Questo post l’ho scritto mesi fa. Ho aspettato a pubblicarlo per vederci chiaro e raccogliere ulteriori informazioni. Avrei potuto scrivere altro, ma non mi interessa sprecare altra energia per una causa persa.
Mi sono ricordato di avere una vecchia telecamera di sorveglianza nella mia stanza di Roma ed ho provato ad accenderla da remoto (vi ricordo che non vivo più dai miei genitori). Con stupore, dopo anni di inutilizzo si è riaccesa! Con meno stupore, ho constatato che la mia camera è diventata un incrocio tra un tinello ed un magazzino. Mia madre, nonostante il mio divieto, si è ancora una volta “espansa” peggio di un virus in corpo ma, d’altronde, mi è stato fatto notare che quella stanza non è mai stata di mia proprietà.
Col tempo, controllando le registrazioni, ho notato tante cose interessanti… Quella che era “la stanza di zio” (che sarei io), è diventata “la cameretta” nella quale dorme la nipote grande di tanto in tanto e c’è più traffico che in salone.
La presenza del condizionatore, che feci installare a mie spese dopo il solito ostruzionismo, ha contribuito a creare un microclima perfetto per stendere i panni sullo stendino che rimane fisso in camera, stirare sul mobiletto-asse da stiro troppo scomodo da togliere, andare sulla ciclette che, non avendo le ruote, rimane lì, ecc. E’ esilarante vedere le gincane che fanno quando passano in mezzo a tutte queste cose ed i vari scatoloni non miei, disseminati su pavimento, letto e mobili!
Ricordo quando mia zia si trasferì in Olanda. La sua stanza, a casa dei nonni, rimase chiusa ed inviolata, ci entrai solo una o due volte e non toccai nulla. Non mi sembra di aver ricevuto lo stesso trattamento.
Quella che era la mia stanza non sono le pareti (quelle che ho fatto verniciare di verde nonostante la reticenza familiare) ma bensì le mie cose, i miei ricordi sbiaditi, i sogni infranti, le gioie effimere, i dolori profondi, le speranze disattese, che continuo a vedere violati dall’incuranza della donna delle pulizie o usate senza permesso. Me ne sono andato non per scappare ma per andare incontro all’Amore ed alla vita ed al momento, non posso recuperare nessuna delle mie cose. Purtroppo, questo alimenta l’assurda credenza che io sia in vacanza. Sbagliato. Stiamo costruendo il nostro futuro insieme. Ne vogliono fare parte? Bene. Non vogliono? Chi sono io per negargli il diritto di scelta? Ci vogliono ostacolare? Vinciamo noi.
Nessuno sa che la telecamera è accesa e quello che ho scoperto mi ha permesso di fare domande mirate, grazie alle quali ho avuto l’ennesima riprova che tutta la situazione viene sminuita o addirittura negata. Il solo ipotizzare cose che ho in realtà visto, una sera ha generato una situazione spassosissima!
Evidentemente, ciò che avevo “ipotizzato” è giunto all’orecchio di mia madre che si deve essere alterata, forse perché era corrispondente alla realtà?!? L’ho vista abbassare la serranda, guardare arrabbiata verso la telecamera per poi fare l’inequivocabile gesto “mavaffan…”! Poco dopo essere uscita dalla stanza e spento la luce, è comparsa una piccola lucina, che sembrava proprio quella di una torcia! Poco più tardi è entrata, al buio, per stendere (ovviamente male, causa cecità indotta) un paio di panni.
