Aznalubma 🚨

Con labbra e lingua grigio-blu, dopo due giorni senza andare in bagno e con forti dolori al ventre, abbiamo chiamato il 112.

Arrivata l’ambulanza, gli addetti mi hanno caricato sulla barella e siamo partiti per il pronto soccorso. Lì, pochi minuti per l’accettazione e siamo stati parcheggiati in corsia, in attesa della visita.

Dopo un controllo veloce, il responso è stato rapido: ho avuto un “blocco totale”. La vescica era piena fino all’orlo, l’intestino era più libero ma comunque bloccato ed i reni, di conseguenza, erano sofferenti. Mi hanno messo il catetere vescicale e subito ho cominciato a svuotarmi.

Abbiamo passato i vari momenti di attesa tra un controllo e l’altro in una camera con altre persone. Un anziano, non volendo stare sdraiato col catetere, se lo è sfilato più volte cercando di urinare contro il muro, alzando curiosamente la gamba come un cane. Ovviamente la moglie (la brutta copia di Shirley Temple con gli occhi di Bette Davis e la voce di Shrek, in quanto fumatrice) cercava di calmarlo mentre un’infermiera, entrando di corsa, gli urlava di fermarsi. Questa scenetta si è ripetuta più volte. I due coniugi, molto ruspanti di aspetto, modi e parlantina, ci facevano ridere così tanto che la mia compagna (lei che poteva) è dovuta uscire dalla stanza più volte in preda alle risate! Di lì a poco, è stato portato in corsia dai carabinieri un ragazzo di colore che, con accento calabrese, ha urlato “aiuto!” per ore.

Dopo tanta attesa, mi hanno portato a fare la TAC. Per fortuna, l’intestino è risultato pieno ma non in modo preoccupante. Sono comunque andato in bagno due giorni dopo. La situazione, nel frattempo, è andata migliorando ed è arrivato il momento di una visita urologica. Il dottore, un giovane particolarmente viscido e dal fare saccente, dopo una semplice ecografia ha ripetuto più volte che sono “da studiare”, ma senza fare diagnosi o ipotesi. La “visita” si è conclusa col suggerimento di un farmaco che avrebbe potuto migliorare una situazione che non avevo, o addirittura peggiorarla! Mi è anche stato dato un appuntamento per una visita di lì ad un mese, tempo durante il quale avrei dovuto tenere il catetere. Ovviamente non ci sono andato!

Finalmente, ci hanno detto che a breve saremmo potuti andare via. Tornati nella stanza con i due anziani, è entrata la nipote dei due: una ragazza alta, imponente ed altrettanto ruspante. Il trittico era da quadretto!

A questo punto, come tornare a casa? I portantini, ci hanno fatto capire che non possono uscire dall’ospedale, anche solo per pochi metri, per mettermi in macchina. Dopo varie telefonate, abbiamo trovato un’ambulanza privata.

Dopo l’ennesima attesa, sono arrivati i due addetti per caricarmi sulla barella e mettermi nell’ambulanza. Un ragazzo magrissimo ed una ragazza, entrambi giovani, gentilissimi ma apparentemente fuori contesto, dopo vari tentativi sono riusciti nell’intento nonostante le ruote della barella che non volevano chiudersi. Arrivati finalmente a casa, rimettermi sulla carrozzina è stato altrettanto complicato.

Tutta la negatività che, in un modo o nell’altro, mi hanno buttato addosso mi ha fatto rischiare la vita. Un altro giorno di attesa ed un infarto sarebbe stato il rischio minore. Nonostante tutto, la nostra vita è tornata alla normalità.

Dopo una decina di giorni, ho deciso di togliere il catetere. Tira tu che tiro anch’io, non si sfilava. Ma come ha fatto quel vecchietto a toglierlo più volte? Forse saggezza popolare?!? Abbiamo fatto una ricerca su internet e scoperto l’arcano. La mia vescica ci ha messo una mesata per tornare alla normalità.

Questo è successo a metà gennaio. Tutto è bene ciò che finisce bene. Cosà succederà la prossima volta?!?

