Genio o follia?

Quando metto un CD nella custodia, lo metto sempre dritto. Al di là del discorso che “tutto ha un senso”, lo faccio si per pignoleria, ma anche per praticità.

Quando lavoravo, avevo a che fare con i raccoglitori. Almeno due dischi per pagina che, se storti, mi costringevano a girare tutto per leggere, su ogni disco, il relativo contenuto. Peccato che, evidentemente, i miei colleghi non erano dello stesso avviso!

Ormai i CD sono quasi inutili, è vero. Tra servizi in streaming ed mp3, sembrano superflui. Aggiungiamoci anche il fatto che le mie mani, ormai, mi impediscono di sfogliarne il libricino. E allora, perché “accanirsi”?

Tra raccolte, singoli, cofanetti, usato e quant’altro, evitando le rimasterizzazioni fatte da incompetenti e le versioni Deluxe fatte “raschiando il barile”, si trovano cose molto interessanti, che i suddetti servizi non hanno.

La pulizia del disco, il cambio della custodia rotta (con una identica), diventa un rito. La conversione in MP3 e la relativa ricerca di informazioni da includere, diventa un’introspezione ed uno studio. Il rito si conclude con il rimettere il CD al suo posto. Dritto!

Per chi dovesse avere ancora dei dubbi, quando sfogliate un libro, la pagina successiva non è mica scritta sottosopra (e qui, i contestatori, muti)! Genio, o follia? 😉

PS. La foto è un test, un fotogramma di in filmato fatto con poca luce, dopo aver lavato i capelli, spettinato e con le unghie da sistemare. Mi è costata tanta fatica, non è bella nonché fuori contesto, ma è comunque un momento di vita, per chi sa osservare.

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Puro spirito

È arrivato il caldo e vengono a mancare le poche forze rimaste. Il condizionatore aiuta, ma basta una finestra aperta in un’altra stanza, per farmi crollare.

I muscoli del collo si affaticano, facendo cedere man mano tutta la colonna. Le mani si chiudono ed il cervello è l’unica cosa che funziona.

Penso, soprattutto di notte perché non dormo, a tutto quello che potrei fare. CD da sentire, videogiochi da finire, puzzle da fare, mercatini da vedere, ecc.

Non compro più vestiario, uscendo un paio di volte l’anno le magliette e le ascarpe, tutte particolari e scelte con cura a suo tempo, le inserirò nel testamento perché sono ancora nuove! Quindi, non lamentarti se devi fare il cambio di stagione, puoi scegliere cosa indossare ed uscire.

Avevo tanti attrezzi per il mio lavoro, ma sto eliminando gli ultimi. Non avendo le forze per farlo, sono costretto a chiedere aiuto, magari a chi non capisce una parola di italiano e/o lo fa controvoglia. Butto tutto! E no! Mi serve una mano anche per questo! Non lamentarti se hai tante cose, perché hai la forza di usarle, fare una cernita ed averne cura. Soprattutto, quando torni in camera (dopo essere stato in bagno per due ore) non hai nessuno che, in tua assenza, ha spostato tutto impedendoti di raggiungere gli oggetti di uso quotidiano.

Mi mancano i colori e gli odori di un mercatino, ma mi serve qualcuno che mi ci accompagni, dopo avermi vestito. Non lamentarti del mal di schiena. Magari, basta una fascia elastica per alzarsi dal letto o dalla sedia, per fare quello che vuoi.

Allora scrivo. Ma come? Le unghie sono lunghe ma non riesco a tagliarle. Chiedo al badante. Ma chi, quello che la prima (nonché ultima) volta, me le ha letteralmente “amputate”? Chiedo “l’aiuto del pubblico” e coinvolgo santa sorella. Ma nonostante questo, le dita non si aprono. Mi rimane il pennino, impugnato come un pugnale. Forse è meglio provare il dettato, ma chi mi tiene il telefono vicino alla bocca? Per non parlare delle successive, innumerevoli correzioni. Mi limiterò a scrivere poco, tanto ho tutta la notte per riorganizzare le idee e continuare il giorno dopo. Tu che puoi, non lamentarti se non hai molte esperienze da “lasciare ai posteri”, perché puoi sempre farne delle nuove.