Il mio nome non è mai stato fatto, sono stato dimenticato, peccato che la campagna denigratoria verso di noi per ora ha solo negato a loro (soprattutto alle nipotine) di gustarsi tanti cani, fenicotteri in riva al mare, un gufo che ci svolazza davanti casa, i pappagalli, le saline ed i mulini in lontananza, uccelli migratori che ci nidificano tra gli alberi, tramonti mozzafiato, ecc (nonché due zii fighissimi!). D’altronde io, lo zio degenere, ho calpestato i sentimenti di tutti (sono stato accusato di questo) perché ho trovato l’Amore ed ho avuto il coraggio di seguirlo, nonostante disabilità e sedia a rotelle. Probabilmente, è stato un caso il fatto che con me sia partito anche il mio portafogli (contenente solo la pensione di invalidità), sempre pronto ad essere svuotato al bisogno. Da alcuni familiari.
Il vedere la nipote grande ormai omologata al ribasso (è la fotocopia delle sue amiche, tanto che nelle foto di gruppo spesso non la riconosco) che prima “divorava” un libro a settimana ed ora passa tutto il giorno davanti al telefono, mi deprime. Vedere invece la piccola letteralmente abbandonata a se stessa solo perché esuberante, mi fa chiedere dove sia la madre.
Sono venuto a sapere, casualmente, che la zia “olandese” è venuta in Italia a trovare le nipotine. Tornando in Olanda, è andata a trovare il mio migliore amico, ad Aosta. No, non è passata da me e non mi ha avvertito né chiamato. Il motivo è che “non ci sentiamo da tempo”, così ha detto. Forse queste persone dovrebbero ricordarsi che una conversazione tra due persone ha bisogno, per l’appunto, di due persone.
Sono partito, ma non sono stato io a chiudere le comunicazioni. Chi mi ha accusato di essere stata “cancellata” da me, lo ha poi fatto da sola e volontariamente. Non è stato cancellato però l’astio, immotivato, nei nostri confronti.
Sono sempre stato sensibile alle energie e la malattia mi ha inevitabilmente reso più attento, anche in questo ambito. Continuo a sentire la negatività che mi mandano e la telecamera mi ha fatto vedere situazioni “equivoche” (meglio non specificare) riguardo a questo. Facendo attenzione ai giorni ed ore planetarie ed alle fasi lunari, riesco a capire con facilità cosa vorrebbero ottenere. Quello che invece non capisco è perché le persone a noi più vicine, evidentemente solo geneticamente, possano essere quelle che ci remano più contro.
Avrei molto altro da aggiungere (perché molto altro ho visto) ma se lo facessi, questo articolo non vedrebbe mai la sua pubblicazione. Preferisco vivere nella luce (e senza torcia!) ed usare i miei soldi per creare il mio futuro invece di cercare di minare (invano) quello degli altri.
Ho notato che quest’anno molte persone stanno iniziando a raccogliere ciò che hanno seminato in tutta la vita, nel bene e nel male. Credo che l’anno prossimo (il 2026), l’universo chiederà il conto. Ci sarà da ridere, considerando che le “anteprime” sono da sganasciarsi dalle risate! Voi cosa avete raccolto?
P.S. Vari articoli e video di astrologi, in qualche modo sembrano confermare i miei pronostici.
Pochi ma buoni
Anni fa, su Facebook avevo circa 600 followers. Grazie ad un ciclo pubblicitario, sono salito a più di 1200. I nuovi “seguaci” non mi hanno mai “pollicionato” ed una parte dei vecchi followers non credo leggesse i miei post, nonostante mettesse i like.
Non ho mai cercato i “numeri” (di follower o like), ho sempre ricevuto like dai “soliti noti” e la stessa cosa succedeva su Instagram. Queste sono le persone che mi scrivono, che interagiscono con me, che riconosco anche quando non firmano i commenti. E mi piace.
In passato usavamo navigare tra i siti, oggi Facebook è diventata la nuova comfort zone, il “www” di una volta è sparito sostituito dalla “paginetta fb”. Essendo di vecchia scuola, ho puntato sul classico (sonoabilediversamente.com), ma ho dovuto comunque creare una copia del blog sul “faccialibro”.