Introduzione al futuro

Il 2024 è stato un anno da dimenticare. La problematica più grande è stata il susseguirsi di badanti inaffidabili e/o incapaci. Non potendo “creare” delle novità, non avevo nulla da scrivere e da raccontare sul blog. Quando le speranze erano ormai ridotte al lumicino, è arrivata la novità che cambia la vita!

Complici errori e casi fortuiti, ho cominciato a scrivermi con una ragazza! Siamo subito entrati in sintonia, un po’ su tutto. Esperienze di vita a volte simili ed a volte diametralmente opposte, ci hanno fatto giungere alle stesse conclusioni.

Decidiamo di vederci, ma abitiamo in due città diverse. Per motivi organizzativi, decido di andare io da lei. E qui iniziano i problemi.

Dal di fuori mi rendevo conto che, essendo disabile, dire “parto per incontrare una sconosciuta”, possa essere stato difficile da comprendere dagli altri ma io so chi sono, so cosa voglio e non mi fermo. Conscio delle difficoltà oggettive e di dover uscire da una quasi decennale comfort zone sempre più stretta, la difficoltà maggiore è stata contrastare le paure di chi avrebbe preferito continuare a vedermi in una “prigione dorata”, di fatto ostacolarmi per potermi “controllare” per il mio bene e, a mio avviso, per la propria “lavata di coscienza”.

Il viaggio è stato allucinante: posto in aereo cambiato, volo in ritardo, lanciato tra i sedili stretti sono solo alcune delle cose che mi sono successe. In ritardo e stremato, ma sono sopravvissuto. Quell’abbraccio tra lei e me al mio arrivo, ci ha ripagati di tutte le attese e le paure.

Ad oggi, continuiamo a confermarci i nostri sentimenti quotidianamente ed a progettare il nostro futuro insieme. Non mancano le difficoltà logistiche ovviamente, ma affrontiamo tutto con una risata che esorcizza sfortuna ed eventuali male lingue.

In questi pochi mesi sono successe tante cose che racconterò prossimamente, questo post è un’introduzione. Il punto cardine è la volontà, che è il primo atto magico. Dovrò imparare nuovamente a vivere e sarà dura, ma la vita mi ha costretto a rendere incrollabile la mia volontà.

Qualcosa bolle in pentola

Alla fine di un anno difficile, quando quasi non ci credevamo più, ci siamo incontrati! Le nostre vite sono cambiate, diventando la nostra vita insieme. Stay tuned! 😉

Genio o follia?

Quando metto un CD nella custodia, lo metto sempre dritto. Al di là del discorso che “tutto ha un senso”, lo faccio si per pignoleria, ma anche per praticità.

Quando lavoravo, avevo a che fare con i raccoglitori. Almeno due dischi per pagina che, se storti, mi costringevano a girare tutto per leggere, su ogni disco, il relativo contenuto. Peccato che, evidentemente, i miei colleghi non erano dello stesso avviso!

Ormai i CD sono quasi inutili, è vero. Tra servizi in streaming ed mp3, sembrano superflui. Aggiungiamoci anche il fatto che le mie mani, ormai, mi impediscono di sfogliarne il libricino. E allora, perché “accanirsi”?

Tra raccolte, singoli, cofanetti, usato e quant’altro, evitando le rimasterizzazioni fatte da incompetenti e le versioni Deluxe fatte “raschiando il barile”, si trovano cose molto interessanti, che i suddetti servizi non hanno.

La pulizia del disco, il cambio della custodia rotta (con una identica), diventa un rito. La conversione in MP3 e la relativa ricerca di informazioni da includere, diventa un’introspezione ed uno studio. Il rito si conclude con il rimettere il CD al suo posto. Dritto!

Per chi dovesse avere ancora dei dubbi, quando sfogliate un libro, la pagina successiva non è mica scritta sottosopra (e qui, i contestatori, muti)! Genio, o follia? 😉

PS. La foto è un test, un fotogramma di in filmato fatto con poca luce, dopo aver lavato i capelli, spettinato e con le unghie da sistemare. Mi è costata tanta fatica, non è bella nonché fuori contesto, ma è comunque un momento di vita, per chi sa osservare.

