Nella mia ingenuità, ancora non capisco come le persone più vicine a noi, siano quello che ci fanno più male. Si inizia col trasferire sugli altri frustrazioni e colpe, fino ad accanirsi solo perché non si ha il coraggio di fare una bella introspezione.
La mia odissea è iniziata prima ancora di nascere quando, come da sua ammissione, mia madre “bussava” sul pancione dicendo “non ti voglio, non ti voglio, non ti voglio”. Quella stessa persona (che di fatto mi ha maledetto), invece di essere contenta perché il figlio disabile ha finalmente trovato l’Amore, il suo angolo di paradiso ed una vita normale, lo rivorrebbe chiuso in casa, ma col portafogli aperto e disponibile; dovrebbe solo fare a botte con gli altri contendenti!
Non è l’unica che negli anni ha travisato le mie parole, dimenticandosi di chiedere chi io sia o per meglio dire, chi sono stato costretto a diventare (facendo un enorme errore di valutazione al ribasso). Molti dei nostri comportamenti non sono causati da episodi della vita ma da come noi li affrontiamo. La classica frase “ormai sono fatto così”, per esempio, per me vuol dire “sono stronzo, lo so e non mi interessa nulla di cambiare”. Purtroppo, sono abituato ad osservare ed ascoltare e questo mi fa fare inevitabilmente un’analisi di coscienza costante.
Questo mio comportamento, l’ho “ereditato”? E’ una “colpa” gentilmente donata dagli avi attraverso i secoli, di generazione in generazione? Non è colpa mia, ma lo diventa se non ho il coraggio di estirparla dalla mia vita. A tal proposito, ho notato che molte persone non ci riescono e finiscono per lamentarsi per un altrui comportamento, agendo di fatto nella medesima maniera!
Non riuscendo a guardarsi dentro per affrontare i loro problemi, la domanda sorge spontanea: perché non rivolgersi ad un cartomante (cartomante per autodefinizione)? Magari uno di quelli che legge le carte ordinandole in modo da infinocchiare la consultante di turno (l’ho visto fare più volte in passato). Il passo successivo è andare dal “mago” da strapazzo di turno, per commissionare inutili “macumbe” (povere galline e chi capisce, capisce).
Spesso, le cose succederanno seguendo il proprio corso naturale (ho visto anche questo), è inutile buttare soldi. Un’introspezione sarebbe più economica e produttiva. Se, infine, il destinatario di queste “attenzioni” ne ha passate tante ed ha ormai un carapace degno di una tartaruga centenaria, l’allontanamento selettivo diventa d’obbligo, guidato da buon senso, amor proprio e protezione per terzi.
Sarà il segno zodiacale, sarà l’ascendente, ma sono allergico a questi comportamenti e la malattia, poi, ha ridotto tutto all’essenziale. Questo si è trasformato in una spietatezza che, tra le altre cose, mi fa allontanare sempre più da chi cerca di avvicinarsi (o trattenermi) con secondi fini o chi non vuole progredire nella propria vita. Come una rosa, ho imparato, quasi inconsapevolmente, a proteggermi con le spine. Chi agisce incautamente, può farsi molto male.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questa semplice legge della fisica, va benissimo anche per la crescita personale. E’ una semplice relazione tra causa ed effetto sempre attiva. Ad ogni scelta corrisponde un risultato ma attenzione, il non scegliere è di per sé una scelta con le sue conseguenze. Ho notato infine, che le persone furbe (o che si reputano tali), non sono lungimiranti.
Sono sempre stato presente a me stesso, nel bene e nel male e cosciente delle mie scelte (e loro conseguenze). Purtroppo, in molti non fanno lo stesso. Ultimamente ho sentito troppe volte risposte come “non so” oppure “non ricordo”, ho notato che questo è uno stile di vita per alcuni. Non ci sto! In fine, questo allontanamento mi ha permesso di uscire dal torpore nel quale mi avevano “ibernato”. Ho le mie colpe e ci sto lavorando, ma gli altri? Azione e reazione. A questo punto vi chiedo: qual è la vostra “reazione”?
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Aznalubma 🚨
Con labbra e lingua grigio-blu, dopo due giorni senza andare in bagno e con forti dolori al ventre, abbiamo chiamato il 112.
Arrivata l’ambulanza, gli addetti mi hanno caricato sulla barella e siamo partiti per il pronto soccorso. Lì, pochi minuti per l’accettazione e siamo stati parcheggiati in corsia, in attesa della visita.