Poco tempo fa però, col mi solito fare anticonformista e controcorrente ho chiuso la pagina Facebook. Ovviamente, ho preventivamente avvertito tramite due post che però, come mi aspettavo, non sono stati letti né commentati da nessuno.
Questi social sono nati, ovviamente, al fine del profitto. Peccato che lo abbiano fatto, a mio avviso, in modo subdolo. Youtube e la sua “rivoluzione”, dopo anni di grautità chiede il conto, forzandoci a vedere le pubblicità. Non posso credere che non avessero preventivato la saturazione dei server ed i loro costi. Ma ornai, se vuoi pubblicare un video lo carichi lì, non in uno dei competitors tipo Vimeo (e che è?!?). Personalmente, nel mio canale sono l’unico al mondo ad aver caricato la soluzione (fatta da me) di un videogioco. Il ricevere un ringraziamento da uno sconosciuto dall’alta parte del mondo, è stato più gratificante di un’eventuale monetizzazione.
Facebook, dal canto suo, ci chiede dei soldi per “pagare la bolletta” per tenere accesi dei server che contengono le (probabili) minchiate che abbiamo pubblicato quasi 20 anni fa. I vari algoritmi, poi, ci oscurano post testuali, magari pure seri, per suggerirci meme (quindi foto più testo) o post che potrebbero (ma anche no) interessarci, il tutto farcito con pubblicità.
Instagram, invece, non ti fa vedere i post delle persone che segui ma suggerimenti di cose simili. Stando così le cose, rimango col blog ufficiale che, nonostante abbia una versione gratuita, preferisco pagare per usufruire di un servizio vero. Inoltre, inserendo l’email potete ricevere un messaggio che vi avverte di nuovi post. Proprio non riesco ad omologarmi (cosa che mi ha creato non pochi grattacapi), mi rendo conto che il voler ragionare con la mia testa è uno dei miei più grandi limiti!
Ho aperto questo blog per cercare di dare un messaggio attraverso le mie avventure o disavventure, nella speranza di poter ragionare insieme, di avere un confronto. Magari il buon vecchio passaparola potrà permettermi di ricevere “pollicioni sentiti”, se me lo merito ovviamente! Sei un poco ma buono o un poco di buono (perché non mi segui)?!? 😉
Potrebbe andar peggio, potrebbe anche piovere!
A maggio dello scorso anno, ho fatto la richiesta per il passaporto. I disabili sono avvantaggiati, ma solo a parole. Sono riuscito a farmi fare la foto a domicilio e, successivamente, grazie a dei poliziotti (che ringrazio nuovamente) che hanno preso a cuore la mia situazione e le mie difficoltà, ho iniziato la pratica.
Mancava solo il vecchio passaporto, da riconsegnare. Ma dov’era finito? Lo avevo usato per andare negli Stati Uniti nel 1996, giusto un anno prima della diagnosi di sclerosi multipla. Dopo vari traslochi, deve essere andato perso. Fatta la denuncia di smarrimento dopo un periodo pieno di imprevisti, ho potuto concludere la procedura ed è finalmente arrivato il nuovo passaporto!
A fine estate, organizzato il viaggio, la mia compagna ed io siamo partiti per l’Inghilterra! Le mie necessità stringono molto il campo di ricerca per quanto riguarda l’alloggio ed i vari spostamenti. Se 30 anni fa, senza cellulare ma soprattutto senza sclerosi multipla, un giorno ho lavato due magliette e sono saltato su un treno per andare a trovare degli amici in vacanza, ad oggi questo è solo un lontano ricordo. Invece delle magliette, oggi devo pensare a sacche per le urine, supposte, pappagallo e rialzo per il gabinetto, oltre a ricordarmi di gonfiare le gomme della carrozzina!
