il problema scarpe. I piedi sono talmente gonfi (non capitava da tempo) che le scarpe nuove, sempre individuate dalla mia compagna appositamente per le mie necessità, risultano strette nonostante siano della misura giusta. Un taglio ai lacci, una riannodata di fortuna e si parte.

La macchina, che quattro giorni prima funzionava perfettamente, l’abbiamo trovata con la batteria scarica ed il portellone posteriore, da dove entro io, che non si apre nuovamente. La macchina è ripartita usando i cavi per la batteria ed abbiamo fatto il viaggio lentamente, col portellone socchiuso. Ovviamente vomito a pochi metri dal parcheggio (nelle apposite bustine lasciate in macchina preventivamente).

Arrivati all’aeroporto ovviamente in ritardo, aspettiamo l’addetto all’assistenza che si presenta con tutta calma. Lasciata l’auto aperta per via del portellone, corriamo verso il gate fermandoci ogni 10 metri perché gli spasmi mi fanno scivolare i piedi per terra. Vista la fretta, ci hanno anche fatto passare avanti in tutte le file. E’ un mio diritto, ma mi è dispiaciuto dover passare avanti anche ad un paio di persone in carrozzina come me. Da notare che l’unica volta che il volo non porta ritardo, lo siamo noi! Arrivati col furgone elevatore davanti al portellone dell’aereo, nessuno ci apre. Dopo interminabili attimi di panico, anche del nostro gentilissimo aiutante, ci fanno finalmente entrare.

Arrivare al posto in aereo, stavolta, è stato abbastanza facile. Nonostante il seggiolino per il trasporto sempre più piccolo e la totale mancanza di cinture di sicurezza (standard italiano, sembrerebbe), gli addetti ci sono sembrati più competenti del solito ed il body nuovo ha superato il test. Peccato che se tirando la maglietta questa si sfila, se si tira il body… Da qui il titolo di questo post! Per la stanchezza accumulata, siamo crollati ed il volo è durato pochissimo.

Arrivati a destinazione, è ora di risedermi sulla mia carrozzina, peccato che il poggiapiedi si sia staccato durante il volo. Un addetto è dovuto ritornare nella stiva per recuperarlo. Rimontato alla meno peggio, andiamo verso il ritiro bagagli, dopo la solita attesa al controllo passaporti. Ma che problema c’è, tanto armai siamo arrivati…

E invece no! Arrivati al desk per il taxi, prenotato il giorno prima, scopriamo che se ne era appena andato causa l’attesa. Individuato un altro taxi, finalmente ci sistemiamo. Ovviamente solo dopo aver spiegato al tassista come funzionano verricello e cinture di sicurezza della sua macchina, per potermi far fare il tragitto in sicurezza! Anche qui, un inaspettato pisolino ci ha accorciato di molto il viaggio. Raggiunto l’appartamento, una spesa a domicilio ci concede una cena anticipata ed il meritato relax.

Devastati e stanchissimi, io anche con la fronte leggermente calda, decidiamo di andare a letto. E’ la seconda volta che prendiamo questo appartamento e la prima era andato tutto bene. La prima! Stavolta devono aver spostato un po’ il letto e non sono riuscito a salirci né da un lato né dall’altro non potendomi infilare con la carrozzina. Il letto matrimoniale, a cassettone monoblocco col materasso alto e pesante il doppio, con la moquette sul pavimento è inamovibile.

Rimane il divano come unica alternativa, peccato sia troppo basso. Riuscirei a sdraiarmici (comunque faticando), ma non a tornare sulla carrozzina. Optiamo per una situazione ibrida: rimanere sulla carrozzina ma con i piedi sul divano, attorniato dai cuscini per sicurezza. Complice un sonno atroce, la nottata passa abbastanza bene, nonostante tutto. Verso le 6:30 però, una notifica di allarme proveniente dal telefono mi sveglia: il GPS dell’auto ha rilevato un movimento. Controllando l’app, vedo che la macchina non si è mossa. Cosa sarà successo?

Dopo tre notti dormite sulla carrozzina ed il letto finalmente spostato, ho potuto dormire normalmente. Sono crollato, nonostante il letto abbia lo strato (topper) in memory foam, che odio profondamente. Sdraiato di fianco, sprofondato per metà del corpo (con una chiappa fagocitata dal materasso, per intenderci) ed impossibilitato a muovermi, la mattina dopo, colpo della strega! Per fortuna, in serata, il dolore è quasi sparito.