Dopo un controllo veloce, il responso è stato rapido: ho avuto un “blocco totale”. La vescica era piena fino all’orlo, l’intestino era più libero ma comunque bloccato ed i reni, di conseguenza, erano sofferenti. Mi hanno messo il catetere vescicale e subito ho cominciato a svuotarmi.
Abbiamo passato i vari momenti di attesa tra un controllo e l’altro in una camera con altre persone. Un anziano, non volendo stare sdraiato col catetere, se lo è sfilato più volte cercando di urinare contro il muro, alzando curiosamente la gamba come un cane. Ovviamente la moglie (la brutta copia di Shirley Temple con gli occhi di Bette Davis e la voce di Shrek, in quanto fumatrice) cercava di calmarlo mentre un’infermiera, entrando di corsa, gli urlava di fermarsi. Questa scenetta si è ripetuta più volte. I due coniugi, molto ruspanti di aspetto, modi e parlantina, ci facevano ridere così tanto che la mia compagna (lei che poteva) è dovuta uscire dalla stanza più volte in preda alle risate! Di lì a poco, è stato portato in corsia dai carabinieri un ragazzo di colore che, con accento calabrese, ha urlato “aiuto!” per ore.
Dopo tanta attesa, mi hanno portato a fare la TAC. Per fortuna, l’intestino è risultato pieno ma non in modo preoccupante. Sono comunque andato in bagno due giorni dopo. La situazione, nel frattempo, è andata migliorando ed è arrivato il momento di una visita urologica. Il dottore, un giovane particolarmente viscido e dal fare saccente, dopo una semplice ecografia ha ripetuto più volte che sono “da studiare”, ma senza fare diagnosi o ipotesi. La “visita” si è conclusa col suggerimento di un farmaco che avrebbe potuto migliorare una situazione che non avevo, o addirittura peggiorarla! Mi è anche stato dato un appuntamento per una visita di lì ad un mese, tempo durante il quale avrei dovuto tenere il catetere. Ovviamente non ci sono andato!
Finalmente, ci hanno detto che a breve saremmo potuti andare via. Tornati nella stanza con i due anziani, è entrata la nipote dei due: una ragazza alta, imponente ed altrettanto ruspante. Il trittico era da quadretto!
A questo punto, come tornare a casa? I portantini, ci hanno fatto capire che non possono uscire dall’ospedale, anche solo per pochi metri, per mettermi in macchina. Dopo varie telefonate, abbiamo trovato un’ambulanza privata.
Dopo l’ennesima attesa, sono arrivati i due addetti per caricarmi sulla barella e mettermi nell’ambulanza. Un ragazzo magrissimo ed una ragazza, entrambi giovani, gentilissimi ma apparentemente fuori contesto, dopo vari tentativi sono riusciti nell’intento nonostante le ruote della barella che non volevano chiudersi. Arrivati finalmente a casa, rimettermi sulla carrozzina è stato altrettanto complicato.
Tutta la negatività che, in un modo o nell’altro, mi hanno buttato addosso mi ha fatto rischiare la vita. Un altro giorno di attesa ed un infarto sarebbe stato il rischio minore. Nonostante tutto, la nostra vita è tornata alla normalità.
Dopo una decina di giorni, ho deciso di togliere il catetere. Tira tu che tiro anch’io, non si sfilava. Ma come ha fatto quel vecchietto a toglierlo più volte? Forse saggezza popolare?!? Abbiamo fatto una ricerca su internet e scoperto l’arcano. La mia vescica ci ha messo una mesata per tornare alla normalità.
Questo è successo a metà gennaio. Tutto è bene ciò che finisce bene. Cosà succederà la prossima volta?!?

Errata corrige
Ho scritto il mio ultimo post e l’ho pubblicato anche se non mi piaceva. Ho deciso di cancellarlo e ripubblicarlo riveduto e corretto, dando il giusto peso a determinati argomenti. Chi fin’ora mi ha voluto “carcerato”, deve capire che è l’Amore incondizionato a vincere, non il senso del dovere, tanto per dirne una. Stay tuned!
Genio o follia?
Quando metto un CD nella custodia, lo metto sempre dritto. Al di là del discorso che “tutto ha un senso”, lo faccio si per pignoleria, ma anche per praticità.