Nonostante l’organizzazione e la giusta dose di follia, abbiamo comunque trovato delle criticità. I letti lì sono altissimi, ogni sera venivo letteralmente lanciato sul letto, scivolare sulla tavola in salita è improponibile! In bagno invece, allargando le braccia toccavo entrambe le pareti, della serie: ho visto armadi più grandi! Questi ed altri piccoli intoppi, non ci hanno comunque impedito di goderci il soggiorno.
Non contenti, siamo appena rientrati da un altro viaggio veloce! Stavolta è stata la neve l’impedimento più grande, ma siamo stati bene lo stesso ed abbiamo festeggiato il nostro primo anno di convivenza! Da quel viaggio (apostrofato come un suicidio) che è stato l’inizio della nostra vita insieme, ne sono successe di cose ed i viaggi appena conclusi, sono l’inizio di una lunga serie.
Di volta in volta stiamo “ammorbidendo” le criticità del viaggio. Non è un’operazione istantanea ed indolore (soprattutto per il portafogli!), ma sarà un bel crescendo di esperienze insieme, calamità atmosferiche permettendo! 😉
Anno sabbatico
E’ passato un anno da quando sto “in vacanza” con la mia compagna. Forse, gli increduli potrebbero ancora pensare ad un anno sabbatico! Abbiamo appena festeggiato il secondo natale e capodanno insieme e siamo sempre più legati! ❤️
Certo, la mia patologia continua a farsi sentire a volte, ma stiamo creano i nostri spazi con aiuto e comprensione reciproci. Tanto Amore, l’alimentazione sana, un verticalizzatore e qualche altro accorgimento, mi stanno permettendo di riprendere in mano la mia vita, la normalità.
Sull’onda della rinascita, sto infine eliminando gran parte dei pochi vestiti che avevo portato a suo tempo, quelli che ho ancora a casa dei miei genitori (che come mi viene ricordato, non è mai stata “casa mia”) li controllerò ed eliminerò, quando riuscirò a farmeli spedire.
D’altronde, la stanza nella quale vivevo (o per meglio dire, ero rinchiuso), è diventata un magazzino. La scena eventualmente si ripete: come tanti anni fa, “il mio mondo” (cioè le mie cose ed i miei spazi) nel garage della casa al mare, è stato cancellato, rotto, buttato, sepolto. Mi chiedo come si possa voler “trattenere” una persona, che viene contemporaneamente cancellata!
L’anno che abbiamo appena passato, è l’inizio del resto della nostra vita insieme. E’ una nuova vita e questo vuol dire che il cordone ombelicale va tagliato. Il “caso” ha voluto che mi sia imbattuto su libri che parlano, tra le altre cose, di sciamanesimo. Mi sono reso conto che il passato, la malattia, mi avevano già insegnato (a mie spese) il 90% di ciò che ho letto. Ora posso chiamare le cose col loro nome, quel cordone, quel collegamento con famiglia ed antenati è, tra le altre cose, la necessità delle persone di lamentarsi e soffrire, autonomamente.
Questo si traduce, tra l’altro, nel trattenere a tutti i costi situazioni o persone. Non è mai stato il mio modo di fare ed oggi, ancora di più, chi mi vuole bloccare viene “gentilmente” allontanato. In altre parole, le persone ottengono il contrario di ciò che vogliono ma non è un problema, perché sarà sempre colpa di qualcun altro!
Con questa maggiore, ulteriore e consolidata consapevolezza, ci apprestiamo a vivere, insieme, il resto della nostra “vacanza” infinita! Il tutto, a la faccia di malpensanti ed indecisi. 😉
Azione a reazione
Nella mia ingenuità, ancora non capisco come le persone più vicine a noi, siano quello che ci fanno più male. Si inizia col trasferire sugli altri frustrazioni e colpe, fino ad accanirsi solo perché non si ha il coraggio di fare una bella introspezione.
