Punti di vista

Mi è capitato più volte, parlando con sconosciuti, di dover rispondere alla domanda sul perché fossi in carrozzina. Nulla di strano direi, se non fosse per il punto di vista che genera la domanda. Un bambino, ad esempio, mi chiede “perché stai seduto” partendo da un punto di vista non strutturato o stereotipato. Ma i “grandi” sono il massimo! Chi ha la moto mi ha chiesto se avessi avuto un incidente con la moto, il fissato di automobili se ne avessi avuto uno con la macchina, il militare se fossi invalido di guerra, un sub pensava fossi andato a sbattere contro un relitto a causa di un’onda anomala, un paracadutista pensava ad un incidente col paracadute, e chi ne ha più ne metta! Insomma, è facile guardare le cose dal proprio punto di vista, senza magari avere la voglia di contemplare altre possibilità, com’è altrettanto facile fare una domanda dando per scontata la risposta, o non ascoltarla affatto. Forse dovremmo tutti, disabili e non, aprire un po’ la mente. Come fanno i bambini. 🙂

P.S. È vero, la storia del relitto e del paracadute me la sono inventata, ma il resto no! 😉

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Allacciate le cinture

A seconda di come sto, maneggiare ed allacciare le cinture di sicurezza in auto, può essere problematico. Frustrante a volte. Pensa che ti ripensa mi era venuta l’idea di una prolunga per avvicinarne l’allaccio. Ovviamente non sono stato l’unico ad avere questa intuizione e, infatti, ne ho trovate varie in vendita su internet. Ho scelto quella più idonea alle mie esigenze ed ecco il risultato! La prolunga è alta e facilmente raggiungibile, ma anche flessibile per avvolgere la vita e non troppo lunga per non compromettere la sicurezza. Può esservi utile? 🙂

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Piacere, Alessandro

Un pomeriggio, al supermercato, la mia compagna ed io arriviamo agli scaffali della pasta surgelata per scegliere dei cannelloni. Nello stesso reparto c’era una mamma assorta nella ricerca ed il figlio, di circa 8 anni. E proprio lui, un dolcissimo bambino con un paio di occhiali spessi e le orecchie un po’ a sventola, mi inizia a guardare. Gli faccio un sorriso e lui mi chiede: “ma perché sei seduto? Cos’hai?”. Gli spiego che una malattia non mi fa camminare e da lì parte una breve ma stimolante conversazione. Nel mentre la mamma, che evidentemente ci aveva notato, imbarazzatissima guardava altrove mentre la mia compagna ci osservava compiaciuta. Alla fine di questa breve conversazione il bambino mi allunga la mano e mi dice: “piacere, Alessandro”. Stringendogli la mano mi sono presentato anche io. Richiamato dalla madre è andato via. Anche noi abbiamo continuato la spesa, commentando l’accaduto. 🙂

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Auguri!

Un post veloce veloce per fare gli auguri di buona pasqua, Pasqua, la domenica dopo il plenilunio di primavera, un giorno dove si mangia, una rottura di scatole… Insomma, a prescindere da quale nome e/o significato gli diate, buone feste!

… E badate che lo potete chiamare in tanti modi e dargli diversi livelli di importanza, ma state parlando sempre dello stesso giorno. Strano come punti di vista differenti, addirittura contrastanti, a volte siano tutti giusti e portino alla stessa conclusione!

Se vogliamo fare un parallelismo con le varie disabilità, uno stesso sintomo può essere sopportabile per alcuni, ma può non esserlo per altri. Al di là di aiuti e consigli, una situazione estrema può portare a decisioni estreme. Possiamo solo dare un eventuale punto di vista, ma non giudizi. Meditate gente! 🙂

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Un tecnico informatico con la sciarpa

Che lavoro faccio? Il programmatore, il grafico, l’insegnante, il sistemista, l’assemblatore, insomma tutto quello che si può fare con un computer.  Poi arriva la sclerosi multipla, che negli anni  ti accompagna verso la sedia a rotelle, la rinuncia al lavoro e tanto mal di schiena. Cominciata con non poca fatica la fisioterapia, considerando che anche i lavoretti saltuari a casa scarseggiavano, mi sono messo a cercare un passatempo per tenermi attivo. Prendendo spunto dalla mia compagna, mi sono comprato un telaio per tessitura a mano e mi sono messo a fare sciarpe! Si chiama rimettersi in gioco, non mollare, reinventarsi, adattarsi alla vita. Con la lentezza di un bradipo la sciarpa cresce; tra un po’ di movimento e tante pause, molta introspezione e buona musica. Non diventerà una vera fonte di guadagno ma va bene così. Sintetizzando: tu sclerosi mi blocchi una strada, ma io sono come le formiche, ne troverò sempre un’altra per arrivare alla mollica! 😉

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Guarda dove ti ho portato!

Essere disabile al 100% in carrozzina ha i suoi vantaggi! Se ti piace la musica, per esempio! Per assistere ai concerti si paga il prezzo più basso per il disabile e l’accompagnatore entra gratis. A volte si è relegati su pedane non molto comode, ma a volte va di lusso! Prendo in giro la mia compagna ogni volta che ci accomodiamo a 2 metri dal palco, in prima o seconda fila, dicendole “guarda dove ti ho portato”! E lei prontamente risponde “guarda dove ti ho portato io! Ti ricordo che sono io che spingo”! Ed io: “si ma io guido”! Un teatrino noto, ma ottimo per esorcizzare le mie difficoltà. Ad ogni modo, Art Garfunkel, Jackson Browne, The Who, Ian Anderson, David Gilmour, Orchestraccia, Loreena McKennitt ecc guardati da 2 o, massimo, 10 metri di distanza! Mica male! Non precludetevi la possibilità di vivere! 😉

In foto: il palco di Loreena McKennitt, dalla seconda fila, laterale!

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Passeggino?!?

Ikea. In fila, alla cassa, la mia compagna ed io. Davanti a noi una coppia giovane alle prese con i pagamenti e due figli a giocare nell’attesa. Il più grande e vispo, avrà avuto 5 anni, mi girava letteralmente intorno  guardandomi; si aggrappava alle scaffalature dondolandosi languido, senza staccarmi mai gli occhi di dosso, con interesse ed espressione pensierosa. Noi ci siamo guardati complici e ridendo,  memori di altri episodi simili, ci siamo detti  “diamogli un attimo”. Dopo 30 secondi il bambino si ferma davanti a me e, guardandomi negli occhi con sguardo interrogativo, indicando la carrozzina con il movimento della testa, mi chiede: “…passeggino?!?”. Bellissimo! Noi siamo sbottati a ridere, ovviamente! Ho risposto al bambino che non potevo camminare ed avevo bisogno di quella sedia, che si, è una specie di passeggino per i grandi! Con i genitori imbarazzati è finita a parlarne leggeri. 🙂

In foto: a Malta qualche anno fa.

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