Quando lavoravo, avevo a che fare con i raccoglitori. Almeno due dischi per pagina che, se storti, mi costringevano a girare tutto per leggere, su ogni disco, il relativo contenuto. Peccato che, evidentemente, i miei colleghi non erano dello stesso avviso!
Ormai i CD sono quasi inutili, è vero. Tra servizi in streaming ed mp3, sembrano superflui. Aggiungiamoci anche il fatto che le mie mani, ormai, mi impediscono di sfogliarne il libricino. E allora, perché “accanirsi”?
Tra raccolte, singoli, cofanetti, usato e quant’altro, evitando le rimasterizzazioni fatte da incompetenti e le versioni Deluxe fatte “raschiando il barile”, si trovano cose molto interessanti, che i suddetti servizi non hanno.
La pulizia del disco, il cambio della custodia rotta (con una identica), diventa un rito. La conversione in MP3 e la relativa ricerca di informazioni da includere, diventa un’introspezione ed uno studio. Il rito si conclude con il rimettere il CD al suo posto. Dritto!
Per chi dovesse avere ancora dei dubbi, quando sfogliate un libro, la pagina successiva non è mica scritta sottosopra (e qui, i contestatori, muti)! Genio, o follia? 😉
PS. La foto è un test, un fotogramma di in filmato fatto con poca luce, dopo aver lavato i capelli, spettinato e con le unghie da sistemare. Mi è costata tanta fatica, non è bella nonché fuori contesto, ma è comunque un momento di vita, per chi sa osservare.
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Puro spirito
È arrivato il caldo e vengono a mancare le poche forze rimaste. Il condizionatore aiuta, ma basta una finestra aperta in un’altra stanza, per farmi crollare.
I muscoli del collo si affaticano, facendo cedere man mano tutta la colonna. Le mani si chiudono ed il cervello è l’unica cosa che funziona.
Penso, soprattutto di notte perché non dormo, a tutto quello che potrei fare. CD da sentire, videogiochi da finire, puzzle da fare, mercatini da vedere, ecc.
Non compro più vestiario, uscendo un paio di volte l’anno le magliette e le ascarpe, tutte particolari e scelte con cura a suo tempo, le inserirò nel testamento perché sono ancora nuove! Quindi, non lamentarti se devi fare il cambio di stagione, puoi scegliere cosa indossare ed uscire.
Avevo tanti attrezzi per il mio lavoro, ma sto eliminando gli ultimi. Non avendo le forze per farlo, sono costretto a chiedere aiuto, magari a chi non capisce una parola di italiano e/o lo fa controvoglia. Butto tutto! E no! Mi serve una mano anche per questo! Non lamentarti se hai tante cose, perché hai la forza di usarle, fare una cernita ed averne cura. Soprattutto, quando torni in camera (dopo essere stato in bagno per due ore) non hai nessuno che, in tua assenza, ha spostato tutto impedendoti di raggiungere gli oggetti di uso quotidiano.
Mi mancano i colori e gli odori di un mercatino, ma mi serve qualcuno che mi ci accompagni, dopo avermi vestito. Non lamentarti del mal di schiena. Magari, basta una fascia elastica per alzarsi dal letto o dalla sedia, per fare quello che vuoi.
Allora scrivo. Ma come? Le unghie sono lunghe ma non riesco a tagliarle. Chiedo al badante. Ma chi, quello che la prima (nonché ultima) volta, me le ha letteralmente “amputate”? Chiedo “l’aiuto del pubblico” e coinvolgo santa sorella. Ma nonostante questo, le dita non si aprono. Mi rimane il pennino, impugnato come un pugnale. Forse è meglio provare il dettato, ma chi mi tiene il telefono vicino alla bocca? Per non parlare delle successive, innumerevoli correzioni. Mi limiterò a scrivere poco, tanto ho tutta la notte per riorganizzare le idee e continuare il giorno dopo. Tu che puoi, non lamentarti se non hai molte esperienze da “lasciare ai posteri”, perché puoi sempre farne delle nuove.
Va beh, gioco un po’, livello di difficoltà “poppante” e l’aiuto di accessori inventati da me, collegati ad un controller per disabili. Primo quadro, ho vinto! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro. Secondo quadro… Non lamentarti.
Scrivendo queste cose mi libero, in qualche modo. Mi metto a nudo. Ah, no, lo sono già! Addosso ho solo una canottiera ed un grembiule, per conservare un po’ di decenza e dignità. E poi, vuoi mettere la praticità di alzarlo, per svuotare la vescica in un urinale, che poi deve essere svuotato da qualcun altro? Non lamentarti se hai tante cose da fare, perché tu le puoi fare.
