Corso e ricorso della storia

Tempo fa sono passato su di una corsia preferenziale. Ci devo aver fatto qualche metro in uno dei tanti punti della strada, in cui a Roma si usa intrecciare tutte le corsie in prossimità di incroci o rampe. Che io sappia, lo dice anche l’ACI, i disabili possono transitare sulle corsie preferenziali e non mi sono preoccupato dell’accaduto, fino a quando non è arrivata la multa! E qui mi lego al mio precedente post. Ho prontamente fatto ricorso che, ovviamente, non mi è stato accettato! Il contrassegno, l’invalidità, la 104, la targa, l’articolo del codice della strada, non sono stati sufficienti a detta del giudice, che ha maggiorato la sanzione aggiungendo le spese amministrative. Non è la prima volta che succede e negli ultimi anni mi sono ritrovato a “sovvenzionare” i comuni di Roma, Bologna (più volte), Pistoia, a causa della burocrazia, per giunta diversa da città a città!

Ahhh, ma sto imparando! Continuando così nel 2020 non mi fregheranno più. Magari perché userò il taxi, ché per i disabili è gratis: se fai la domanda entro i termini previsti, se ti viene accettata e se finisci in graduatoria! 🙂

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Z.T.L. di tutto il mondo, unitevi!

Sono disabile al 100%, ho la patente speciale, la macchina adattata, un adesivo col simbolo della carrozzina sulla stessa ed il contrassegno disabili sul cruscotto. Nella mia immensa ingenuità pensavo, che essendo disabile, riconoscibile da un tagliando europeo, sarei potuto entrare in qualsiasi centro storico italiano. 

Ed invece no!

Per la burocrazia italiana, se esci dalla tua città guarisci magicamente! Ed ecco che al varco della Z.T.L. di Pistoia, la vigilessa mi dice “vada vada!” vedendo il tagliando, ma la telecamera mi immortala ed arriva la multa a casa. Non ho potuto contestare la multa perché la foto non la fa la polizia municipale, ma una società esterna, quindi entrambe fanno a scarica barile imputando la competenza all’altra! Avrei potuto forse fare qualche tipo di ricorso presso il Giudice di Pace, producendo una valanga di documenti, con il rischio di dover poi pagare doppio e con gli interessi, cosa che mi è già capitata in passato. Anche se per un mio diritto, non posso certo distruggermi dalla fatica per recuperare quei soldi… 

Fate le vostre considerazioni sulla burocrazia, ma nel frattempo, prima di partire, fatevi una lista di numeri da chiamare per entrare nei centri storici d’Italia. Un adesivo col logo del disabile messo accanto alla targa, poi, lo consiglierei! 🙂

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Streaming

Non ero molto attratto dalle varie piattaforme di streaming, ma mi sono ricreduto. Condividendo un abbonamento a Netflix mi sono ritrovato, sfogliando il catalogo, di fronte a tanti titoli prodotti direttamente da questa piattaforma. Mi sono già sparato qualche stagione di serie diverse e, devo dire, mi ha colpito la qualità delle stesse, soprattutto per quanto riguarda gli argomenti trattati. Spesso si parla di “diversità” e questioni ritenute “scottanti”. Religione, sessualità, malattia, disabilità, tossicodipendenza, il tutto tra razze e culture differenti, affrontato con estrema naturalezza e corollato da frecciatine fantastiche. Questo parlare, interagire, trattare di ciò che questa società normalmente sfugge, riempie ed accresce. Essendo io, nella mia “normalità” un “diverso” a causa delle ruote, volevo condividere con voi questo pensiero… 🙂