La mia odissea è iniziata prima ancora di nascere quando, come da sua ammissione, mia madre “bussava” sul pancione dicendo “non ti voglio, non ti voglio, non ti voglio”. Quella stessa persona (che di fatto mi ha maledetto), invece di essere contenta perché il figlio disabile ha finalmente trovato l’Amore, il suo angolo di paradiso ed una vita normale, lo rivorrebbe chiuso in casa, ma col portafogli aperto e disponibile; dovrebbe solo fare a botte con gli altri contendenti!
Non è l’unica che negli anni ha travisato le mie parole, dimenticandosi di chiedere chi io sia o per meglio dire, chi sono stato costretto a diventare (facendo un enorme errore di valutazione al ribasso). Molti dei nostri comportamenti non sono causati da episodi della vita ma da come noi li affrontiamo. La classica frase “ormai sono fatto così”, per esempio, per me vuol dire “sono stronzo, lo so e non mi interessa nulla di cambiare”. Purtroppo, sono abituato ad osservare ed ascoltare e questo mi fa fare inevitabilmente un’analisi di coscienza costante.
Questo mio comportamento, l’ho “ereditato”? E’ una “colpa” gentilmente donata dagli avi attraverso i secoli, di generazione in generazione? Non è colpa mia, ma lo diventa se non ho il coraggio di estirparla dalla mia vita. A tal proposito, ho notato che molte persone non ci riescono e finiscono per lamentarsi per un altrui comportamento, agendo di fatto nella medesima maniera!
Non riuscendo a guardarsi dentro per affrontare i loro problemi, la domanda sorge spontanea: perché non rivolgersi ad un cartomante (cartomante per autodefinizione)? Magari uno di quelli che legge le carte ordinandole in modo da infinocchiare la consultante di turno (l’ho visto fare più volte in passato). Il passo successivo è andare dal “mago” da strapazzo di turno, per commissionare inutili “macumbe” (povere galline e chi capisce, capisce).
Spesso, le cose succederanno seguendo il proprio corso naturale (ho visto anche questo), è inutile buttare soldi. Un’introspezione sarebbe più economica e produttiva. Se, infine, il destinatario di queste “attenzioni” ne ha passate tante ed ha ormai un carapace degno di una tartaruga centenaria, l’allontanamento selettivo diventa d’obbligo, guidato da buon senso, amor proprio e protezione per terzi.
Sarà il segno zodiacale, sarà l’ascendente, ma sono allergico a questi comportamenti e la malattia, poi, ha ridotto tutto all’essenziale. Questo si è trasformato in una spietatezza che, tra le altre cose, mi fa allontanare sempre più da chi cerca di avvicinarsi (o trattenermi) con secondi fini o chi non vuole progredire nella propria vita. Come una rosa, ho imparato, quasi inconsapevolmente, a proteggermi con le spine. Chi agisce incautamente, può farsi molto male.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questa semplice legge della fisica, va benissimo anche per la crescita personale. E’ una semplice relazione tra causa ed effetto sempre attiva. Ad ogni scelta corrisponde un risultato ma attenzione, il non scegliere è di per sé una scelta con le sue conseguenze. Ho notato infine, che le persone furbe (o che si reputano tali), non sono lungimiranti.
Sono sempre stato presente a me stesso, nel bene e nel male e cosciente delle mie scelte (e loro conseguenze). Purtroppo, in molti non fanno lo stesso. Ultimamente ho sentito troppe volte risposte come “non so” oppure “non ricordo”, ho notato che questo è uno stile di vita per alcuni. Non ci sto! In fine, questo allontanamento mi ha permesso di uscire dal torpore nel quale mi avevano “ibernato”. Ho le mie colpe e ci sto lavorando, ma gli altri? Azione e reazione. A questo punto vi chiedo: qual è la vostra “reazione”?
Basterebbero due patatine
Ieri, tornata dal supermercato, la mia compagna mi ha raccontato a cosa ha assistito mentre era in fila, davanti al bancone della gastronomia.