Il giorno della partenza per il ritorno è arrivato. Chiuse in fretta e furia le valigie, usciamo dall’appartamento dove fuori ci aspetta già il taxi. L’autista, particolarmente scortese, parla in modo incomprensibile. Nonostante le divergenze linguistiche, riusciamo comunque ad arrivare in aeroporto. Chiamata l’assistenza per i disabili arriva l’addetto, gentilissimo ma più incomprensibile del tassista! Al desk dell’assistenza, ci rendiamo conto che, stavolta, gli aiutanti sembrano più disabili dei disabili che richiedono aiuto! Scherzi a parte, è bello vedere un così alto grado di integrazione.

Essendo arrivati con largo anticipo, abbiamo dovuto aspettare quasi tre ore per fare il check in. L’anticipo è diventato ritardo quando ci siamo accorti che due valigie da 20 chili, perfettamente registrate sui biglietti, venivano viste dal sistema come una sola, da 40 chili. Risolto il problema ma ormai stretti con i tempi, non ho potuto comprare la consueta scatola di Lego al duty free. Sarà per la prossima volta.

Guadagnare il posto in aereo, stavolta è stato più complicato. I due assistenti erano insofferenti e poco inclini alla comprensione. Anche per spostarmi dal carrellino al sedile (non più di cinque centimetri di distanza) hanno avuto molte incertezze. Dopo aver lanciato me, il più “simpaticone” dei due assistenti ha pensato bene di lanciare il mio zaino nella cappelliera. Ho dovuto chiamare lo Stuart per farmelo prendere per controllare telefono, conputer e tablet. Arrivati a destinazione l’assistenza è stata buona, nonostante uno dei due addetti non abbia voluto aiutarci fino all’auto, andandosene anticipatamente. La carrozzina invece è arrivata praticamente a rate, col poggiapiedi staccato e lo schienale mezzo smontato.

La macchina, che era stata parcheggiata bene entro le strisce del parcheggio, la troviamo in diagonale, chiusa (l’avevamo lasciata aperta) e con la batteria scarica. Per fortuna non hanno rubato nulla. Chiamato il servizio assistenza veicoli, riusciamo ad aprire il portellone ed avviare il motore. E’ stata una bella sorpresa non pagare il parcheggio perché gratuito per i disabili. Deve essere una novità, perché la volta precedente abbiamo pagato.

Guadagnata la via di casa, il viaggio finisce rientrando stravolti in casa. Via a dormire finalmente, ma solo dopo essere rimasto letteralmente appeso al verticalizzatore perché uno spasmo mi ha fatto scivolare in dietro i piedi, complici i calzini senza gommini antiscivolo che uso quando metto le scarpe. L’indomani, mi sono accorto che mi hanno bloccato il bancomat e dovrò chiedere spiegazioni chiamando il numero verde, giusto per non farmi mancare nulla.

La macchina l’abbiamo dovuta lasciare di nuoto aperta e mi sono accorto che una lucetta rimane accesa, probabilmente è quella che ha fatto scaricare la batteria, stavolta. Farò mettere un interruttore dal meccanico, quando controllerà il portellone. Di nuovo.

Nonostante tutto siamo vivi, stiamo bene (alla faccia di chi ci vuole male) e ridiamo di tutto l’accaduto! Abbiamo anche pensato ad un paio di soluzioni per risolvere altrettante criticità. E voi che viaggio avete fatto?!?

Il diavolo ne sa una in meno

In questo periodo stiamo spostando, sistemando, riorganizzando e buttando tante cose. E’ un momento di grande trasformazione e di rinascita, che materialmente si traduce in una specie di trasloco in casa. Tante cose inscatolate, spostate e poi risistemate magari in mobiletti comprati ad hoc, ci stanno occupando anima e corpo. Il cestino della spazzatura rimane comunque la destnazione più scelta!

E’ inutile dire che qualcosa è rimasta chiusa chi sa dove ed ancora dobbiamo ritrovarla. Ne è un esempio il mio rasoio, infatti a breve andrò al provino per interpretare Babbo Natale nel prossimo film della Disney!

Nonostante la mia poca forza e coordinazione, sono comunque riuscito ad essere utile, anche se con i miei tempi. Montare una scatoletta di cartone per i CD non è stato facile, ma dopo quindici minuti di tentativi, gli automatici si sono finalmente incastrati. Per montare i nuovi mobiletti, ho trovato un contenitore magnetico da officina che mi ha permesso di non rovesciare per terra tutte le viti mentre una pinza telescopica mi aiuta a prendere cose distanti, messe troppo in alto o troppo in basso, ecc.