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Puro spirito

È arrivato il caldo e vengono a mancare le poche forze rimaste. Il condizionatore aiuta, ma basta una finestra aperta in un’altra stanza, per farmi crollare.

I muscoli del collo si affaticano, facendo cedere man mano tutta la colonna. Le mani si chiudono ed il cervello è l’unica cosa che funziona.

Penso, soprattutto di notte perché non dormo, a tutto quello che potrei fare. CD da sentire, videogiochi da finire, puzzle da fare, mercatini da vedere, ecc.

Non compro più vestiario, uscendo un paio di volte l’anno le magliette e le ascarpe, tutte particolari e scelte con cura a suo tempo, le inserirò nel testamento perché sono ancora nuove! Quindi, non lamentarti se devi fare il cambio di stagione, puoi scegliere cosa indossare ed uscire.

Avevo tanti attrezzi per il mio lavoro, ma sto eliminando gli ultimi. Non avendo le forze per farlo, sono costretto a chiedere aiuto, magari a chi non capisce una parola di italiano e/o lo fa controvoglia. Butto tutto! E no! Mi serve una mano anche per questo! Non lamentarti se hai tante cose, perché hai la forza di usarle, fare una cernita ed averne cura. Soprattutto, quando torni in camera (dopo essere stato in bagno per due ore) non hai nessuno che, in tua assenza, ha spostato tutto impedendoti di raggiungere gli oggetti di uso quotidiano.

Mi mancano i colori e gli odori di un mercatino, ma mi serve qualcuno che mi ci accompagni, dopo avermi vestito. Non lamentarti del mal di schiena. Magari, basta una fascia elastica per alzarsi dal letto o dalla sedia, per fare quello che vuoi.

Allora scrivo. Ma come? Le unghie sono lunghe ma non riesco a tagliarle. Chiedo al badante. Ma chi, quello che la prima (nonché ultima) volta, me le ha letteralmente “amputate”? Chiedo “l’aiuto del pubblico” e coinvolgo santa sorella. Ma nonostante questo, le dita non si aprono. Mi rimane il pennino, impugnato come un pugnale. Forse è meglio provare il dettato, ma chi mi tiene il telefono vicino alla bocca? Per non parlare delle successive, innumerevoli correzioni. Mi limiterò a scrivere poco, tanto ho tutta la notte per riorganizzare le idee e continuare il giorno dopo. Tu che puoi, non lamentarti se non hai molte esperienze da “lasciare ai posteri”, perché puoi sempre farne delle nuove.

Va beh, gioco un po’, livello di difficoltà “poppante” e l’aiuto di accessori inventati da me, collegati ad un controller per disabili. Primo quadro, ho vinto! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro! Secondo quadro. Secondo quadro… Non lamentarti.

Scrivendo queste cose mi libero, in qualche modo. Mi metto a nudo. Ah, no, lo sono già! Addosso ho solo una canottiera ed un grembiule, per conservare un po’ di decenza e dignità. E poi, vuoi mettere la praticità di alzarlo, per svuotare la vescica in un urinale, che poi deve essere svuotato da qualcun altro? Non lamentarti se hai tante cose da fare, perché tu le puoi fare.

Quando ero un ragazzo, non mi sono mai preoccupato dell’eventualità di innamorarmi di una ragazza disabile. Ho sempre pensato che, con l’Amore, avremmo potuto fare tutto. Insieme, nonostante le difficoltà. Poi, sono stato io a diventarlo. Non lamentarti se ti pesa la vita “in famiglia”, lava i piatti col sorriso, come se fosse un gioco. Pensa con chi li userai la prossima volta. Sii grato.