Va beh, gioco un po’, livello di difficoltà “poppante” e l’aiuto di accessori inventati da me, collegati ad un controller per disabili. Primo quadro, ho vinto! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro. Secondo quadro… Non lamentarti.

Scrivendo queste cose mi libero, in qualche modo. Mi metto a nudo. Ah, no, lo sono già! Addosso ho solo una canottiera ed un grembiule, per conservare un po’ di decenza e dignità. E poi, vuoi mettere la praticità di alzarlo, per svuotare la vescica in un urinale, che poi deve essere svuotato da qualcun altro? Non lamentarti se hai tante cose da fare, perché tu le puoi fare.

Quando ero un ragazzo, non mi sono mai preoccupato dell’eventualità di innamorarmi di una ragazza disabile. Ho sempre pensato che, con l’Amore, avremmo potuto fare tutto. Insieme, nonostante le difficoltà. Poi, sono stato io a diventarlo. Non lamentarti se ti pesa la vita “in famiglia”, lava i piatti col sorriso, come se fosse un gioco. Pensa con chi li userai la prossima volta. Sii grato.

Feci la barba sulla guancia sinistra, poi la destra. Mi guardai allo specchio e mi piacque il pizzetto. Questo, trent’anni fa e dall’epoca non l’ho mai più tagliato. Ormai devo farmi fare la barba dal badante di turno, che magari oggi ha il “rasoio creativo”. Non lo taglierò mai, fa parte di me. Stesso vale per i capelli, nonostante mi sia sentito dire che ad una certa età vanno tagliati, perché più pratici. A tal proposito, mi sono stampato la foto del bassista degli Alice In Chaims, che scrisse sul basso (traduco il senso) che “gli amici non lasciano che gli amici si taglino i capelli” (riferendosi ai Metallica, che erano da poco stati dal parrucchiere). Non lamentarti se ti manca qualcosa che puoi comunque ottenere con le tue forze, perché l’importante è che non manchi mai l’amor proprio e la consapevolezza di sé.

Sono sempre stanco ma non mi serve sentirmi consigliare un pisolino. Ci vuole almeno una persona che mi aiuti a mettermi a letto. L’attenzione che mi serve, di fatto, mi fa svegliare. La fatica che faccio, è maggiore di ciò che posso recuperare. Uun consiglio, spesso serve di più a chi lo dà, che a chi lo riceve. Abbi fiducia nelle persone che stimi, anche se a fin di bene, tutto può diventare un insulto.

Il detto dice che per conoscere qualcuno, devi camminare con le sue scarpe. Le mie sono nuove, cosa pensi di capire? In ogni caso, te le darei rattoppate. Non ho bisogno di essere compatito e non mi piace riversare il mio dolore sugli altri. Se mi senti lamentare, vuol dire che “il vaso è traboccato” da tempo. Non lamentarti con un disabile, a meno che non sia lui a dartene il permesso. Non lamentarti, non dire “ti capisco”, tantomeno “non puoi capire”. Proprio perché ho la “fortuna” di avere gli strumenti per capire, so che non potrei mai capirti appieno. Non sono te e porto il 44, probabilmente le tue scarpe non mi entrano! Non lamentarti, fai prima!

Sempre a causa del caldo, “l’ascella pezzata” è dietro l’angolo. Bastano cinque minuti per una doccia. Peccato che io sia costretto a farmi lavorare a rate, un pezzo al giorno. Tu che puoi lavati, potrebbe piacerti.

Quante cose fanno per me. Sembrerebbe quasi che io voglia essere “servito e riverito”. Il concetto inizia a fare acqua quando, dicendo “prendi la scatola in alto a sinistra”, mi sento chiedere “quale, questa?” indicando quella in basso a destra. È veramente estenuante. In pratica mi stanco lo stesso, ma per interposta persona.

A questo punto, ci vorrebbe un bel piatto di spaghetti alla carbonara! Ma di nascosto, perché sono costretto a mangiarli spezzati e col cucchiaio! Ma non dirlo a nessuno o rischio il linciaggio!