Per gli spostamenti degli scatoloni mi sono spesso “proposto” come carrellino multipiano. Tra cosce, braccia e testa, ho trasferito di tutto spinto dalla mia compagna. La testa piena di foulard, sciarpe e cappelli poi, mi ha dato un inedito tocco alla Lawrence d’Arabia!

Si dice “ne sai una più del diavolo”, ma forse è il diavolo che ne sa una meno di me?!? Sono punti di vista, resta il fatto che necessità più cocciutaggine mi consentono di fare qualcosa in autonomia. Molto poco rispetto a quello che vorrei ma per ora mi accontento anche se con un po’ di frustrazione, a volte. La costante ricerca di strumenti che possono aiutarmi, è molto importante per non perdersi d’animo. Stiamo costruendo i nostri spazi, dove condivisione e rispetto dell’individualità la fanno da padrone.

E voi, quante ne sapete?!?

P.S. La foto è stata modificata dall’inteligenza artificiale, che evidentemente mi ha immaginato come Babbo Natale talebano!

Fate l’Amore, non fate la guerra

Anche io ho giocato con i soldatini, montavo i modellini di aerei da guerra e carrarmati, giocavo con giochi di guerra strategici, ecc. Ero un bambino ma sapevo che era tutta una finzione.

In questi giochi non erano contemplati i civili, la guerra era tra un soldato e l’altro, persone (di plastica) che presumibilmente avevano scelto di stare lì (ma non sempre). C’erano i buoni e i cattivi, niente di più semplice. Quando alla fine i buoni vincevano, i bollettini di guerra erano solo un elenco di aerei abbattuti, i piloti non morivano mai. “Sa tutto” e “Napoleon “, rispettivamente i capi dei soldatini buoni e cattivi (che purtroppo sono andati persi), non sono mai morti.

Effetti collaterali, fuoco amico, armi (stupidamente) intelligenti e motivazioni subdole e nascoste, nella realtà la fanno da padroni e chi ne fa le spese sono i civili. Se nei videogiochi di oggi un cerotto cura istantaneamente una decina di fori di proiettile, la realtà è molto diversa. Ma si sa, “no no, sto gioco è popo realistico, aò pare vero!”.

In virtù di queste esperienze ludiche, di armi ed armamenti ne conosco abbastanza. Abbastanza da starne lontano, abbastanza da capire che anche chi ha ragione, con una pistola in mano (se pur scarica), passa d’ufficio dalla parte del torto.

Se 20.000 anni fa l’uomo invadeva il villaggio vicino per via delle risorse e quindi per sopravvivere, ad oggi non ci sarebbe più il motivo per faro, ma le risorse si trasformano nel dio denaro. L’uomo non muore più di fame o, per meglio dire, lo fa perché altri uomini gli rubano le suddette risorse per denaro. Ma questa è un’altra storia. Senza entrare nel dettaglio della situazione attuale, gli interessi sono sotto gli occhi di tutti. Quelli che vogliono vedere…

Come i miglioramenti tecnologici della Formula 1 finisce nelle nostre auto, mi rendo conto che i missili nazisti ci hanno permesso di andare sulla Luna, ma a che prezzo? Non sarebbe più facile condividerle le risorse per stare bene tutti? E voi, cosa siete disposti a condividere?

Genio o follia?

Quando metto un CD nella custodia, lo metto sempre dritto. Al di là del discorso che “tutto ha un senso”, lo faccio si per pignoleria, ma anche per praticità.

Quando lavoravo, avevo a che fare con i raccoglitori. Almeno due dischi per pagina che, se storti, mi costringevano a girare tutto per leggere, su ogni disco, il relativo contenuto. Peccato che, evidentemente, i miei colleghi non erano dello stesso avviso!

Ormai i CD sono quasi inutili, è vero. Tra servizi in streaming ed mp3, sembrano superflui. Aggiungiamoci anche il fatto che le mie mani, ormai, mi impediscono di sfogliarne il libricino. E allora, perché “accanirsi”?

Tra raccolte, singoli, cofanetti, usato e quant’altro, evitando le rimasterizzazioni fatte da incompetenti e le versioni Deluxe fatte “raschiando il barile”, si trovano cose molto interessanti, che i suddetti servizi non hanno.