Un papà, anch’egli in fila, teneva in braccio il figlio piccolo. Il bambino, stufo per l’attesa, stava piangendo copiosamente, dando non poco fastidio alle altre persone in fila, già stanche per l’attesa.
Ad un tratto, una cuoca è uscita dalla cucina con in mano un piccolo cartoccio con delle patatine fritte, è andata velocemente dal bambino zigzagando tra le persone in fila e glielo ha offerto. Il bambino ha smesso di piangere, ha fatto un bel sorriso ed ha cominciato a mangiarle.
In un periodo storico come questo (l’ennesimo) gesti semplici, autentici ed amorevoli come questi sono rari. Basterebbero un paio di patatine in più, per rendere il mondo un posto migliore…
Sfumature
La musica è il perno della nostra vita. Ci confrontiamo costantemente suggerendoci gruppi musicali o chiedendoci: “come si chiamava quella che faceva nananà”?!? La raccolta musicale continua a crescere ed a me va il compito di fare da deejay (non potendola aiutare materialmente). Mentre la mia compagna cucina, io sto al PC creando playlists e mettendo canzoni in linea con il “mood” del momento.
Passando da successi anni ’70 a post-punk e brit-pop, ho fatto notare alla mia compagna che molti artisti con cognomi “colorati”, non solo in campo musicale, sono del colore opposto.
Jack Black è bianco,
Franco Nero è bianco,
Barry White è nero,
Jackson Browne è bianco,
ecc.
L’unico a non seguire quella che sembra essere una regola, è James Brown, forse perché lui “waaah, I feel good”! Questa cosa dà da riflettere! Avete altri nomi da suggerirci?!? Nel frattempo, buon ascolto!
P.S. In foto, margherite viola del nostro giardino!
Il nostro Amore è differente
Sottotitolo: Parodia di un Amore.
C’è chi comincia con un appuntamento romantico o un’inaspettata notte di passione e c’è chi comincia con emissioni gassose fuori programma e perette per convogliare il “magma”! Ma il massimo della carrellata di fuori programma è stato quando, al momento del primo brindisi di Natale, mi è quasi scappata la pipì… La nostra casa ora è come una voliera piena di pappagalli e ce n’è sempre uno a portata di mano e di sfondo a qualche foto (la mia compagna legge e ride)!
Come ho scritto in precedenza, basta organizzarsi! Prima di partire la prima volta a dicembre abbiamo fatto una serie di ordini online di oggetti per rendere facile la mia permanenza, ad oggi la casa, che è ormai la nostra casa, è disseminata di pappagalli, tavole per il trasferimento, cannucce per bere, borracce, rialzi per wc, ecc!
Ovviamente esagero, ma neanche tanto! In ogni caso, grazie all’Amore innanzi tutto ed a questi ausili, sto tornando, se pur a volte faticosamente, alla vita.
Giorni fa, nonostante un po’ di paura siamo usciti, destinazione: pizzeria! Non ricordo quanti anni fa è stata l’ultima volta che ci sono andato, per non parlare da quanto tempo non sentivo il profumo del forno a legna! È stato, di fatto, il nostro “primo appuntamento”!Siamo stati benissimo e la pizza, che buona!
Presa la “doggy bag”, siamo risaliti in macchina e seguito il lungomare fino a Trapani. Le note di “Life on Mars?” di David Bowie con stereo “a palla” e finestrino aperto, hanno accompagnato la riscoperta di un mondo ormai alieno. Per ora queste uscite sono veloci, prima pochi chilometri senza scendere dall’auto, poi un giretto stando attento agli spasmi, poi una pizza, poi si vedrà! Ora incomincio a ricordare cosa vuol dire “vivere”.
Escludendo (per ora) il bungee jumping, vediamo cosa potremo fare in futuro! 😉

Aznalubma 🚨
Con labbra e lingua grigio-blu, dopo due giorni senza andare in bagno e con forti dolori al ventre, abbiamo chiamato il 112.