Tutto questo mi fa incazzare (il termine è appropriato), ma cerco di trasformare la rabbia in carburante per andare avanti, consapevole del fatto che c’è chi sta peggio, suo malgrado.

L’anima ha bisogno di un corpo per interagire col mondo e con gli altri, per fare esperienze. Quando i cinque sensi iniziano a cedere, diventa difficile. Certo, posso quasi dire di essere tornato puro spirito! Scherzi a parte, spesso gli eventi traumatici spianano la strada della crescita personale, se la vuoi intraprendere. Altrimenti, non lamentarti.

Avrei tanti altri esempi da scrivere, ma so che c’è chi sta peggio di me, quindi mi fermo e ringrazio. Adesso, invece di pensare “mi dispiace”, fai un sorriso! 🙂

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Doveva andare così

Un’amica aveva fatto un mercatino ed aveva dell’invenduto. Le erano rimaste delle “idee regalo” che ho prontamente visionato, avvicinandosi il natale.

Mi manda le foto di un gattino con le corna da ariete, ottimo per la nipotina piccola, due scatole uguali con un gufetto stile Harry Potter, ottimo per la grande ed un gatto col cappello da strega, ottimo per me!

Di gufetto me ne serve uno solo, ma “la vocina” mi dice di prenderli entrambi. Ma perché? In effetti mi dispiace separarli, ma poi dovrei trovare qualcuno al quale regalare quello in più, dice la logica.

Faccio l’ordine, mi arriva il pacchetto ed apro tutto! Ma la scatola sigillata del gufetto, contiene altro! È una statuina di uno strano mostriciattolo.

Dopo il primo attimo di sconforto, pure stavolta “e che sfiga”, avverto la mia amica. Aveva evidentemente aperto una scatola per farmi vedere il contenuto, per poi spedire quella chiusa.

Prima di decidere cosa fare, faccio una ricerca. Ne viene fuori che la statuina rappresenta un dio sumero che simboleggia, in sintesi, l’equilibrio degli opposti. Mezzo uomo e mezzo animale, maschio e femmina, cielo e terra, ecc.

Considerando il costo e l’eventuale spesa per la sostituzione, ma soprattutto per il “casuale” simbolismo perfettamente adatto al momento, decido di tenerlo e farmi spedire l’altro gufetto!

Tanti recenti miei ragionamenti, in effetti, ruotano attorno al concetto di equilibrio e “poli opposti” da livellare, ce ne sono tanti! La “vocina” aveva ragione anche stavolta, ma non saprò mai perché! Ad ogni modo, i regalini sono piaciuti! 😉

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La dea degli orchi

È un bel po’ che non scrivo… Un lungo periodo pieno di contrattempi, mi ha dato tante idee ma non la tranquillità di elaborarle. Nella mia testa, si sta delineando un ragionamento a puntate, vediamo se riesco a concretizzarlo. Intanto, ecco un post scritto tempo fa…

Mi è sempre piaciuto smontare e rimontare le cose per capire come funzionano. Da bambino, raramente mi avanzavano delle viti! Da grande, questa passione si è evoluta smontando le parole, per esempio.

Così facendo, nascono delle freddure che sembrano fini a se stesse, ma che in realtà fanno ragionare, fanno nascere domande, ecc. Lo faccio spesso con le nipotine, proprio per stimolarle.

Ho fatto aprire alla nipotina grande, l’ultima (per ora) scatola di Lego, contenente “la dea degli orchi”! Questo ha causato un ragionamento, per capire che si tratta di un vaso di orchidee!

Ora anche la grande, ogni tanto, fa qualche battuta “alla zio”! Questo mi fa piacere perché vuol dire che guarda le cose da più punti di vista, che cerca alternative, che osserva, ecc. 🙂

In cima alla collina

La nipotina grande, si travestirà da Max a carnevale, è il personaggio di “Stranger Things” col walkman. Mia sorella ne ha trovato uno, ma serve un’audiocassetta!

Rovistando in salone, sono saltate fuori un paio di classiche TDK da registrare, ma per fare le cose fatte bene, ne serve una di Kate Bush, magari con “Running up that hill”!