Feci la barba sulla guancia sinistra, poi la destra. Mi guardai allo specchio e mi piacque il pizzetto. Questo, trent’anni fa e dall’epoca non l’ho mai più tagliato. Ormai devo farmi fare la barba dal badante di turno, che magari oggi ha il “rasoio creativo”. Non lo taglierò mai, fa parte di me. Stesso vale per i capelli, nonostante mi sia sentito dire che ad una certa età vanno tagliati, perché più pratici. A tal proposito, mi sono stampato la foto del bassista degli Alice In Chaims, che scrisse sul basso (traduco il senso) che “gli amici non lasciano che gli amici si taglino i capelli” (riferendosi ai Metallica, che erano da poco stati dal parrucchiere). Non lamentarti se ti manca qualcosa che puoi comunque ottenere con le tue forze, perché l’importante è che non manchi mai l’amor proprio e la consapevolezza di sé.

Sono sempre stanco ma non mi serve sentirmi consigliare un pisolino. Ci vuole almeno una persona che mi aiuti a mettermi a letto. L’attenzione che mi serve, di fatto, mi fa svegliare. La fatica che faccio, è maggiore di ciò che posso recuperare. Uun consiglio, spesso serve di più a chi lo dà, che a chi lo riceve. Abbi fiducia nelle persone che stimi, anche se a fin di bene, tutto può diventare un insulto.

Il detto dice che per conoscere qualcuno, devi camminare con le sue scarpe. Le mie sono nuove, cosa pensi di capire? In ogni caso, te le darei rattoppate. Non ho bisogno di essere compatito e non mi piace riversare il mio dolore sugli altri. Se mi senti lamentare, vuol dire che “il vaso è traboccato” da tempo. Non lamentarti con un disabile, a meno che non sia lui a dartene il permesso. Non lamentarti, non dire “ti capisco”, tantomeno “non puoi capire”. Proprio perché ho la “fortuna” di avere gli strumenti per capire, so che non potrei mai capirti appieno. Non sono te e porto il 44, probabilmente le tue scarpe non mi entrano! Non lamentarti, fai prima!

Sempre a causa del caldo, “l’ascella pezzata” è dietro l’angolo. Bastano cinque minuti per una doccia. Peccato che io sia costretto a farmi lavorare a rate, un pezzo al giorno. Tu che puoi lavati, potrebbe piacerti.

Quante cose fanno per me. Sembrerebbe quasi che io voglia essere “servito e riverito”. Il concetto inizia a fare acqua quando, dicendo “prendi la scatola in alto a sinistra”, mi sento chiedere “quale, questa?” indicando quella in basso a destra. È veramente estenuante. In pratica mi stanco lo stesso, ma per interposta persona.

A questo punto, ci vorrebbe un bel piatto di spaghetti alla carbonara! Ma di nascosto, perché sono costretto a mangiarli spezzati e col cucchiaio! Ma non dirlo a nessuno o rischio il linciaggio!

Tutto questo mi fa incazzare (il termine è appropriato), ma cerco di trasformare la rabbia in carburante per andare avanti, consapevole del fatto che c’è chi sta peggio, suo malgrado.

L’anima ha bisogno di un corpo per interagire col mondo e con gli altri, per fare esperienze. Quando i cinque sensi iniziano a cedere, diventa difficile. Certo, posso quasi dire di essere tornato puro spirito! Scherzi a parte, spesso gli eventi traumatici spianano la strada della crescita personale, se la vuoi intraprendere. Altrimenti, non lamentarti.

Avrei tanti altri esempi da scrivere, ma so che c’è chi sta peggio di me, quindi mi fermo e ringrazio. Adesso, invece di pensare “mi dispiace”, fai un sorriso! 🙂

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Doveva andare così

Un’amica aveva fatto un mercatino ed aveva dell’invenduto. Le erano rimaste delle “idee regalo” che ho prontamente visionato, avvicinandosi il natale.

Mi manda le foto di un gattino con le corna da ariete, ottimo per la nipotina piccola, due scatole uguali con un gufetto stile Harry Potter, ottimo per la grande ed un gatto col cappello da strega, ottimo per me!

