La nipotina grande, si travestirà da Max a carnevale, è il personaggio di “Stranger Things” col walkman. Mia sorella ne ha trovato uno, ma serve un’audiocassetta!
Rovistando in salone, sono saltate fuori un paio di classiche TDK da registrare, ma per fare le cose fatte bene, ne serve una di Kate Bush, magari con “Running up that hill”!
Mia sorella ha cercato le offerte migliori tra l’usato, che poi ho controllato eliminando vendite oltre oceano, dogana, ecc ed ho proceduto all’acquisto!
Quando tutto sarà pronto, mia nipote vuole fare un salto nel passato. Vedrà come sentivamo la musica, senza possibilità di saltare da una canzone all’altra, le batterie che si scaricano subito, il fruscio di sottofondo e la perversa relazione tra matita e buchi della cassetta!
Sarà un modo per enfatizzare il concetto che, a conti fatti, si sta bene anche avendo di meno. So che non serve, è una delle cose che già sa, ma magari ne prende consapevolezza.
Ne approfitterò per farle conoscere Peter Gabriel, col quale Kate ha duettato nella di lui “Don’t give up”, nonché la cover dei Placebo. Comunque, la farò stare mezz’ora a riavvolgere la cassetta usando la matita, perché la canzone che le piace è la prima del lato B! 😉
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Tag: sclerosi multipla
Resoconto?
Non credo di aver mai sentito dire “uh quanto mi dispiace che l’anno sia finito, è stato così bello”! Tutti sempre a lamentarsi dell’anno appena passato. Ma sarà vero?
Per quanto mi riguarda, l’anno scorso sono uscito di casa solo un paio di volte, ho avuto, ed ho tutt’ora, gravi problemi e carenze con l’assistenza alla persona, le mie relazioni interpersonali sono solo telefoniche, ecc.
Visto così, non è stato un buon anno, ma mi sono stufato di praticare quello che mi sembra essere lo sport nazionale, cioè lamentarsi. Non è possibile che, in tutto questo tempo, non ci sia nulla da poter interiorizzare.
A livello globale, è innegabile che la situazione non sia buona, ma a livello personale? Sento dire troppo spesso l’esposizione “speriamo che” e non mi piace.
Posso sperare che domani non piova, perché non ho nessun potere decisionale sul tenpo atmosferico, ma non posso farlo se in ballo c’è qualcosa che posso gestire, anche solo parzialmente.
Se il proverbio dice “aiutati che dio ti aiuta”, non vuol dire, forse, che dobbiamo essere noi per primi a fare le cose? Solo in questo caso, può arrivare il conseguente “aiuto divino” o ricompensa. Diventa, se mai, difficile estromettere chi, volontariamente o inconsapevolmente, ci rema contro.
Tornando, quindi, al resoconto di fine anno, è possibile che sarebbe potuto andare meglio, se solo avessimo fatto qualcosa? E quel “qualcosa” non potrebbe essere stato il cercare il lato positivo e l’inserimento in ogni evento?
Ho incrociato il cammino, o forse dovrei dire la stasi, di qualche “caso umano”, ma questo mi ha insegnato ad essere ancora piu attento ad alcuni dettagli. Ho potuto anche, di conseguenza, apprezzare persone dal “cuore d’oro”.
Quindi no, non è stato un anno scintillante, tutt’altro, ma preferisco pensare alla consapevolezza che ho guadagnato. Certo, sapere perché alcune cose siano bloccate e non si riescano a sbloccare non fa piacere, ma almeno so che devo vederle in modo diverso, almeno per ora…
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Scatti accidentali
Prendendo lo smartphone con le mani che mi ritrovo, a volte scatto foto per errore. Il pulsante laterale per la fotocamera, aiuta ulteriormente!
Ogni tanto, devo dire, ne esce qualcuno interessante. Tra lenzuola, angoli di scrivania o pantaloni, tutto rigorosamente mosso e sfuocato, qualcosa di irriconoscibile prende forma.