Mia sorella ha cercato le offerte migliori tra l’usato, che poi ho controllato eliminando vendite oltre oceano, dogana, ecc ed ho proceduto all’acquisto!

Quando tutto sarà pronto, mia nipote vuole fare un salto nel passato. Vedrà come sentivamo la musica, senza possibilità di saltare da una canzone all’altra, le batterie che si scaricano subito, il fruscio di sottofondo e la perversa relazione tra matita e buchi della cassetta!

Sarà un modo per enfatizzare il concetto che, a conti fatti, si sta bene anche avendo di meno. So che non serve, è una delle cose che già sa, ma magari ne prende consapevolezza.

Ne approfitterò per farle conoscere Peter Gabriel, col quale Kate ha duettato nella di lui “Don’t give up”, nonché la cover dei Placebo. Comunque, la farò stare mezz’ora a riavvolgere la cassetta usando la matita, perché la canzone che le piace è la prima del lato B! 😉

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Resoconto?


Non credo di aver mai sentito dire “uh quanto mi dispiace che l’anno sia finito, è stato così bello”! Tutti sempre a lamentarsi dell’anno appena passato. Ma sarà vero?

Per quanto mi riguarda, l’anno scorso sono uscito di casa solo un paio di volte, ho avuto, ed ho tutt’ora, gravi problemi e carenze con l’assistenza alla persona, le mie relazioni interpersonali sono solo telefoniche, ecc.

Visto così, non è stato un buon anno, ma mi sono stufato di praticare quello che mi sembra essere lo sport nazionale, cioè lamentarsi. Non è possibile che, in tutto questo tempo, non ci sia nulla da poter interiorizzare.

A livello globale, è innegabile che la situazione non sia buona, ma a livello personale? Sento dire troppo spesso l’esposizione “speriamo che” e non mi piace.

Posso sperare che domani non piova, perché non ho nessun potere decisionale sul tenpo atmosferico, ma non posso farlo se in ballo c’è qualcosa che posso gestire, anche solo parzialmente.

Se il proverbio dice “aiutati che dio ti aiuta”, non vuol dire, forse, che dobbiamo essere noi per primi a fare le cose? Solo in questo caso, può arrivare il conseguente “aiuto divino” o ricompensa. Diventa, se mai, difficile estromettere chi, volontariamente o inconsapevolmente, ci rema contro.

Tornando, quindi, al resoconto di fine anno, è possibile che sarebbe potuto andare meglio, se solo avessimo fatto qualcosa? E quel “qualcosa” non potrebbe essere stato il cercare il lato positivo e l’inserimento in ogni evento?

Ho incrociato il cammino, o forse dovrei dire la stasi, di qualche “caso umano”, ma questo mi ha insegnato ad essere ancora piu attento ad alcuni dettagli. Ho potuto anche, di conseguenza, apprezzare persone dal “cuore d’oro”.

Quindi no, non è stato un anno scintillante, tutt’altro, ma preferisco pensare alla consapevolezza che ho guadagnato. Certo, sapere perché alcune cose siano bloccate e non si riescano a sbloccare non fa piacere, ma almeno so che devo vederle in modo diverso, almeno per ora…

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Scatti accidentali

Prendendo lo smartphone con le mani che mi ritrovo, a volte scatto foto per errore. Il pulsante laterale per la fotocamera, aiuta ulteriormente!

Ogni tanto, devo dire, ne esce qualcuno interessante. Tra lenzuola, angoli di scrivania o pantaloni, tutto rigorosamente mosso e sfuocato, qualcosa di irriconoscibile prende forma.

Forse è una nuova e personale forma d’arte?!? Sicuramente è qualcosa di astratto che piega la monotonia quotidiana quando trovo, magari a distanza di giorni, questi scatti.

In ogni caso, se vista dal verso giusto, equivale a trasformare un problematica, le mie mani maldestre, in qualcosa di leggero, invece di piangersi addosso. Ogni cosa, vista dal verso giusto, può trasformarsi in un’opportunità.

