Ti serve una macchina? Che problema c’è, il concessionario ti suggerirà un bel prestito! Ti serve una casa? Basta pensarlo e Facebook ti proporrà una valanga di mutui! A te! Si, perché tu puoi camminare!
Se un disabile prova a chiedere un prestito, una carta di credito o simili, l’unica cosa che ottiene è una porta chiusa in faccia. La pensione di invalidità non è pignorabile, quindi noi non diamo garanzie. Per gli istituti di credito diventiamo invisibili, tranne che per mandarci le pubblicità di prestiti ai quali non potremo mai accedere. Certo, se il “paparino” di turno dà le garanzie non ci sono problemi, ma mi chiedo: se hai il “paparino”, a che ti serve un prestito?!?
Tra carrozzina da cambiare e col poggiapiedi rotto, macchina da sistemare ecc, visto che i miei soldi li ho stupidamente prestati a mia sorella un paio di anni fa (e mai più rivisti), sono stato costretto a provare a richiedere un prestito. Ho chiamato il numero verde e spiegato la mia situazione. L’addetto, ovviamente, mi ha detto che non ci sarebbero stati problemi. Con un po’ di scetticismo, ho finito la procedura di richiesta online. Come puoi immaginare, chiedere in prestito (di fatto i miei) soldi, non ha dato buon esito.
Sono su una carrozzina da meno di dieci anni, la mia vita l’ho fatta, la mia prima macchina la presi a rate (perché lavoravo), qualche viaggio l’ho fatto (e continuo a farne) ecc, ma chi in carrozzina ci nasce, come fa? Il “poverino” che spesso ci sentiamo dire sottovoce, magari in fila alla cassa del supermercato, non dovrebbe essere rivolto alla nostra condizione fisica ma al modo col quale la società ci tratta.
A questo punto, le questioni diventano due. Se da un lato la società ti trasforma da disabile (diversamente abile) ad invalido, dall’altro le persone (spesso le più insospettabili) si approfittano di noi, possibilmente addossandoci la colpa, per esempio, per averci “dovuto” accompagnare ad un concerto, gratis (ed è successo più volte).
Da quale punto cominciamo?!?