Forse è una nuova e personale forma d’arte?!? Sicuramente è qualcosa di astratto che piega la monotonia quotidiana quando trovo, magari a distanza di giorni, questi scatti.
In ogni caso, se vista dal verso giusto, equivale a trasformare un problematica, le mie mani maldestre, in qualcosa di leggero, invece di piangersi addosso. Ogni cosa, vista dal verso giusto, può trasformarsi in un’opportunità.
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Campagna sottoscrizioni
Ho pubblicato gli ultimi post senza foto, non ne avevo di recenti da utilizzare e mi sembrava assurdo non poter pubblicare, per questo motivo. Ho voluto “rischiare” e, come preventivato, il numero di visualizzazioni si è ridotto molto. Ma condivido pensieri, ragionamenti, non “tettorali e lardominali” che hanno bisogno di un riscontro visivo!
Gli assurdi algoritmi dei vari social danno priorità ad una foto, meglio se con una scritta, anziché ad un semplice testo. Anche i più attenti ed assidui followers, per questo motivo, non hanno visualizzato i post. Allontanarmi dai soliti social e non comportandomi come vogliono loro, mi ha fatto diventare quasi invisibile, ma non me ne pento. Non ho mai seguito gli schemi, non vedo perché dovrei cominciare proprio ora.
Il blog dà la possibilità di iscriversi alla mailing list, questo permette di ricevere un’email di notifica quando pubblico qualcosa. Si ha così la certezza, anziché la speranza, di essere informati. E per i Like ed i commenti?!? Non ci sono scuse, potete metterli direttamente lì, anche anonimamente!
Se il mio interesse fosse solo “numerico”, potrei inserire nella lista, autonomamente, tutti gli indirizzi email che conosco, più quelli che leggo in chiaro tra i destinatari dello spam che ricevo. Voglio, invece che l’eventuale sottoscrizione sia una scelta, non ho bisogno di “allisciare” il mio ego. Quindi iscrivetevi!
Di norma, si inizia a scrivere un blog per sé stessi. Nel mio caso, si aggiunge la voglia di condividere i pensieri, farli crescere, magari nutriti dai pensieri altrui. Potrebbe essere quindi un inaspettato aiuto, una fonte di ispirazione o chi sa cos’altro, per tutti. Il mio unico piacere è vedere il numero di accessi agli articoli. Questo, nel mio immaginario, significa che i miei pensieri sono stati letti e, magari, apprezzati.
Accantonando la, seppur remota, possibilità che io scriva stupidaggini (!), con più di 1200 follower, ricevere solo cinque “pollicioni” (quattro dei quali sono di parenti!), vuol dire che qualcosa non va. Voglio spezzare l’ennesimo anello della catena e chiedo a voi un aiuto. Chi mi seguirà?!? Coraggio, iscrivetevi in massa, ditelo anche agli amici! Lo so che vi fa piacere!
… Vi fa piacere, vero?!?
… Ma si che vi fa piacere… 😉
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A te la scelta
Durante una delle innumerevoli serate davanti ai soliti telefilm, alcune parole mi hanno ricordato di una serie di frasi, sentite in altri momenti ed altri contesti. L’argomento era il fare una scelta, magari quella giusta, al momento giusto!
C’è sempre un forte scambio energetico, spesso inconsapevole, tra ognuno di noi e l’universo (ma lo potete chiamare come vi pare). Se qualcosa, o qualcuno, entra ora nella nostra vita, vuol dire che ora è il momento giusto. Se no, semplicemente, sarebbe successo in un altro momento!
A tal proposito, mi viene in mente l’occasione nella quale, da giovane, una ragazza mi disse “tu sei l’uomo giusto al momento sbagliato”. Viene da sé che fosse quello il momento giusto, ma evidentemente non supportato della giusta sicurezza in sé e, perché no, curiosità da parte sua. Ci facemmo una bella risata!