Arrivata l’ambulanza, gli addetti mi hanno caricato sulla barella e siamo partiti per il pronto soccorso. Lì, pochi minuti per l’accettazione e siamo stati parcheggiati in corsia, in attesa della visita.
Dopo un controllo veloce, il responso è stato rapido: ho avuto un “blocco totale”. La vescica era piena fino all’orlo, l’intestino era più libero ma comunque bloccato ed i reni, di conseguenza, erano sofferenti. Mi hanno messo il catetere vescicale e subito ho cominciato a svuotarmi.
Abbiamo passato i vari momenti di attesa tra un controllo e l’altro in una camera con altre persone. Un anziano, non volendo stare sdraiato col catetere, se lo è sfilato più volte cercando di urinare contro il muro, alzando curiosamente la gamba come un cane. Ovviamente la moglie (la brutta copia di Shirley Temple con gli occhi di Bette Davis e la voce di Shrek, in quanto fumatrice) cercava di calmarlo mentre un’infermiera, entrando di corsa, gli urlava di fermarsi. Questa scenetta si è ripetuta più volte. I due coniugi, molto ruspanti di aspetto, modi e parlantina, ci facevano ridere così tanto che la mia compagna (lei che poteva) è dovuta uscire dalla stanza più volte in preda alle risate! Di lì a poco, è stato portato in corsia dai carabinieri un ragazzo di colore che, con accento calabrese, ha urlato “aiuto!” per ore.
Dopo tanta attesa, mi hanno portato a fare la TAC. Per fortuna, l’intestino è risultato pieno ma non in modo preoccupante. Sono comunque andato in bagno due giorni dopo. La situazione, nel frattempo, è andata migliorando ed è arrivato il momento di una visita urologica. Il dottore, un giovane particolarmente viscido e dal fare saccente, dopo una semplice ecografia ha ripetuto più volte che sono “da studiare”, ma senza fare diagnosi o ipotesi. La “visita” si è conclusa col suggerimento di un farmaco che avrebbe potuto migliorare una situazione che non avevo, o addirittura peggiorarla! Mi è anche stato dato un appuntamento per una visita di lì ad un mese, tempo durante il quale avrei dovuto tenere il catetere. Ovviamente non ci sono andato!
Finalmente, ci hanno detto che a breve saremmo potuti andare via. Tornati nella stanza con i due anziani, è entrata la nipote dei due: una ragazza alta, imponente ed altrettanto ruspante. Il trittico era da quadretto!
A questo punto, come tornare a casa? I portantini, ci hanno fatto capire che non possono uscire dall’ospedale, anche solo per pochi metri, per mettermi in macchina. Dopo varie telefonate, abbiamo trovato un’ambulanza privata.
Dopo l’ennesima attesa, sono arrivati i due addetti per caricarmi sulla barella e mettermi nell’ambulanza. Un ragazzo magrissimo ed una ragazza, entrambi giovani, gentilissimi ma apparentemente fuori contesto, dopo vari tentativi sono riusciti nell’intento nonostante le ruote della barella che non volevano chiudersi. Arrivati finalmente a casa, rimettermi sulla carrozzina è stato altrettanto complicato.
Tutta la negatività che, in un modo o nell’altro, mi hanno buttato addosso mi ha fatto rischiare la vita. Un altro giorno di attesa ed un infarto sarebbe stato il rischio minore. Nonostante tutto, la nostra vita è tornata alla normalità.
Dopo una decina di giorni, ho deciso di togliere il catetere. Tira tu che tiro anch’io, non si sfilava. Ma come ha fatto quel vecchietto a toglierlo più volte? Forse saggezza popolare?!? Abbiamo fatto una ricerca su internet e scoperto l’arcano. La mia vescica ci ha messo una mesata per tornare alla normalità.
Questo è successo a metà gennaio. Tutto è bene ciò che finisce bene. Cosà succederà la prossima volta?!?

