Azione a reazione

Nella mia ingenuità, ancora non capisco come le persone più vicine a noi, siano quello che ci fanno più male. Si inizia col trasferire sugli altri frustrazioni e colpe, fino ad accanirsi solo perché non si ha il coraggio di fare una bella introspezione.

La mia odissea è iniziata prima ancora di nascere quando, come da sua ammissione, mia madre “bussava” sul pancione dicendo “non ti voglio, non ti voglio, non ti voglio”. Quella stessa persona (che di fatto mi ha maledetto), invece di essere contenta perché il figlio disabile ha finalmente trovato l’Amore, il suo angolo di paradiso ed una vita normale, lo rivorrebbe chiuso in casa, ma col portafogli aperto e disponibile; dovrebbe solo fare a botte con gli altri contendenti!

Non è l’unica che negli anni ha travisato le mie parole, dimenticandosi di chiedere chi io sia o per meglio dire, chi sono stato costretto a diventare (facendo un enorme errore di valutazione al ribasso). Molti dei nostri comportamenti non sono causati da episodi della vita ma da come noi li affrontiamo. La classica frase “ormai sono fatto così”, per esempio, per me vuol dire “sono stronzo, lo so e non mi interessa nulla di cambiare”. Purtroppo, sono abituato ad osservare ed ascoltare e questo mi fa fare inevitabilmente un’analisi di coscienza costante.

Questo mio comportamento, l’ho “ereditato”? E’ una “colpa” gentilmente donata dagli avi attraverso i secoli, di generazione in generazione? Non è colpa mia, ma lo diventa se non ho il coraggio di estirparla dalla mia vita. A tal proposito, ho notato che molte persone non ci riescono e finiscono per lamentarsi per un altrui comportamento, agendo di fatto nella medesima maniera!

Non riuscendo a guardarsi dentro per affrontare i loro problemi, la domanda sorge spontanea: perché non rivolgersi ad un cartomante (cartomante per autodefinizione)? Magari uno di quelli che legge le carte ordinandole in modo da infinocchiare la consultante di turno (l’ho visto fare più volte in passato). Il passo successivo è andare dal “mago” da strapazzo di turno, per commissionare inutili “macumbe” (povere galline e chi capisce, capisce).

Spesso, le cose succederanno seguendo il proprio corso naturale (ho visto anche questo), è inutile buttare soldi. Un’introspezione sarebbe più economica e produttiva. Se, infine, il destinatario di queste “attenzioni” ne ha passate tante ed ha ormai un carapace degno di una tartaruga centenaria, l’allontanamento selettivo diventa d’obbligo, guidato da buon senso, amor proprio e protezione per terzi.

Sarà il segno zodiacale, sarà l’ascendente, ma sono allergico a questi comportamenti e la malattia, poi, ha ridotto tutto all’essenziale. Questo si è trasformato in una spietatezza che, tra le altre cose, mi fa allontanare sempre più da chi cerca di avvicinarsi (o trattenermi) con secondi fini o chi non vuole progredire nella propria vita. Come una rosa, ho imparato, quasi inconsapevolmente, a proteggermi con le spine. Chi agisce incautamente, può farsi molto male.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questa semplice legge della fisica, va benissimo anche per la crescita personale. E’ una semplice relazione tra causa ed effetto sempre attiva. Ad ogni scelta corrisponde un risultato ma attenzione, il non scegliere è di per sé una scelta con le sue conseguenze. Ho notato infine, che le persone furbe (o che si reputano tali), non sono lungimiranti.

Sono sempre stato presente a me stesso, nel bene e nel male e cosciente delle mie scelte (e loro conseguenze). Purtroppo, in molti non fanno lo stesso. Ultimamente ho sentito troppe volte risposte come “non so” oppure “non ricordo”, ho notato che questo è uno stile di vita per alcuni. Non ci sto! In fine, questo allontanamento mi ha permesso di uscire dal torpore nel quale mi avevano “ibernato”. Ho le mie colpe e ci sto lavorando, ma gli altri? Azione e reazione. A questo punto vi chiedo: qual è la vostra “reazione”?