Quando ero un ragazzo, non mi sono mai preoccupato dell’eventualità di innamorarmi di una ragazza disabile. Ho sempre pensato che, con l’Amore, avremmo potuto fare tutto. Insieme, nonostante le difficoltà. Poi, sono stato io a diventarlo. Non lamentarti se ti pesa la vita “in famiglia”, lava i piatti col sorriso, come se fosse un gioco. Pensa con chi li userai la prossima volta. Sii grato.
Feci la barba sulla guancia sinistra, poi la destra. Mi guardai allo specchio e mi piacque il pizzetto. Questo, trent’anni fa e dall’epoca non l’ho mai più tagliato. Ormai devo farmi fare la barba dal badante di turno, che magari oggi ha il “rasoio creativo”. Non lo taglierò mai, fa parte di me. Stesso vale per i capelli, nonostante mi sia sentito dire che ad una certa età vanno tagliati, perché più pratici. A tal proposito, mi sono stampato la foto del bassista degli Alice In Chaims, che scrisse sul basso (traduco il senso) che “gli amici non lasciano che gli amici si taglino i capelli” (riferendosi ai Metallica, che erano da poco stati dal parrucchiere). Non lamentarti se ti manca qualcosa che puoi comunque ottenere con le tue forze, perché l’importante è che non manchi mai l’amor proprio e la consapevolezza di sé.
Sono sempre stanco ma non mi serve sentirmi consigliare un pisolino. Ci vuole almeno una persona che mi aiuti a mettermi a letto. L’attenzione che mi serve, di fatto, mi fa svegliare. La fatica che faccio, è maggiore di ciò che posso recuperare. Uun consiglio, spesso serve di più a chi lo dà, che a chi lo riceve. Abbi fiducia nelle persone che stimi, anche se a fin di bene, tutto può diventare un insulto.
Il detto dice che per conoscere qualcuno, devi camminare con le sue scarpe. Le mie sono nuove, cosa pensi di capire? In ogni caso, te le darei rattoppate. Non ho bisogno di essere compatito e non mi piace riversare il mio dolore sugli altri. Se mi senti lamentare, vuol dire che “il vaso è traboccato” da tempo. Non lamentarti con un disabile, a meno che non sia lui a dartene il permesso. Non lamentarti, non dire “ti capisco”, tantomeno “non puoi capire”. Proprio perché ho la “fortuna” di avere gli strumenti per capire, so che non potrei mai capirti appieno. Non sono te e porto il 44, probabilmente le tue scarpe non mi entrano! Non lamentarti, fai prima!
Sempre a causa del caldo, “l’ascella pezzata” è dietro l’angolo. Bastano cinque minuti per una doccia. Peccato che io sia costretto a farmi lavorare a rate, un pezzo al giorno. Tu che puoi lavati, potrebbe piacerti.
Quante cose fanno per me. Sembrerebbe quasi che io voglia essere “servito e riverito”. Il concetto inizia a fare acqua quando, dicendo “prendi la scatola in alto a sinistra”, mi sento chiedere “quale, questa?” indicando quella in basso a destra. È veramente estenuante. In pratica mi stanco lo stesso, ma per interposta persona.
A questo punto, ci vorrebbe un bel piatto di spaghetti alla carbonara! Ma di nascosto, perché sono costretto a mangiarli spezzati e col cucchiaio! Ma non dirlo a nessuno o rischio il linciaggio!
Tutto questo mi fa incazzare (il termine è appropriato), ma cerco di trasformare la rabbia in carburante per andare avanti, consapevole del fatto che c’è chi sta peggio, suo malgrado.
L’anima ha bisogno di un corpo per interagire col mondo e con gli altri, per fare esperienze. Quando i cinque sensi iniziano a cedere, diventa difficile. Certo, posso quasi dire di essere tornato puro spirito! Scherzi a parte, spesso gli eventi traumatici spianano la strada della crescita personale, se la vuoi intraprendere. Altrimenti, non lamentarti.
Avrei tanti altri esempi da scrivere, ma so che c’è chi sta peggio di me, quindi mi fermo e ringrazio. Adesso, invece di pensare “mi dispiace”, fai un sorriso! 🙂
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In cima alla collina
La nipotina grande, si travestirà da Max a carnevale, è il personaggio di “Stranger Things” col walkman. Mia sorella ne ha trovato uno, ma serve un’audiocassetta!