Questo introduce al libero arbitrio. Ma è poi davvero così libero? Se le alternative ad una scelta si concludessero con la vita o la morte, probabilmente la facoltà di scegliere sarebbe, almeno in parte, indirizzata inevitabilmente verso una delle scelte. Anche le parole usate per porle, hanno la loro rilevanza. Sta a noi, quindi, liberarci del “superfluo”, che si chiami credenza, abitudine, stereotipo, o qualsiasi altra cosa che potremmo racchiudere nella parola “paura”.
La paura, in fondo, non è la preoccupazione che avvenga, forse, in futuro, eventualmente, qualcosa che potrebbe presumibilmente non piacerci?!?
E se, a questo punto, non scegliessimo nulla? O peggio, se delegassimo altri, magari camuffandoci sotto una richiesta di consiglio? Non scegliere, è di per sé una scelta, anche pericolosa direi. Soprattutto per noi stessi.
Scelgo quindi, ora, una camomilla al miele con sottofondo musicale. Chi vuole farmi compagnia?!? 😉
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Valutazione al ribasso
Quante volte abbiamo letto che Facebook ci avrebbe chiesto dei soldi? Beh, se prima erano delle “bufale”, stavolta la comunicazione è vera.
L’azienda Facebook, che oggi si chiama Meta ed è padrona di altre piattaforme tipo Instagram e WhatsApp, ha sempre guadagnato vendendo le nostre informazioni. La recente modifica delle norme sulla privacy, da parte della UE, le ha messo i bastoni tra le ruote imponendo regole più restrittive.
Dopo voci sull’eventuale chiusura di questi social in Europa, Meta ha “aggirato” l’ostacolo, di fatto “perculando” mezzo continente, semplicemente chiedendo agli utenti. Chi è disposto a pagare 9,99€ al mese per leggere le fake news di fb, ma senza pubblicità e senza toccare i vostri dati (che hanno già usato perché siete iscritti da una vita)? Chi è disposto a pagare ulteriori 12,99€ al mese per le bocche a “culo di gallina” degli influencer di Instagram, ma senza toccare i vostri dati?
Fermo restando che i dati di tutti vengono venduti da anni, abbiamo tutti assistito, chi più e chi meno consciamente, alla graduale centralizzazione delle informazioni, di qualsivoglia natura, sui vari social. A parte le grandi testate giornalistiche ed i supermercati, ad esempio, quasi tutti i siti delle “piccole realtà”, commerciali e non, sono ormai un rimando a fb.
Se non si è iscritti a questi social, trovare informazioni o altro, è quasi impossibile. Anche una barzelletta, che deve essere per forza un’immagine anziché testuale, è diventata difficile da trovare.
Sicuramente, questi colossi sapevano che un giorno sarebbero cresciuti tanto da “collassare”. YouTube per esempio, da gratuito che era, ora è diventato inutilizzabile causa pubblicità. A meno che non si metta mano al portafogli! Non voglio pensare che non avessero preventivato che, un giorno, non avrebbero più avuto i soldi per pagare la “bolletta della luce” per tenere accesi i server pieni dei nostri filmati.
Quotidianamente fb mi ricorda le stupidaggini che scrivevo quindici anni fa. Per me, ieri è già storia, figuriamoci tutto quel tempo! Dopo aver fatto una rapida analisi di coscienza, che non guasta mai, cancello tutto. Lo so da me che all’epoca ero stupido, non ho bisogno di ricordi, magari a pagamento!
Ormai le mie informazioni hanno fatto, beate loro, il giro del mondo chi sa quante volte. Sapere poi che fb conosce il mio numero di scarpe, è del tutto irrilevante. Chiudere i vari account, oggi lo trovo quasi inutile, il danno ormai è fatto. Personalmente, cercherò comunque di ridurne e semplificarne l’utilizzo. Sicuramente, un uso più responsabile, ad occhi aperti e fuori dal torpore nel quale ci siamo autorelegati, giova a tutti.