La pulizia del disco, il cambio della custodia rotta (con una identica), diventa un rito. La conversione in MP3 e la relativa ricerca di informazioni da includere, diventa un’introspezione ed uno studio. Il rito si conclude con il rimettere il CD al suo posto. Dritto!

Per chi dovesse avere ancora dei dubbi, quando sfogliate un libro, la pagina successiva non è mica scritta sottosopra (e qui, i contestatori, muti)! Genio, o follia? 😉

PS. La foto è un test, un fotogramma di in filmato fatto con poca luce, dopo aver lavato i capelli, spettinato e con le unghie da sistemare. Mi è costata tanta fatica, non è bella nonché fuori contesto, ma è comunque un momento di vita, per chi sa osservare.

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In cima alla collina

La nipotina grande, si travestirà da Max a carnevale, è il personaggio di “Stranger Things” col walkman. Mia sorella ne ha trovato uno, ma serve un’audiocassetta!

Rovistando in salone, sono saltate fuori un paio di classiche TDK da registrare, ma per fare le cose fatte bene, ne serve una di Kate Bush, magari con “Running up that hill”!

Mia sorella ha cercato le offerte migliori tra l’usato, che poi ho controllato eliminando vendite oltre oceano, dogana, ecc ed ho proceduto all’acquisto!

Quando tutto sarà pronto, mia nipote vuole fare un salto nel passato. Vedrà come sentivamo la musica, senza possibilità di saltare da una canzone all’altra, le batterie che si scaricano subito, il fruscio di sottofondo e la perversa relazione tra matita e buchi della cassetta!

Sarà un modo per enfatizzare il concetto che, a conti fatti, si sta bene anche avendo di meno. So che non serve, è una delle cose che già sa, ma magari ne prende consapevolezza.

Ne approfitterò per farle conoscere Peter Gabriel, col quale Kate ha duettato nella di lui “Don’t give up”, nonché la cover dei Placebo. Comunque, la farò stare mezz’ora a riavvolgere la cassetta usando la matita, perché la canzone che le piace è la prima del lato B! 😉

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Resoconto?


Non credo di aver mai sentito dire “uh quanto mi dispiace che l’anno sia finito, è stato così bello”! Tutti sempre a lamentarsi dell’anno appena passato. Ma sarà vero?

Per quanto mi riguarda, l’anno scorso sono uscito di casa solo un paio di volte, ho avuto, ed ho tutt’ora, gravi problemi e carenze con l’assistenza alla persona, le mie relazioni interpersonali sono solo telefoniche, ecc.

Visto così, non è stato un buon anno, ma mi sono stufato di praticare quello che mi sembra essere lo sport nazionale, cioè lamentarsi. Non è possibile che, in tutto questo tempo, non ci sia nulla da poter interiorizzare.

A livello globale, è innegabile che la situazione non sia buona, ma a livello personale? Sento dire troppo spesso l’esposizione “speriamo che” e non mi piace.

Posso sperare che domani non piova, perché non ho nessun potere decisionale sul tenpo atmosferico, ma non posso farlo se in ballo c’è qualcosa che posso gestire, anche solo parzialmente.

Se il proverbio dice “aiutati che dio ti aiuta”, non vuol dire, forse, che dobbiamo essere noi per primi a fare le cose? Solo in questo caso, può arrivare il conseguente “aiuto divino” o ricompensa. Diventa, se mai, difficile estromettere chi, volontariamente o inconsapevolmente, ci rema contro.

Tornando, quindi, al resoconto di fine anno, è possibile che sarebbe potuto andare meglio, se solo avessimo fatto qualcosa? E quel “qualcosa” non potrebbe essere stato il cercare il lato positivo e l’inserimento in ogni evento?

Ho incrociato il cammino, o forse dovrei dire la stasi, di qualche “caso umano”, ma questo mi ha insegnato ad essere ancora piu attento ad alcuni dettagli. Ho potuto anche, di conseguenza, apprezzare persone dal “cuore d’oro”.

Quindi no, non è stato un anno scintillante, tutt’altro, ma preferisco pensare alla consapevolezza che ho guadagnato. Certo, sapere perché alcune cose siano bloccate e non si riescano a sbloccare non fa piacere, ma almeno so che devo vederle in modo diverso, almeno per ora…

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Scatti accidentali

Prendendo lo smartphone con le mani che mi ritrovo, a volte scatto foto per errore. Il pulsante laterale per la fotocamera, aiuta ulteriormente!