Rovistando in salone, sono saltate fuori un paio di classiche TDK da registrare, ma per fare le cose fatte bene, ne serve una di Kate Bush, magari con “Running up that hill”!
Mia sorella ha cercato le offerte migliori tra l’usato, che poi ho controllato eliminando vendite oltre oceano, dogana, ecc ed ho proceduto all’acquisto!
Quando tutto sarà pronto, mia nipote vuole fare un salto nel passato. Vedrà come sentivamo la musica, senza possibilità di saltare da una canzone all’altra, le batterie che si scaricano subito, il fruscio di sottofondo e la perversa relazione tra matita e buchi della cassetta!
Sarà un modo per enfatizzare il concetto che, a conti fatti, si sta bene anche avendo di meno. So che non serve, è una delle cose che già sa, ma magari ne prende consapevolezza.
Ne approfitterò per farle conoscere Peter Gabriel, col quale Kate ha duettato nella di lui “Don’t give up”, nonché la cover dei Placebo. Comunque, la farò stare mezz’ora a riavvolgere la cassetta usando la matita, perché la canzone che le piace è la prima del lato B! 😉
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Resoconto?
Non credo di aver mai sentito dire “uh quanto mi dispiace che l’anno sia finito, è stato così bello”! Tutti sempre a lamentarsi dell’anno appena passato. Ma sarà vero?
Per quanto mi riguarda, l’anno scorso sono uscito di casa solo un paio di volte, ho avuto, ed ho tutt’ora, gravi problemi e carenze con l’assistenza alla persona, le mie relazioni interpersonali sono solo telefoniche, ecc.
Visto così, non è stato un buon anno, ma mi sono stufato di praticare quello che mi sembra essere lo sport nazionale, cioè lamentarsi. Non è possibile che, in tutto questo tempo, non ci sia nulla da poter interiorizzare.
A livello globale, è innegabile che la situazione non sia buona, ma a livello personale? Sento dire troppo spesso l’esposizione “speriamo che” e non mi piace.
Posso sperare che domani non piova, perché non ho nessun potere decisionale sul tenpo atmosferico, ma non posso farlo se in ballo c’è qualcosa che posso gestire, anche solo parzialmente.
Se il proverbio dice “aiutati che dio ti aiuta”, non vuol dire, forse, che dobbiamo essere noi per primi a fare le cose? Solo in questo caso, può arrivare il conseguente “aiuto divino” o ricompensa. Diventa, se mai, difficile estromettere chi, volontariamente o inconsapevolmente, ci rema contro.
Tornando, quindi, al resoconto di fine anno, è possibile che sarebbe potuto andare meglio, se solo avessimo fatto qualcosa? E quel “qualcosa” non potrebbe essere stato il cercare il lato positivo e l’inserimento in ogni evento?
Ho incrociato il cammino, o forse dovrei dire la stasi, di qualche “caso umano”, ma questo mi ha insegnato ad essere ancora piu attento ad alcuni dettagli. Ho potuto anche, di conseguenza, apprezzare persone dal “cuore d’oro”.
Quindi no, non è stato un anno scintillante, tutt’altro, ma preferisco pensare alla consapevolezza che ho guadagnato. Certo, sapere perché alcune cose siano bloccate e non si riescano a sbloccare non fa piacere, ma almeno so che devo vederle in modo diverso, almeno per ora…
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Scatti accidentali
Prendendo lo smartphone con le mani che mi ritrovo, a volte scatto foto per errore. Il pulsante laterale per la fotocamera, aiuta ulteriormente!
Ogni tanto, devo dire, ne esce qualcuno interessante. Tra lenzuola, angoli di scrivania o pantaloni, tutto rigorosamente mosso e sfuocato, qualcosa di irriconoscibile prende forma.
Forse è una nuova e personale forma d’arte?!? Sicuramente è qualcosa di astratto che piega la monotonia quotidiana quando trovo, magari a distanza di giorni, questi scatti.
In ogni caso, se vista dal verso giusto, equivale a trasformare un problematica, le mie mani maldestre, in qualcosa di leggero, invece di piangersi addosso. Ogni cosa, vista dal verso giusto, può trasformarsi in un’opportunità.