Di gufetto me ne serve uno solo, ma “la vocina” mi dice di prenderli entrambi. Ma perché? In effetti mi dispiace separarli, ma poi dovrei trovare qualcuno al quale regalare quello in più, dice la logica.

Faccio l’ordine, mi arriva il pacchetto ed apro tutto! Ma la scatola sigillata del gufetto, contiene altro! È una statuina di uno strano mostriciattolo.

Dopo il primo attimo di sconforto, pure stavolta “e che sfiga”, avverto la mia amica. Aveva evidentemente aperto una scatola per farmi vedere il contenuto, per poi spedire quella chiusa.

Prima di decidere cosa fare, faccio una ricerca. Ne viene fuori che la statuina rappresenta un dio sumero che simboleggia, in sintesi, l’equilibrio degli opposti. Mezzo uomo e mezzo animale, maschio e femmina, cielo e terra, ecc.

Considerando il costo e l’eventuale spesa per la sostituzione, ma soprattutto per il “casuale” simbolismo perfettamente adatto al momento, decido di tenerlo e farmi spedire l’altro gufetto!

Tanti recenti miei ragionamenti, in effetti, ruotano attorno al concetto di equilibrio e “poli opposti” da livellare, ce ne sono tanti! La “vocina” aveva ragione anche stavolta, ma non saprò mai perché! Ad ogni modo, i regalini sono piaciuti! 😉

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La dea degli orchi

È un bel po’ che non scrivo… Un lungo periodo pieno di contrattempi, mi ha dato tante idee ma non la tranquillità di elaborarle. Nella mia testa, si sta delineando un ragionamento a puntate, vediamo se riesco a concretizzarlo. Intanto, ecco un post scritto tempo fa…

Mi è sempre piaciuto smontare e rimontare le cose per capire come funzionano. Da bambino, raramente mi avanzavano delle viti! Da grande, questa passione si è evoluta smontando le parole, per esempio.

Così facendo, nascono delle freddure che sembrano fini a se stesse, ma che in realtà fanno ragionare, fanno nascere domande, ecc. Lo faccio spesso con le nipotine, proprio per stimolarle.

Ho fatto aprire alla nipotina grande, l’ultima (per ora) scatola di Lego, contenente “la dea degli orchi”! Questo ha causato un ragionamento, per capire che si tratta di un vaso di orchidee!

Ora anche la grande, ogni tanto, fa qualche battuta “alla zio”! Questo mi fa piacere perché vuol dire che guarda le cose da più punti di vista, che cerca alternative, che osserva, ecc. 🙂

Resoconto?


Non credo di aver mai sentito dire “uh quanto mi dispiace che l’anno sia finito, è stato così bello”! Tutti sempre a lamentarsi dell’anno appena passato. Ma sarà vero?

Per quanto mi riguarda, l’anno scorso sono uscito di casa solo un paio di volte, ho avuto, ed ho tutt’ora, gravi problemi e carenze con l’assistenza alla persona, le mie relazioni interpersonali sono solo telefoniche, ecc.

Visto così, non è stato un buon anno, ma mi sono stufato di praticare quello che mi sembra essere lo sport nazionale, cioè lamentarsi. Non è possibile che, in tutto questo tempo, non ci sia nulla da poter interiorizzare.

A livello globale, è innegabile che la situazione non sia buona, ma a livello personale? Sento dire troppo spesso l’esposizione “speriamo che” e non mi piace.

Posso sperare che domani non piova, perché non ho nessun potere decisionale sul tenpo atmosferico, ma non posso farlo se in ballo c’è qualcosa che posso gestire, anche solo parzialmente.

Se il proverbio dice “aiutati che dio ti aiuta”, non vuol dire, forse, che dobbiamo essere noi per primi a fare le cose? Solo in questo caso, può arrivare il conseguente “aiuto divino” o ricompensa. Diventa, se mai, difficile estromettere chi, volontariamente o inconsapevolmente, ci rema contro.

Tornando, quindi, al resoconto di fine anno, è possibile che sarebbe potuto andare meglio, se solo avessimo fatto qualcosa? E quel “qualcosa” non potrebbe essere stato il cercare il lato positivo e l’inserimento in ogni evento?