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Questione di equilibrio

YouTube è uno dei tanti Social che ci offrono materiale di tutti i tipi. Accanto ai più gettonati tormentoni estivi troviamo tanti vlog, cioè blog video, di altrettanti disabili. Ultimamente mi è capitato di vederne alcuni. Spiegano come usare la tavoletta per salire in macchina, provano ausili come lo SmartDrive, spiegano come rialzarsi da terra o come entrare nella vasca da bagno. Il tutto con problematiche “pesanti” come paraplegia, tetraplegia, ecc. Dimostrano tutti una forza d’animo che farebbe invidia a qualsiasi abile, usando tutte le poche risorse che il loro corpo può avere, arrivando ad usarne il 110%. Vedo questi filmati con ammirazione ma anche con un po’ di rabbia, devo ammetterlo. Nonostante si debbano spesso trascinare, hanno una forza ed un equilibrio fantastici. Io, invece, un tempo camminavo sugli scogli in punta di piedi e mi fermavo al semaforo in scooter senza metterli per terra, ma oggi ne ho poco e questo si traduce in incertezza nei movimenti. Ci sono tante disabilità, bisogna esserne consci e non fare paragoni. In linea di massima, non si può stilare una classifica. Bisogna, se mai, osservare e confrontarsi magari con umiltà, per trovare la propria strada per fare le cose. Ricordate che chi non ha buone gambe ha buona testa! 🙂

In foto: in gita, qualche anno fa.

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Sedentarietà

“Che fai nella vita? Come occupi il tuo tempo”?  “Lo trascorro in bagno. Tutto “.  È un’attività sedentaria, ma qualcuno deve pur farlo. Anzi, farla! Però, considerando quante cose si possono leggere, è anche molto istruttiva. Per non parlare della buona musica da ascoltare (non quella autoprodotta)! Per farla breve, ho passato il pomeriggio in bagno. È un “regalino” della sclerosi multipla, accompagnato da un’alimentazione che, per ora, non può essere come vorrei. Ho più problemi del solito da quando è iniziato il caldo, questa estate. Prima o poi la situazione migliorerà ma, nel frattempo, non posso fare altro che scherzarci su! Ma non si può vendere?!? 😉

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Una spuntatina

Come ogni primate che si rispetti, ho i peli sotto le ascelle. Ogni tanto è il caso di dargli una spuntatina, per ridurre l’odore e facilitare il lavaggio. Stavolta mi ha aiutato la mia nuova badante polacca. È bravissima, simpaticissima e velocissima. Anche troppo! E nonostante i 20 anni trascorsi in Italia, ancora non capisce bene l’italiano. “Si, prendi le forbici e dai una spuntatina, per favore”. Zac zac zac. “Così va bene grazie”. Zac zac zac. “Perfetto, può bastare”! Zac zac zac. “Non stanno incominciando ad essere un po’ corti”? Zac zac zac… Mi ha dato una “rinfrescata”, diciamo, ma ora mi pizzicano le ascelle! E niente, volevo condividere con voi questo trauma! 😉

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Un sorriso inaspettato

In posti affollati come un centro commerciale, magari nel weekend, incrocio tante mamme che spingono i figli piccoli nel passeggino. Ora, sarà anche il mio fare solitamente sorridente, ma questi bimbi, che ancora non sanno parlare, mi fissano quando ci incrociamo. Spalancano la bocca e strabuzzano gli occhi chiedendosi, si capisce dallo sguardo sorpreso ed innocente, perché stia anche io sul passeggino. Sono quei bambini che di lì a qualche anno, me lo chiederanno a voce, come è già successo. Proprio l’altro giorno, ho incrociato una bambina sul passeggino, spinta dalla mamma. Stava per piangere mentre ci siamo incrociati. Forse non era poi così contenta di passare il pomeriggio nel reparto rubinetteria di Leroy Merlin! Fatto sta che mi ha visto e le ho fatto un sorriso. La sua espressione è cambiata, da disperata sull’orlo del pianto mutata in un bellissimo sorriso stampato in volto! È stata una frazione di secondo, ma mi ha riempito di gioia! 🙂

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Under pressure

La sedia a rotelle, ovviamente, ha le ruote! Queste, ogni tanto, vanno gonfiate! Ma come?!? Anni fa ho comprato un compressore da 8 atmosfere, a tanto vanno gonfiate le gomme, per essere autonomo. L’operazione, già di suo non particolarmente comoda, veniva resa quasi impraticabile dal rumore generato dal compressore stesso. Urgeva un’alternativa… Detto fatto! Sono andato dal benzinaio, quello che poi è diventato di fiducia e, gli ho chiesto di gonfiarmi le… 6 ruote! Ormai è una routine: mi fa lui benzina alla pompa del self service, perché essendo in carrozzina non posso farlo da solo, poi gonfia le gomme della macchina, apre il portabagagli e gonfia anche quelle della sedia! Tutto in autonomia! Non è la prima volta che trovo dei benzinai così gentili. Con il solito briciolo di ingegno e gentilezza, si possono trovare soluzioni a tutto secondo me! Per inciso, non è una legge, ma noi disabili possiamo chiedere la benzina “servita” al prezzo del self. Sta alla nostra faccia tosta chiederlo ed alla comprensione del benzinaio farlo. 🙂

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Guarda dove ti ho (ri)portato!