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Campagna sottoscrizioni
Ho pubblicato gli ultimi post senza foto, non ne avevo di recenti da utilizzare e mi sembrava assurdo non poter pubblicare, per questo motivo. Ho voluto “rischiare” e, come preventivato, il numero di visualizzazioni si è ridotto molto. Ma condivido pensieri, ragionamenti, non “tettorali e lardominali” che hanno bisogno di un riscontro visivo!
Gli assurdi algoritmi dei vari social danno priorità ad una foto, meglio se con una scritta, anziché ad un semplice testo. Anche i più attenti ed assidui followers, per questo motivo, non hanno visualizzato i post. Allontanarmi dai soliti social e non comportandomi come vogliono loro, mi ha fatto diventare quasi invisibile, ma non me ne pento. Non ho mai seguito gli schemi, non vedo perché dovrei cominciare proprio ora.
Il blog dà la possibilità di iscriversi alla mailing list, questo permette di ricevere un’email di notifica quando pubblico qualcosa. Si ha così la certezza, anziché la speranza, di essere informati. E per i Like ed i commenti?!? Non ci sono scuse, potete metterli direttamente lì, anche anonimamente!
Se il mio interesse fosse solo “numerico”, potrei inserire nella lista, autonomamente, tutti gli indirizzi email che conosco, più quelli che leggo in chiaro tra i destinatari dello spam che ricevo. Voglio, invece che l’eventuale sottoscrizione sia una scelta, non ho bisogno di “allisciare” il mio ego. Quindi iscrivetevi!
Di norma, si inizia a scrivere un blog per sé stessi. Nel mio caso, si aggiunge la voglia di condividere i pensieri, farli crescere, magari nutriti dai pensieri altrui. Potrebbe essere quindi un inaspettato aiuto, una fonte di ispirazione o chi sa cos’altro, per tutti. Il mio unico piacere è vedere il numero di accessi agli articoli. Questo, nel mio immaginario, significa che i miei pensieri sono stati letti e, magari, apprezzati.
Accantonando la, seppur remota, possibilità che io scriva stupidaggini (!), con più di 1200 follower, ricevere solo cinque “pollicioni” (quattro dei quali sono di parenti!), vuol dire che qualcosa non va. Voglio spezzare l’ennesimo anello della catena e chiedo a voi un aiuto. Chi mi seguirà?!? Coraggio, iscrivetevi in massa, ditelo anche agli amici! Lo so che vi fa piacere!
… Vi fa piacere, vero?!?
… Ma si che vi fa piacere… 😉
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A te la scelta
Durante una delle innumerevoli serate davanti ai soliti telefilm, alcune parole mi hanno ricordato di una serie di frasi, sentite in altri momenti ed altri contesti. L’argomento era il fare una scelta, magari quella giusta, al momento giusto!
C’è sempre un forte scambio energetico, spesso inconsapevole, tra ognuno di noi e l’universo (ma lo potete chiamare come vi pare). Se qualcosa, o qualcuno, entra ora nella nostra vita, vuol dire che ora è il momento giusto. Se no, semplicemente, sarebbe successo in un altro momento!
A tal proposito, mi viene in mente l’occasione nella quale, da giovane, una ragazza mi disse “tu sei l’uomo giusto al momento sbagliato”. Viene da sé che fosse quello il momento giusto, ma evidentemente non supportato della giusta sicurezza in sé e, perché no, curiosità da parte sua. Ci facemmo una bella risata!
Questo introduce al libero arbitrio. Ma è poi davvero così libero? Se le alternative ad una scelta si concludessero con la vita o la morte, probabilmente la facoltà di scegliere sarebbe, almeno in parte, indirizzata inevitabilmente verso una delle scelte. Anche le parole usate per porle, hanno la loro rilevanza. Sta a noi, quindi, liberarci del “superfluo”, che si chiami credenza, abitudine, stereotipo, o qualsiasi altra cosa che potremmo racchiudere nella parola “paura”.
La paura, in fondo, non è la preoccupazione che avvenga, forse, in futuro, eventualmente, qualcosa che potrebbe presumibilmente non piacerci?!?
E se, a questo punto, non scegliessimo nulla? O peggio, se delegassimo altri, magari camuffandoci sotto una richiesta di consiglio? Non scegliere, è di per sé una scelta, anche pericolosa direi. Soprattutto per noi stessi.
Scelgo quindi, ora, una camomilla al miele con sottofondo musicale. Chi vuole farmi compagnia?!? 😉
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