Ho incrociato il cammino, o forse dovrei dire la stasi, di qualche “caso umano”, ma questo mi ha insegnato ad essere ancora piu attento ad alcuni dettagli. Ho potuto anche, di conseguenza, apprezzare persone dal “cuore d’oro”.

Quindi no, non è stato un anno scintillante, tutt’altro, ma preferisco pensare alla consapevolezza che ho guadagnato. Certo, sapere perché alcune cose siano bloccate e non si riescano a sbloccare non fa piacere, ma almeno so che devo vederle in modo diverso, almeno per ora…

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Scatti accidentali

Prendendo lo smartphone con le mani che mi ritrovo, a volte scatto foto per errore. Il pulsante laterale per la fotocamera, aiuta ulteriormente!

Ogni tanto, devo dire, ne esce qualcuno interessante. Tra lenzuola, angoli di scrivania o pantaloni, tutto rigorosamente mosso e sfuocato, qualcosa di irriconoscibile prende forma.

Forse è una nuova e personale forma d’arte?!? Sicuramente è qualcosa di astratto che piega la monotonia quotidiana quando trovo, magari a distanza di giorni, questi scatti.

In ogni caso, se vista dal verso giusto, equivale a trasformare un problematica, le mie mani maldestre, in qualcosa di leggero, invece di piangersi addosso. Ogni cosa, vista dal verso giusto, può trasformarsi in un’opportunità.

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Campagna sottoscrizioni

Ho pubblicato gli ultimi post senza foto, non ne avevo di recenti da utilizzare e mi sembrava assurdo non poter pubblicare, per questo motivo. Ho voluto “rischiare” e, come preventivato, il numero di visualizzazioni si è ridotto molto. Ma condivido pensieri, ragionamenti, non “tettorali e lardominali” che hanno bisogno di un riscontro visivo!

Gli assurdi algoritmi dei vari social danno priorità ad una foto, meglio se con una scritta, anziché ad un semplice testo. Anche i più attenti ed assidui followers, per questo motivo, non hanno visualizzato i post. Allontanarmi dai soliti social e non comportandomi come vogliono loro, mi ha fatto diventare quasi invisibile, ma non me ne pento. Non ho mai seguito gli schemi, non vedo perché dovrei cominciare proprio ora.

Il blog dà la possibilità di iscriversi alla mailing list, questo permette di ricevere un’email di notifica quando pubblico qualcosa. Si ha così la certezza, anziché la speranza, di essere informati. E per i Like ed i commenti?!? Non ci sono scuse, potete metterli direttamente lì, anche anonimamente!

Se il mio interesse fosse solo “numerico”, potrei inserire nella lista, autonomamente, tutti gli indirizzi email che conosco, più quelli che leggo in chiaro tra i destinatari dello spam che ricevo. Voglio, invece che l’eventuale sottoscrizione sia una scelta, non ho bisogno di “allisciare” il mio ego. Quindi iscrivetevi!

Di norma, si inizia a scrivere un blog per sé stessi. Nel mio caso, si aggiunge la voglia di condividere i pensieri, farli crescere, magari nutriti dai pensieri altrui. Potrebbe essere quindi un inaspettato aiuto, una fonte di ispirazione o chi sa cos’altro, per tutti. Il mio unico piacere è vedere il numero di accessi agli articoli. Questo, nel mio immaginario, significa che i miei pensieri sono stati letti e, magari, apprezzati.

Accantonando la, seppur remota, possibilità che io scriva stupidaggini (!), con più di 1200 follower, ricevere solo cinque “pollicioni” (quattro dei quali sono di parenti!), vuol dire che qualcosa non va. Voglio spezzare l’ennesimo anello della catena e chiedo a voi un aiuto. Chi mi seguirà?!? Coraggio, iscrivetevi in massa, ditelo anche agli amici! Lo so che vi fa piacere!

… Vi fa piacere, vero?!?

… Ma si che vi fa piacere… 😉

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