Fatta la prenotazione ed arrivato il giorno dell’evento, saliamo in macchina e ci avviamo verso il luogo del concerto. Giunti a destinazione, seguo le indicazioni datemi telefonicamente dall’organizzazione, il giorno prima. Arrivati alla sbarra, la mia compagna sventola il mio contrassegno disabili per farlo vedere al vigile che ci sta venendo incontro. Lui, arrivato al finestrino di lei lo prende, lo esamina, lo gira, lo rigira, guarda la mia compagna e poi si china per guardare me. A questo punto, sinceratosi che il contrassegno fosse di uno di noi due (c’è la mia foto dietro) esclama: “ah è lei il disabile, aspettate un attimo che vi faccio passare”. Abbiamo capito subito il vigile pensasse che il disabile fosse la mia compagna  non essendo lei alla guida, ma la foto non coincideva. Evidentemente, per lui, un disabile non può avere occhiali da sole, capello lungo e guidare una Smart cabrio. Evidentemente, siamo incappati in uno dei soliti stereotipi sui disabili… La sbarra si alza ed entriamo, per parcheggiare sotto le mura delle terme di Caracalla dove, di lì a poco, si sarebbe tenuto un concerto meraviglioso! Anche questa volta ho detto “guarda dove ti ho portato”, ma stavolta ho la foto che lo testimonia! 😉

In foto: il parcheggio sotto le mura delle Terme di Caracalla, accanto all’entrata del sito.

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    Guarda dove ti ho trascinato!

    Il concerto, sempre bellissimo ed emozionante, è appena finito e si vocifera che il Maestro firmerà degli autografi nella libreria adiacente all’Auditorium. Insieme agli amici venuti con noi  ed a quelli appena conosciuti, ci avviamo verso l’entrata della stessa, tutti muniti di ruote, stampelle o bastone, neanche fosse un pellegrinaggio a Lourdes! Mentre tutti si guardano intorno titubanti, cercando una via d’accesso in mezzo alla folla, ecco che il Maestro ci passa accanto velocemente! Anche lui in sedia a rotelle. La mia compagna sobbalza emettendo un (imbarazzante!) gridolino, incantata e, le basterebbe quell’attimo di vicinanza per concludere la serata, ma io incomincio a trascinarla verso l’entrata. Voglio l’autografo! Più volte, in passato, ci è capitato di glissare foto o firme. Spingendomi in avanti mentre lei mi tira indietro  un po’ timida, guadagnamo l’entrata. Subito un tizio della sicurezza ci fa cenno di passare. Stare in carrozzina darà pure qualche vantaggio no?!? Voliamo tra gli scaffali della libreria ed eccolo lì,  col pennarello in mano, intento a firmare. Giusto il tempo di comprare il suo CD da autografare ed arriva il mio turno. Di solito non mi preoccupo di autografi o cimeli di vario genere, ma quei due minuti con un “Angelo” come lui non volevo perdermeli. Con un po’ di faccia tosta, ho sfruttato la mia disabilità guadagnando qualche confidenza, l’autografo ed una stretta di mano! Volere è potere, e lui ne è un grande sostenitore e testimonial. È un’esperienza che mi rimarrà nel cuore. A freddo però, c’è spesso da constatare che, umanità e gentilezza a parte, noi disabili otteniamo sconti e vantaggi anche perché viviamo in un ambiente che non ci accoglie. Passando tra gli stretti scaffali della libreria, per esempio, ho dato varie gomitate ai ripiani. Lo sconto, in alcuni casi, diventa quasi un “contentino”. All’estero, mi dicono, siamo trattati al pari dei normodotati, perché eliminando le barriere architettoniche, hanno eliminato la disabilità. E questo dà parecchio da pensare… 🙂

    In foto: il Maestro Ezio Bosso ed io, un momento del concerto e l’autografo!

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