Ogni tanto, devo dire, ne esce qualcuno interessante. Tra lenzuola, angoli di scrivania o pantaloni, tutto rigorosamente mosso e sfuocato, qualcosa di irriconoscibile prende forma.

Forse è una nuova e personale forma d’arte?!? Sicuramente è qualcosa di astratto che piega la monotonia quotidiana quando trovo, magari a distanza di giorni, questi scatti.

In ogni caso, se vista dal verso giusto, equivale a trasformare un problematica, le mie mani maldestre, in qualcosa di leggero, invece di piangersi addosso. Ogni cosa, vista dal verso giusto, può trasformarsi in un’opportunità.

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Campagna sottoscrizioni

Ho pubblicato gli ultimi post senza foto, non ne avevo di recenti da utilizzare e mi sembrava assurdo non poter pubblicare, per questo motivo. Ho voluto “rischiare” e, come preventivato, il numero di visualizzazioni si è ridotto molto. Ma condivido pensieri, ragionamenti, non “tettorali e lardominali” che hanno bisogno di un riscontro visivo!

Gli assurdi algoritmi dei vari social danno priorità ad una foto, meglio se con una scritta, anziché ad un semplice testo. Anche i più attenti ed assidui followers, per questo motivo, non hanno visualizzato i post. Allontanarmi dai soliti social e non comportandomi come vogliono loro, mi ha fatto diventare quasi invisibile, ma non me ne pento. Non ho mai seguito gli schemi, non vedo perché dovrei cominciare proprio ora.

Il blog dà la possibilità di iscriversi alla mailing list, questo permette di ricevere un’email di notifica quando pubblico qualcosa. Si ha così la certezza, anziché la speranza, di essere informati. E per i Like ed i commenti?!? Non ci sono scuse, potete metterli direttamente lì, anche anonimamente!

Se il mio interesse fosse solo “numerico”, potrei inserire nella lista, autonomamente, tutti gli indirizzi email che conosco, più quelli che leggo in chiaro tra i destinatari dello spam che ricevo. Voglio, invece che l’eventuale sottoscrizione sia una scelta, non ho bisogno di “allisciare” il mio ego. Quindi iscrivetevi!

Di norma, si inizia a scrivere un blog per sé stessi. Nel mio caso, si aggiunge la voglia di condividere i pensieri, farli crescere, magari nutriti dai pensieri altrui. Potrebbe essere quindi un inaspettato aiuto, una fonte di ispirazione o chi sa cos’altro, per tutti. Il mio unico piacere è vedere il numero di accessi agli articoli. Questo, nel mio immaginario, significa che i miei pensieri sono stati letti e, magari, apprezzati.

Accantonando la, seppur remota, possibilità che io scriva stupidaggini (!), con più di 1200 follower, ricevere solo cinque “pollicioni” (quattro dei quali sono di parenti!), vuol dire che qualcosa non va. Voglio spezzare l’ennesimo anello della catena e chiedo a voi un aiuto. Chi mi seguirà?!? Coraggio, iscrivetevi in massa, ditelo anche agli amici! Lo so che vi fa piacere!

… Vi fa piacere, vero?!?

… Ma si che vi fa piacere… 😉

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Frutti proibiti

L’anno era iniziato bene, avevamo trovato una cooperativa per l’assistenza ma, nel giro di poco tempo, la situazione si è rivelata ben altra. Ad oggi stiamo ancora cercando una soluzione.

Su questa problematica di fondo, si sono sviluppati tanti altri pensieri, incentrati principalmente su cosa sia realmente importante. Questa società ormai in tilt ha fatto nascere in me, o per meglio dire ha rinvigorito, la necessità di liberarmi dall’egoismo, lo scarico di responsabilità ed il guadagno a tutti i costi, per esempio. Sono concetti che non mi sono mai appartenuti, ma possono essere scomodi “regali” di chi ha incrociato il nostro cammino.

Nel mio mondo, ad oggi delimitato dalle mura della mia stanza, continuo a vagliare pensieri e cose. Ciò che non posso usare, di fatto non mi serve. Cose come la Wii, ad esempio, ha regalato ore di risate alle nipotine ed a me ma, attualmente, giace inutilizzata sulla mensola e la eliminerò. Destinerò quello “spazio” a qualcosa di nuovo, che sia esso un oggetto, un pensiero, una persona.