Ogni viaggio ha un primo passo
Finalmente ecco il giorno della partenza! L’ostruzionismo è continuato fino all’ultimo momento. Ho chiesto di registrare un filmato per la mia compagna, da usare come istruzioni per agganciare la carrozzina in macchina, ma il risultato è stato una ripresa di spalle a voce bassa, che non è servita a nulla.
In macchina (ho deciso di partire con la mia), sono stato incastrato come un barile tra valigia e borse varie, che pensavo di far mettere sui sedili. L’inaspettata presenza delle mie nipotine, usate per farmi sentire in colpa perché le stavo “abbandonando”, ha cambiato i miei piani di posizionamento.
Arrivati all’aeroporto di Ciampino, finalmente posso riabbracciare la mia compagna (di ritorno dall’Inghilterra)! Il tempo di vedere un paio di saluti di circostanza da parte di mia sorella e veniamo abbandonati nel parcheggio, col biglietto di uscita in mano.
Tralasciando le difficoltà per uscire dal parcheggio, siamo riusciti ad arrivare all’appartamento preso per passare la notte e rifocillarci, per partire il giorno dopo. Uscire dalla macchina è stato complicato, la valigia era incastrata e una cinghia di blocco per la carrozzina si è anche incastrata, rovinando una ruota. Pur dichiarato come adatto ai disabili, la permanenza in appartamento non è stata facile.
Abbiamo deciso di partire di notte per trovare meno traffico e perché le condizioni atmosferiche stavano peggiorando. Fare mille chilometri sulla carrozzina e seduto distante dalla mia fidanzata all’interno dell’auto, ci ha fatto decidere di sedermi davanti.
Sotto una pioggia sottile, dopo il terzo tentativo per sedermi in auto, su un sedile anteriore molto alto sono caduto, sedendomi sull’asfalto. Rialzarmi è stato impossibile, quindi ho deciso di chiamare il 112. In una zona dove il telefono prende poco e male, dopo la seconda telefonata ed un quarto d’ora di attesa (ancora seduto per terra e sotto la pioggia), sono arrivati i carabinieri.
Con una forza sovrumana, un carabiniere mi ha preso in braccio ed è riuscito a mettermi sul sedile. Caricate in macchina le valigie e chiusa la porta dell’appartamento, il viaggio ha avuto inizio! Ma se questo doveva essere “un viaggio verso il suicidio” (com’è stato apostrofato), mi sento libero di scegliere per la mia vita e se proprio devo morire, lo voglio fare alle mie condizioni.
Sotto la pioggia che nel frattempo era aumentata, con tranquillità, gioia, musica, biscotti e patatine, siamo arrivati alla prima stazione di servizio in autostrada. abbiamo fatto gonfiare le gomme che, nonostante le mie ripetute richieste, nessuno mi ha aiutato a cambiare. Già che c’eravamo, abbiamo fatto cambiare anche i tergicristalli che nessuna delle persone che hanno precedentemente preso in prestito la mia auto, si sono accorti essere ormai “cotti”.
Il viaggio è proceduto tranquillo, da un benzinaio all’altro. Abbiamo incontrato tutte le condizioni atmosferiche possibili tipo pioggia, grandine, raffiche di vento, nebbia e neve! Finalmente, dopo il terzo tentativo, siamo riusciti ad imbarcarci, destinazione: Sicilia! Rimesse le ruote sulla terraferma, il navigatore ci ha fatto arrampicare in cima ad una montagna dove, a causa dei tornanti, ho vomitato a suon di musica tutti i sopracitati biscotti. Ma che panorama!
Altre tre orette di viaggio e siamo finalmente arrivati a casa e la nostra vita insieme è ufficialmente cominciata! Nonostante la gioia per il viaggio appena conclusosi, una domanda si fa insistente: perché non urino da due giorni?