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Campagna sottoscrizioni

Ho pubblicato gli ultimi post senza foto, non ne avevo di recenti da utilizzare e mi sembrava assurdo non poter pubblicare, per questo motivo. Ho voluto “rischiare” e, come preventivato, il numero di visualizzazioni si è ridotto molto. Ma condivido pensieri, ragionamenti, non “tettorali e lardominali” che hanno bisogno di un riscontro visivo!

Gli assurdi algoritmi dei vari social danno priorità ad una foto, meglio se con una scritta, anziché ad un semplice testo. Anche i più attenti ed assidui followers, per questo motivo, non hanno visualizzato i post. Allontanarmi dai soliti social e non comportandomi come vogliono loro, mi ha fatto diventare quasi invisibile, ma non me ne pento. Non ho mai seguito gli schemi, non vedo perché dovrei cominciare proprio ora.

Il blog dà la possibilità di iscriversi alla mailing list, questo permette di ricevere un’email di notifica quando pubblico qualcosa. Si ha così la certezza, anziché la speranza, di essere informati. E per i Like ed i commenti?!? Non ci sono scuse, potete metterli direttamente lì, anche anonimamente!

Se il mio interesse fosse solo “numerico”, potrei inserire nella lista, autonomamente, tutti gli indirizzi email che conosco, più quelli che leggo in chiaro tra i destinatari dello spam che ricevo. Voglio, invece che l’eventuale sottoscrizione sia una scelta, non ho bisogno di “allisciare” il mio ego. Quindi iscrivetevi!

Di norma, si inizia a scrivere un blog per sé stessi. Nel mio caso, si aggiunge la voglia di condividere i pensieri, farli crescere, magari nutriti dai pensieri altrui. Potrebbe essere quindi un inaspettato aiuto, una fonte di ispirazione o chi sa cos’altro, per tutti. Il mio unico piacere è vedere il numero di accessi agli articoli. Questo, nel mio immaginario, significa che i miei pensieri sono stati letti e, magari, apprezzati.

Accantonando la, seppur remota, possibilità che io scriva stupidaggini (!), con più di 1200 follower, ricevere solo cinque “pollicioni” (quattro dei quali sono di parenti!), vuol dire che qualcosa non va. Voglio spezzare l’ennesimo anello della catena e chiedo a voi un aiuto. Chi mi seguirà?!? Coraggio, iscrivetevi in massa, ditelo anche agli amici! Lo so che vi fa piacere!

… Vi fa piacere, vero?!?

… Ma si che vi fa piacere… 😉

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A te la scelta

Durante una delle innumerevoli serate davanti ai soliti telefilm, alcune parole mi hanno ricordato di una serie di frasi, sentite in altri momenti ed altri contesti. L’argomento era il fare una scelta, magari quella giusta, al momento giusto!

C’è sempre un forte scambio energetico, spesso inconsapevole, tra ognuno di noi e l’universo (ma lo potete chiamare come vi pare). Se qualcosa, o qualcuno, entra ora nella nostra vita, vuol dire che ora è il momento giusto. Se no, semplicemente, sarebbe successo in un altro momento!

A tal proposito, mi viene in mente l’occasione nella quale, da giovane, una ragazza mi disse “tu sei l’uomo giusto al momento sbagliato”. Viene da sé che fosse quello il momento giusto, ma evidentemente non supportato della giusta sicurezza in sé e, perché no, curiosità da parte sua. Ci facemmo una bella risata!

Questo introduce al libero arbitrio. Ma è poi davvero così libero? Se le alternative ad una scelta si concludessero con la vita o la morte, probabilmente la facoltà di scegliere sarebbe, almeno in parte, indirizzata inevitabilmente verso una delle scelte. Anche le parole usate per porle, hanno la loro rilevanza. Sta a noi, quindi, liberarci del “superfluo”, che si chiami credenza, abitudine, stereotipo, o qualsiasi altra cosa che potremmo racchiudere nella parola “paura”.

La paura, in fondo, non è la preoccupazione che avvenga, forse, in futuro, eventualmente, qualcosa che potrebbe presumibilmente non piacerci?!?