Non pagherò per un social che divulga cospirazioni terrapiattiste, censurando la Venere di Botticelli o, peggio ancora, una campagna di sensibilizzazione contro il tumore al seno, perché considerate pornografiche. Continuerò, di contro, a pagare per avere un blog, senza pubblicità o richieste di alcun genere perché a fronte di una spesa, posso dire di avere qualcosa di “mio”.
Al di là di tutto, dieci di qua, quindici di là ecc, la somma totale non mi sembra adeguata. Se questa è la valutazione che mi danno “er sor zucchina” ed affini, non ci sto. Non so voi ma io valgo, benché malandato, molto di più! 😉
Disclaimer: non ho fatto ricerche approfondite e potrei aver sbagliato qualcosa. Resta comunque valido il ragionamento ed il messaggio di fondo.
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Frutti proibiti
L’anno era iniziato bene, avevamo trovato una cooperativa per l’assistenza ma, nel giro di poco tempo, la situazione si è rivelata ben altra. Ad oggi stiamo ancora cercando una soluzione.
Su questa problematica di fondo, si sono sviluppati tanti altri pensieri, incentrati principalmente su cosa sia realmente importante. Questa società ormai in tilt ha fatto nascere in me, o per meglio dire ha rinvigorito, la necessità di liberarmi dall’egoismo, lo scarico di responsabilità ed il guadagno a tutti i costi, per esempio. Sono concetti che non mi sono mai appartenuti, ma possono essere scomodi “regali” di chi ha incrociato il nostro cammino.
Nel mio mondo, ad oggi delimitato dalle mura della mia stanza, continuo a vagliare pensieri e cose. Ciò che non posso usare, di fatto non mi serve. Cose come la Wii, ad esempio, ha regalato ore di risate alle nipotine ed a me ma, attualmente, giace inutilizzata sulla mensola e la eliminerò. Destinerò quello “spazio” a qualcosa di nuovo, che sia esso un oggetto, un pensiero, una persona.
Questo lungo periodo di incertezze mi ha anche fatto perdere di vista il blog. Questo si aggiunge al fatto che, non uscendo e non vedendo cose e persone, ho poco da raccontare, se non i momenti di introspezione.
Per motivi di visibilità, ero stato “costretto” ad accoppiare una foto personale ad ogni post. Ormai, un testo non viene più letto se non assume la forma di foto, o meglio ancora di meme. Se poi è al di fuori dei soliti social, anche notizie come il ritrovamento dell’elisir di vita eterna, passerebbe inosservato.
Facendo una rapido calcolo, testo meno foto uguale oblio. Ma perché queste “abitudini” dovrebbero impedirmi di esprimere i miei pensieri? Seguendo il semplice ed intramontabile mantra “pensa fuori dagli schemi”, avevo pagato (e pago tuttora) il dominio “sonoabilediversamente.com” e la relativa cancellazione della pubblicità, per la gioia di tutti.
Non avendo attualmente assistenza, farmi le foto a tema mi risulta praticamente impossibile. Ho provato a farmi dei selfie ma, a parte la fatica, francamente non mi ci riconosco più. Anche le nipotine, che ho coinvolto in passato, hanno ricominciato la scuola e non sono più disponibili. Per ora, ho deciso di usare dei semplici sfondi colorati, per poter pubblicare sui social.
All’epoca, sempre per avere più visibilità, ho attivato la pubblicazione automatica dei nuovi post, sulla pagina Facebook. Ho fatto anche della pubblicità raddoppiando i “mi piace” ma, di fatto, non i lettori. Alla fine, ho ottenuto solo il blocco dell’account pubblicitario, ma non le notifiche che mi suggeriscono di fare pubblicità!
Sono dell’Ariete, voglio tutto e subito e ci arrivo a testa bassa. Nonostante l’aspetto rockettaro, ho un’anima punk che va diretta al punto. La sclerosi mi ha ulteriormente spinto verso la ricerca delle cose semplici ed essenziali eliminando, a brutto muso se serve, ciò che ostacola “il naturale fruire delle cose”.