Questo lungo periodo di incertezze mi ha anche fatto perdere di vista il blog. Questo si aggiunge al fatto che, non uscendo e non vedendo cose e persone, ho poco da raccontare, se non i momenti di introspezione.

Per motivi di visibilità, ero stato “costretto” ad accoppiare una foto personale ad ogni post. Ormai, un testo non viene più letto se non assume la forma di foto, o meglio ancora di meme. Se poi è al di fuori dei soliti social, anche notizie come il ritrovamento dell’elisir di vita eterna, passerebbe inosservato.

Facendo una rapido calcolo, testo meno foto uguale oblio. Ma perché queste “abitudini” dovrebbero impedirmi di esprimere i miei pensieri? Seguendo il semplice ed intramontabile mantra “pensa fuori dagli schemi”, avevo pagato (e pago tuttora) il dominio “sonoabilediversamente.com” e la relativa cancellazione della pubblicità, per la gioia di tutti.

Non avendo attualmente assistenza, farmi le foto a tema mi risulta praticamente impossibile. Ho provato a farmi dei selfie ma, a parte la fatica, francamente non mi ci riconosco più. Anche le nipotine, che ho coinvolto in passato, hanno ricominciato la scuola e non sono più disponibili. Per ora, ho deciso di usare dei semplici sfondi colorati, per poter pubblicare sui social.

All’epoca, sempre per avere più visibilità, ho attivato la pubblicazione automatica dei nuovi post, sulla pagina Facebook. Ho fatto anche della pubblicità raddoppiando i “mi piace” ma, di fatto, non i lettori. Alla fine, ho ottenuto solo il blocco dell’account pubblicitario, ma non le notifiche che mi suggeriscono di fare pubblicità!

Sono dell’Ariete, voglio tutto e subito e ci arrivo a testa bassa. Nonostante l’aspetto rockettaro, ho un’anima punk che va diretta al punto. La sclerosi mi ha ulteriormente spinto verso la ricerca delle cose semplici ed essenziali eliminando, a brutto muso se serve, ciò che ostacola “il naturale fruire delle cose”.

Ho incrociato le vite di varie persone, pur restando chiuso in camera. Ho focalizzato l’attenzione sui comportamenti tossici. Ho notato sempre più negatività, schemi mentali ottusi, vite vissute in un passato talmente presente da inibire il futuro.

Bene, ho buttato giù un po’ di pensieri, condividendoli con voi. Ogni frase potrebbe essere esaminata e sviscerata singolarmente, in effetti. Al momento li considero rami di un albero ben più grande. Chi mi aiuta a coglierne i frutti? 🙂

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Trova l’intruso

Al momento, il mio obbiettivo è ricominciare da zero, per poter puntare al prossimo. Ma a zero ci devo arrivare!

Da molto sto sistemando le mie cose e spesso, nel tragitto da una scatola e l’altra, qualcosa “scivola” nel secchio della spazzatura. Ci si rende conto di quante cose “uh che carino” non sono mai servite a nulla, se non a buttare soldi. L’idea, poi, di provare a monetizzare è, per l’appunto, solo un’idea.

In tutto questo ci finiscono anche i vestiti. Il mio corpo non mi consente più di mettere, per esempio, tanti bei maglioncini, magari a collo alto, che mi stavano tanto bene. Ormai la parola d’ordine è praticità, quindi piazza pulita anche di questi.

Ma non mi preoccupo, perché pur immaginandomi con una bella camicia (rigorosamente abbottonata da altri), quel bel maglioncino con la chiusura lampo, benché “sportivo”, non mi impedirà di essere il figo che sono diventato (modestamente)! 😉

Se nonostante gli aiuti mi manca la forza, cerco di sistemare almeno i dati nel computer. Tra un videogioco e l’altro, lo ammetto! È vero che un hard disk non si gonfia quando si riempie, occupa sempre lo stesso spazio, ma è anche vero che non si trovano più le cose!

Pulisci di qua, sposta di là, ho ritrovato queste foto. Avrei potuto cancellarle o ritoccarle, ma “l’intruso” nello sfondo fa parte della mia vita ormai da tempo. Anche questo rientra in un più ampio discorso di accettazione, adattamento, ricostruzione.

La strada per la “tabula rasa” è ancora lunga ma, nel frattempo, mi faccio una risata dicendo “trova l’intruso”! 😉

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