E se, a questo punto, non scegliessimo nulla? O peggio, se delegassimo altri, magari camuffandoci sotto una richiesta di consiglio? Non scegliere, è di per sé una scelta, anche pericolosa direi. Soprattutto per noi stessi.

Scelgo quindi, ora, una camomilla al miele con sottofondo musicale. Chi vuole farmi compagnia?!? 😉

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Valutazione al ribasso

Quante volte abbiamo letto che Facebook ci avrebbe chiesto dei soldi? Beh, se prima erano delle “bufale”, stavolta la comunicazione è vera.

L’azienda Facebook, che oggi si chiama Meta ed è padrona di altre piattaforme tipo Instagram e WhatsApp, ha sempre guadagnato vendendo le nostre informazioni. La recente modifica delle norme sulla privacy, da parte della UE, le ha messo i bastoni tra le ruote imponendo regole più restrittive.

Dopo voci sull’eventuale chiusura di questi social in Europa, Meta ha “aggirato” l’ostacolo, di fatto “perculando” mezzo continente, semplicemente chiedendo agli utenti. Chi è disposto a pagare 9,99€ al mese per leggere le fake news di fb, ma senza pubblicità e senza toccare i vostri dati (che hanno già usato perché siete iscritti da una vita)? Chi è disposto a pagare ulteriori 12,99€ al mese per le bocche a “culo di gallina” degli influencer di Instagram, ma senza toccare i vostri dati?

Fermo restando che i dati di tutti vengono venduti da anni, abbiamo tutti assistito, chi più e chi meno consciamente, alla graduale centralizzazione delle informazioni, di qualsivoglia natura, sui vari social. A parte le grandi testate giornalistiche ed i supermercati, ad esempio, quasi tutti i siti delle “piccole realtà”, commerciali e non, sono ormai un rimando a fb.

Se non si è iscritti a questi social, trovare informazioni o altro, è quasi impossibile. Anche una barzelletta, che deve essere per forza un’immagine anziché testuale, è diventata difficile da trovare.

Sicuramente, questi colossi sapevano che un giorno sarebbero cresciuti tanto da “collassare”. YouTube per esempio, da gratuito che era, ora è diventato inutilizzabile causa pubblicità. A meno che non si metta mano al portafogli! Non voglio pensare che non avessero preventivato che, un giorno, non avrebbero più avuto i soldi per pagare la “bolletta della luce” per tenere accesi i server pieni dei nostri filmati.

Quotidianamente fb mi ricorda le stupidaggini che scrivevo quindici anni fa. Per me, ieri è già storia, figuriamoci tutto quel tempo! Dopo aver fatto una rapida analisi di coscienza, che non guasta mai, cancello tutto. Lo so da me che all’epoca ero stupido, non ho bisogno di ricordi, magari a pagamento!

Ormai le mie informazioni hanno fatto, beate loro, il giro del mondo chi sa quante volte. Sapere poi che fb conosce il mio numero di scarpe, è del tutto irrilevante. Chiudere i vari account, oggi lo trovo quasi inutile, il danno ormai è fatto. Personalmente, cercherò comunque di ridurne e semplificarne l’utilizzo. Sicuramente, un uso più responsabile, ad occhi aperti e fuori dal torpore nel quale ci siamo autorelegati, giova a tutti.

Non pagherò per un social che divulga cospirazioni terrapiattiste, censurando la Venere di Botticelli o, peggio ancora, una campagna di sensibilizzazione contro il tumore al seno, perché considerate pornografiche. Continuerò, di contro, a pagare per avere un blog, senza pubblicità o richieste di alcun genere perché a fronte di una spesa, posso dire di avere qualcosa di “mio”.

Al di là di tutto, dieci di qua, quindici di là ecc, la somma totale non mi sembra adeguata. Se questa è la valutazione che mi danno “er sor zucchina” ed affini, non ci sto. Non so voi ma io valgo, benché malandato, molto di più! 😉

Disclaimer: non ho fatto ricerche approfondite e potrei aver sbagliato qualcosa. Resta comunque valido il ragionamento ed il messaggio di fondo.

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