Basterebbero due patatine

Ieri, tornata dal supermercato, la mia compagna mi ha raccontato a cosa ha assistito mentre era in fila, davanti al bancone della gastronomia.

Un papà, anch’egli in fila, teneva in braccio il figlio piccolo. Il bambino, stufo per l’attesa, stava piangendo copiosamente, dando non poco fastidio alle altre persone in fila, già stanche per l’attesa.

Ad un tratto, una cuoca è uscita dalla cucina con in mano un piccolo cartoccio con delle patatine fritte, è andata velocemente dal bambino zigzagando tra le persone in fila e glielo ha offerto. Il bambino ha smesso di piangere, ha fatto un bel sorriso ed ha cominciato a mangiarle.

In un periodo storico come questo (l’ennesimo) gesti semplici, autentici ed amorevoli come questi sono rari. Basterebbero un paio di patatine in più, per rendere il mondo un posto migliore…

Sfumature

La musica è il perno della nostra vita. Ci confrontiamo costantemente suggerendoci gruppi musicali o chiedendoci: “come si chiamava quella che faceva nananà”?!? La raccolta musicale continua a crescere ed a me va il compito di fare da deejay (non potendola aiutare materialmente). Mentre la mia compagna cucina, io sto al PC creando playlists e mettendo canzoni in linea con il “mood” del momento.

Passando da successi anni ’70 a post-punk e brit-pop, ho fatto notare alla mia compagna che molti artisti con cognomi “colorati”, non solo in campo musicale, sono del colore opposto.
Jack Black è bianco,
Franco Nero è bianco,
Barry White è nero,
Jackson Browne è bianco,
ecc.
L’unico a non seguire quella che sembra essere una regola, è James Brown, forse perché lui “waaah, I feel good”! Questa cosa dà da riflettere! Avete altri nomi da suggerirci?!? Nel frattempo, buon ascolto!

P.S. In foto, margherite viola del nostro giardino!

Il nostro Amore è differente

Sottotitolo: Parodia di un Amore.

C’è chi comincia con un appuntamento romantico o un’inaspettata notte di passione e c’è chi comincia con emissioni gassose fuori programma e perette per convogliare il “magma”! Ma il massimo della carrellata di fuori programma è stato quando, al momento del primo brindisi di Natale, mi è quasi scappata la pipì… La nostra casa ora è come una voliera piena di pappagalli e ce n’è sempre uno a portata di mano e di sfondo a qualche foto (la mia compagna legge e ride)!

Come ho scritto in precedenza, basta organizzarsi! Prima di partire la prima volta a dicembre abbiamo fatto una serie di ordini online di oggetti per rendere facile la mia permanenza, ad oggi la casa, che è ormai la nostra casa, è disseminata di pappagalli, tavole per il trasferimento, cannucce per bere, borracce, rialzi per wc, ecc!

Ovviamente esagero, ma neanche tanto! In ogni caso, grazie all’Amore innanzi tutto ed a questi ausili, sto tornando, se pur a volte faticosamente, alla vita.

Giorni fa, nonostante un po’ di paura siamo usciti, destinazione: pizzeria! Non ricordo quanti anni fa è stata l’ultima volta che ci sono andato, per non parlare da quanto tempo non sentivo il profumo del forno a legna! È stato, di fatto, il nostro “primo appuntamento”!Siamo stati benissimo e la pizza, che buona!

Presa la “doggy bag”, siamo risaliti in macchina e seguito il lungomare fino a Trapani. Le note di “Life on Mars?” di David Bowie con stereo “a palla” e finestrino aperto, hanno accompagnato la riscoperta di un mondo ormai alieno. Per ora queste uscite sono veloci, prima pochi chilometri senza scendere dall’auto, poi un giretto stando attento agli spasmi, poi una pizza, poi si vedrà! Ora incomincio a ricordare cosa vuol dire “vivere”.

Escludendo (per ora) il bungee jumping, vediamo cosa potremo fare in futuro! 😉