Falso d’autore

E’ vero, noi disabili abbiamo lo sconto per i concerti. Ma dopo essere diventati matti per capire chi, dove e come comprare i biglietti, quando finalmente riusciamo ad accaparrarcene uno, ci ritroviamo con un anonimo cartoncino arancione.

Ed i biglietti tutti colorati da collezionare di una volta, che fine hanno fatto? Perché noi, già sfigati di nostro, non possiamo averli?!? Di fatto, gli unici biglietti colorati disponibili sono i FanTicket di TicketOne e, per la maggior parte degli eventi, si riescono a scaricare i fac-simile dal sito.

Quindi Photoshop, carta fotografica semilucida, taglierina semiprofessionale ed il gioco è fatto! Così con il biglietto vero si vede il concerto, mentre il “taroccato” si aggiunge al quaderno dei ricordi.

Forse questo discorso non c’entra molto con la disabilità, ma anche questo è un modo per trovare soluzioni e tenere la mente attiva.

Nonostante possa sembrare una sciocchezza, poi, non vedo per quale motivo dobbiamo privarci di un piacere, per quanto ludico o poco importante possa sembrare. L’amor proprio, l’orgoglio, la dignità, non devono essere “cancellati” da una disabilità, leggera o pesante che sia. 🙂

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La sedia elettrica

Concerto finito. Sto aspettando che la mia compagna esca dal bagno. Una bambina, tenuta per mano dal papà, mi saluta sorridendo da lontano. Ricambio entrambi mentre iniziano ad avvicinarsi all’uscita venendo verso di me. Quando mi sono ormai vicini, li raggiunge anche la madre seduta su una carrozzina a motore. La bambina mi punta di nuovo ed indicandola, con  sguardo orgoglioso mi dice: “Mamma ha la sedia elettrica”! Ci siamo guardati tutti ed abbiamo iniziato a ridere, anche se la madre non sembrava essere poi così contenta! In effetti il ragionamento della bimba era impeccabile e logico: se la se la mia sedia era ad autospinta, la madre evidentemente più tecnologica, ne aveva una elettrica! Beati i bambini che non conoscono le assurdità e le atrocità degli adulti. Noi dovremmo recuperare quella semplicità ed impedire loro di perderla. 🙂

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Taggare, che passione!

Un importante strumento dei Social è l’hashtag, un’etichetta che rappresenta il contenuto dei post. E’ quella parola preceduta dal simbolo cancelletto. Va usato saggiamente secondo me, ma con un po’ di “malizia” può attirare qualche pollicione in più! Ed ecco che un post scritto da una persona in #carrozzina come me alla quale piacciono le #moto, che parla con i #bambini che gli chiedono perché stia in #sediaarotelle, che va ai #concerti perché gli piace la #musica, ecc, ottiene mi piace da, in ordine: tre negozi online di accessori per motociclisti, due personal trainer, una sala massaggi, una fabbrica di sedie a rotelle, un negozio di prodotti per il bagnetto dei bambini, una orientale che si fa legare al soffitto mezza nuda, un organizzatore di eventi, un’autoscuola, ecc. Per un disabile in carrozzina è una conquista! Tutto lecito, ci mancherebbe, è il gioco della “rete”! Ma poi mi chiedo quante di queste persone apprezzano il lavoro, o per meglio dire la passione, di un disabile che, attraverso due righe ed un sorriso, vuole dare uno spunto di riflessione e magari un aiutino… 🙂

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Punti di vista

Mi è capitato più volte, parlando con sconosciuti, di dover rispondere alla domanda sul perché fossi in carrozzina. Nulla di strano direi, se non fosse per il punto di vista che genera la domanda. Un bambino, ad esempio, mi chiede “perché stai seduto” partendo da un punto di vista non strutturato o stereotipato. Ma i “grandi” sono il massimo! Chi ha la moto mi ha chiesto se avessi avuto un incidente con la moto, il fissato di automobili se ne avessi avuto uno con la macchina, il militare se fossi invalido di guerra, un sub pensava fossi andato a sbattere contro un relitto a causa di un’onda anomala, un paracadutista pensava ad un incidente col paracadute, e chi ne ha più ne metta! Insomma, è facile guardare le cose dal proprio punto di vista, senza magari avere la voglia di contemplare altre possibilità, com’è altrettanto facile fare una domanda dando per scontata la risposta, o non ascoltarla affatto. Forse dovremmo tutti, disabili e non, aprire un po’ la mente. Come fanno i bambini. 🙂

P.S. È vero, la storia del relitto e del paracadute me la sono inventata, ma il resto no! 😉

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