Ho incrociato le vite di varie persone, pur restando chiuso in camera. Ho focalizzato l’attenzione sui comportamenti tossici. Ho notato sempre più negatività, schemi mentali ottusi, vite vissute in un passato talmente presente da inibire il futuro.
Bene, ho buttato giù un po’ di pensieri, condividendoli con voi. Ogni frase potrebbe essere esaminata e sviscerata singolarmente, in effetti. Al momento li considero rami di un albero ben più grande. Chi mi aiuta a coglierne i frutti? 🙂
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Pollice verde
Dopo il bonsai e le piante grasse lego, avevo ancora un paio di cose da montare. Ho messo sotto torchio la nipote grande, per montare il bouquet di fiori ed il vaso.
Ovviamente scherzo, era impaziente di montare tutto! Dopo aver finito il vaso, un fiore alla volta, lo abbiamo riempito. Un ultimo tocco estetico per aggiustare la composizione floreale ed il gioco è fatto!
Tra un po’ vedrete il contenuto dell’ultima scatola, ma per ora ecco un esempio del mio “pollice verde”!
P.S. Volevo fare la foto dopo essermi fatto la barba, ma mi è stato suggerito di non farlo perché, cito testualmente, “lunga fa più giardiniere”! 😉
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Questione di attimi
Nipotine in visita, film di Barbie nelle sale, sito che ti fa diventare una Barbie, un momento di distrazione ed è fatta! Parte la foto a tradimento e mi ritrovo in versione Ken.
Tutto qui, voglio condividere con voi quest’altra versione di me, da un plasticoso mondo parallelo!
Fate attenzione, potrebbe succedere anche a voi, è questione di attimi! 😉
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Non solo note
Stadio Olimpico. Dall’alto del corridoio riservato ai disabili e dopo le consuete difficoltà per prepararmi, mia sorella, la nipote piccola ed io, rimaniamo in attesa dell’inizio del concerto, mentre la nipote grande sta con amici sul parterre!
Premettendo che non avevo ancora avuto modo di sentire e “sviscerare” l’ultimo album, nato dopo e per la morte di Fletcher, vorrei condividere le mie impressioni…
La prima canzone, dall’ultimo album, è stata suonata al buio. Mi è arrivata subito la sensazione di una presenza, la voce, ma eterea, nascosta, immateriale, non più visibile ma presente. Un messaggio subliminale che mi ha fatto pensare ad un album di Gore intitolato “The third chimpanzee”. Hai presente “non vedo, non sento, non parlo”? La terza scimmia, appunto, non parla e l’album è strumentale! Un messaggio subliminale, un suggerimento, geniale!
Le canzoni “vecchie”, tutte riarrangiate, tra accordi e suoni diversi, mi davano una sensazione di caos dovuto al cambiamento, una lotta tra vecchio e nuovo, un seppellire il vecchio perché non ci sarà più. Non a caso, colonne portanti della loro discografia tipo Home e Somebody, non le hanno eseguite.
Se poi, prima, Gore usava le tastiere ed a volte la chitarra, stavolta mi sembra di aver visto l’esatto contrario. Ha usato molto la chitarra con un massiccio uso di pedali direi, per ricreare con le corde le stesse sonorità della tastiera. Le stesse, ma non uguali, perché il passato non si può più riprodurre. Anche la voce di Gahan l’ho sentita volutamente dissonante.
Sulle canzoni dell’ultimo album, invece, tutta un’altra storia. Le atmosfere, se pur cupe, fluivano senza intoppi. Mi aspettavo i Depeche Mode, ma ho trovato la versione 2.0. Si sono reinventati, sono rinati. Mi hanno spiazzato, ma hanno confermato di essere i mostri sacri che sapevamo, se mai ne avessimo avuto il dubbio.
Non me ne vogliano i veri cultori dei DM! 😉
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