Anni fa, su Facebook avevo circa 600 followers. Grazie ad un ciclo pubblicitario, sono salito a più di 1200. I nuovi “seguaci” non mi hanno mai “pollicionato” ed una parte dei vecchi followers non credo leggesse i miei post, nonostante mettesse i like.
Non ho mai cercato i “numeri” (di follower o like), ho sempre ricevuto like dai “soliti noti” e la stessa cosa succedeva su Instagram. Queste sono le persone che mi scrivono, che interagiscono con me, che riconosco anche quando non firmano i commenti. E mi piace.
In passato usavamo navigare tra i siti, oggi Facebook è diventata la nuova comfort zone, il “www” di una volta è sparito sostituito dalla “paginetta fb”. Essendo di vecchia scuola, ho puntato sul classico (sonoabilediversamente.com), ma ho dovuto comunque creare una copia del blog sul “faccialibro”.
Poco tempo fa però, col mi solito fare anticonformista e controcorrente ho chiuso la pagina Facebook. Ovviamente, ho preventivamente avvertito tramite due post che però, come mi aspettavo, non sono stati letti né commentati da nessuno.
Questi social sono nati, ovviamente, al fine del profitto. Peccato che lo abbiano fatto, a mio avviso, in modo subdolo. Youtube e la sua “rivoluzione”, dopo anni di grautità chiede il conto, forzandoci a vedere le pubblicità. Non posso credere che non avessero preventivato la saturazione dei server ed i loro costi. Ma ornai, se vuoi pubblicare un video lo carichi lì, non in uno dei competitors tipo Vimeo (e che è?!?). Personalmente, nel mio canale sono l’unico al mondo ad aver caricato la soluzione (fatta da me) di un videogioco. Il ricevere un ringraziamento da uno sconosciuto dall’alta parte del mondo, è stato più gratificante di un’eventuale monetizzazione.
Facebook, dal canto suo, ci chiede dei soldi per “pagare la bolletta” per tenere accesi dei server che contengono le (probabili) minchiate che abbiamo pubblicato quasi 20 anni fa. I vari algoritmi, poi, ci oscurano post testuali, magari pure seri, per suggerirci meme (quindi foto più testo) o post che potrebbero (ma anche no) interessarci, il tutto farcito con pubblicità.
Instagram, invece, non ti fa vedere i post delle persone che segui ma suggerimenti di cose simili. Stando così le cose, rimango col blog ufficiale che, nonostante abbia una versione gratuita, preferisco pagare per usufruire di un servizio vero. Inoltre, inserendo l’email potete ricevere un messaggio che vi avverte di nuovi post. Proprio non riesco ad omologarmi (cosa che mi ha creato non pochi grattacapi), mi rendo conto che il voler ragionare con la mia testa è uno dei miei più grandi limiti!
Ho aperto questo blog per cercare di dare un messaggio attraverso le mie avventure o disavventure, nella speranza di poter ragionare insieme, di avere un confronto. Magari il buon vecchio passaparola potrà permettermi di ricevere “pollicioni sentiti”, se me lo merito ovviamente! Sei un poco ma buono o un poco di buono (perché non mi segui)?!? 😉